EDITORIALE Millecolline. A chi e a che cosa crediamo

Editoriale della domenica

L’Editoriale Millecolline

Pubblicato il 10/03/2024

A chi e a che cosa crediamo

In questi giorni la Stampa quotidiana e periodica si sta preoccupando perché ritornano i virus che minacciano la libertà d’opinione, la democrazia, il ruolo “sacro” dei giornalisti e degli addetti all’informazione di qualunque natura e colore. Si parla di delegittimare i cronisti, come dichiara il conduttore di Report Sigfrido Ranucci concedendo una intervista al quotidiano Domani (7 marzo 2024) a proposito dei giornalisti e politici spiati ed il fatidico “dossieraggio”.

Problema vecchio ma, oggi viene amplificato partendo dall’indagine di Perugia e dai vari fuochi accessi a seconda delle tendenze politiche, delle volontà a diventare le nuove vittime di regime.

Il Governo è quello che sta creando il porto delle nebbie e la categoria (i giornalisti) nata dal fascismo, oggi lamenta di trovarsi sotto inchiesta, indagata e minacciata da controlli e spionaggi degni di un regime fascista, quello stesso che li ha generati.

È difficile seguire queste manovrette o tentativi maldestri per discreditare non solo la categoria ma il diritto di cronaca.

Non si hanno documentazioni certe su questo affaire, materia per un nuovo giallo alla Simenon ma, com’è nello stile italiano, le piazze hanno aperto le loro quotazioni.

Non è un affaire nuovo: è uno degli oggetti volanti che ogni tanto vengono lanciati, poi si registrano gli effetti e questi possono dispersi o aprire danze per nuove “figurazioni fantastiche”.

In attesa degli sviluppi e delle agitazioni felliniane, rimane da valutare e prendere delle decisioni, come spegnere la televisione e la radio ed ogni mezzo pubblico o privato dove, da tempo il giornalismo, come scriveva il grande Pansa, sono: comprati e venduti.

Nulla di personale, ma come si può ascoltare la Belinguer sul canale 4 della Mediaset (con due programmi settimanali)?

Una giornalista figlia d’arte comunista che su Mediaset berlusconiana mantiene il suo marchio d’origine e nella conduzione con ospiti giornalisti e politologi, discute dei problemi d’attualità politica e governativa come se fosse nella vecchia sede di Via delle Botteghe Oscure.

E così per tanti altri di cui non intendo amplificare il loro opportunismo. Questi non offrono alcun esempio da seguire, semmai da rimpiangere e da biasimare.

Il meticciato non solo per salvare il futuro del genere umano, ma anche per la formazione della personalità: una formazione che non crea alcuna distinzione ed autenticità, ma una sorta di “minestrone” dove l’obiettivo è depersonalizzare, rendere tutti omologati e sostenitori del pensiero unico, privo di valori dignitari.

L’ideologia comunista, da tempo, ha sentito l’odore del denaro e dopo la caduta del Muro di Berlino ha mostrato la sua vocazione più repressa: essere un partito della borghesia arricchita e vestire gli stessi abiti della festa.

Un’ideologia trasformista a dispetto degli ideali e delle battaglie sostenute dalla nascita del PCI fino alla morte di Togliatti e di Enrico Belinguer.

Non voglio parlare del secondo partito italiano, hanno parlato moltissimo illustri studiosi e politologi eccellenti, io mi limito a sostenere che personaggi come la Bianca B. sono inascoltabili: si nota l’imbarazzo nella conduzione e l’ipocrisia nei suoi interventi mascherati e tutti impanati di frasi fatte, frasi a prestito, frasi suggerite o scritte per rendere sopportabile questa stridente contraddizione: tra essere e non essere.

Un personaggio pirendelliano, dove alla fine deve prevalere il proprio narcisismo, il proprio tornaconto, la propria vanità.

Ma tutto questo cosa c’entra con la formazione del telespettatore? A chi crediamo?

E ciò che ci obbligano ad ascoltare ci rende liberi?

Ma su cosa dobbiamo riflettere? Sulle parole in libertà della conduttrice e dei suoi ospiti? Si cerca il pettegolezzo, la spettacolarità, la banalità, il superfluo, l’ammicamento, il compromesso (non storico) tra i commessi viaggiatori dell’informazione.

Ma non c’è nulla che ci faccia pensare, che possa favorire la comprensione dei fatti, di ciò che accade ogni giorno e che può essere parte del nostro sapere quotidiano e non del nostro “oppio” quotidiano.

Non esistono più i Maestri da molto tempo e sono stati sostituti dai dettaglianti e dai venditori al minuto.

Quella che sembrava la scuola parallela (la televisione educante) è stata trasformata in una Luna Park, dove la ruota esaltante del “calcio in culo” è diventata la scelta preferita.

 

                                                    Franchino Falsetti 

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