EDITORIALE Millecolline. È ritornato il tempo del sì e del no

Editoriale

L’Editoriale Millecolline

Pubblicato il 26/11/2023

È ritornato il tempo del sì e del no

In questi giorni abbiamo seguito con apprensione e molti ripensamenti gli accadimenti a proposito della uccisione di una giovane donna di nome Giulia.

Non voglio chiamarla ragazza perché non fa parte delle riserve del Circo delle anonime comparse di un vecchio fotoromanzo. Una triste e commovente vicenda che ha scosso persino la dormiente politica.

Ma non voglio parlare di questo caso che mi auguro sia l’ultimo di questa barbarie che non colpisce solo la caduta dialettica tra i sessi ma tutto il mondo valoriale che per secoli si era considerato e praticato (compreso la presenza femminile nel mondo religioso ed i dogmi fondamentali della cattolicità che riguardano la figura di Maria Vergine Madre di Gesù).

Troppi psicologi, criminologi, filosofi (studiosi di filosofia), politici di strada o contro mano, sociologi pronti ad ogni tuttologia, come avvoltoi, si sono precipitati e si precipitano da tempo, su questo triste fenomeno della violenza alle donne e del femminicidio.

Io conosco molte valutazioni espresse da ogni “porticina delle luci a candela “, ma rasentano l’ovvietà di Nonna Abelarda.

Come mai nessuno fa l’autocritica(?) Tanto celebrata dai partiti progressisti? Perché non si valutano i cambiamenti sociali e non i disadattamenti personali, di non comprensione ed integrazioni con le rivoluzioni dei comportamenti, delle nuove forme di analfabetismo, dell’analfabetismo professionale, della diffusa ignoranza di saper svolgere il ruolo di genitore e di saper valorizzare la Famiglia e non demolirla, fino ad assistere alla sua morte?

Si parla di banalità: come educazione all’affettività, educazione sentimentale nelle scuole (a partire dalla scuola dell’infanzia), di non colpevolizzare la Società, ma i comportamenti radicati ancora nel patriarcato (altro rigurgito che non ha alcun valore in questi contesti)!

Tutto si rende semplicistico, tanto muoiono gli altri, anzi le altre.

E’ importante cambiare: questo incivile e mortificante mattatoio va, quanto prima, affrontato con mezzi efficaci che non sono le pene inasprite, i divieti, le telecamere di vigilanza, le prediche di qualche scosciata televisiva, ma la volontà precisa dello Stato che al più presto deve elaborare un piano di ristrutturazione organico della Scuola italiana ed Università, inserendo non solo l’educazione civica che riguarda la conoscenza istituzione e l’organizzazione degli Stati moderni, ma l’educazione morale e culturale sulle relazioni interpersonali, sul rispetto dell’uomo e della donna (fin dall’infanzia) e la consapevolezza della diversità dei sessi non per dividere e rendere conflittuale un rapporto o relazione, ma per completare carenze reciproche al fine di una piena integrazione per comuni obiettivi: come vivere insieme, educare i propri figli, essere presenti e responsabili sulle scelte future del proprio nucleo familiare. Prima cellula educativa importante della Società democratica.

È una rivoluzione culturale quella che si deve mettere in atto e comunque finire con il buonismo, il permissivismo, l’indifferenza, l’incapacità educativa dei genitori.

Si sono chiusi gli occhi per altri obiettivi: la famiglia non è un affare delle Agenzie dell’Entrate, deve essere un Soggetto inalienabile dell’educazione e formazione civica, morale, culturale dei suoi componenti.

I figli hanno trovato nei mass media e nei social i loro maestri.

Le nuove generazioni si sono educate fuori dalla famiglia, in modo solitario, egoistico, egocentrico e deprivati di ogni affetto, guida morale e convivenze per la conoscenza delle diversità sessiste e delle reciproche personalità.

Siamo passati dalla presenza troppa invasiva del potere dei genitori alla loro demotivazione.

Il mercato ancora ha deformato sentimenti e volontà di continuare il senso della coesione, della discussione, del confronto, dell’educazione di quella eterna frase: Ama il tuo prossimo come te stesso.

Non è solo una frase evangelica, ma un vero ed assoluto fondamento per la convivenza pacifica e per il rispetto che deve intercorrere tra i componenti essenziali (uomo e donna) perno di ogni esperienza di crescita e di maturità per ogni popolo.

Bisogna cambiare registro come si diceva un tempo. Basta con il pensare che si nasce per essere serviti! Che si nasce per essere inseriti come oggetti del consumo e del mercato. Che si nasce senza percorsi di conquista e di sacrifici. Che si nasce perché tutto è dovuto e quindi si può disponibili solo dove c’è consenso.

Che si nasce per perseguire obiettivi imposti da il circuito istituzionale, associativo e di consumo indifferenziato.

Che si nasce solo per essere difeso anche quando si sbaglia, si inseguono chimere prodotte da realtà che negano la personalità e tendono a cancellarne la dignità, la identità e la consapevolezza di sé.

Pubblicità che diffondono ruoli sbagliati, esagerazioni e devianze della presenza giovanile e non in contesti assurdi, immotivati, che obiettivi di autodistruzione, di consumo di immagini surreali, manipolate per costruire mondi estranei, violenti, distruttivi di ogni utile comprensione della realtà e delle regole di cui dovrebbe essere caratterizzata.

Bisogna che ritorni la Cultura del NO! Questa particella così osteggiata e demonizzata, deve ritornare ed in particolare i genitori devono di nuovo conoscerne il vero senso: questa cosa non si fa! Certi compagni o compagne non si frequentano!

I genitori devono ritornare a seguire i propri figli non solo per proteggerli ma per maturarli con il loro esempio e con i loro insegnamenti indispensabili per la loro sicurezza e maturità.

Evitare di seguire le stupide mode per i giovani, per una categoria inventata dal consumismo.

Evitare che i genitori siano amici dei figli e spesso emulatori. Le mamme come le figlie, i papà come i figli: divertimenti comuni (alla pari), le mamme truccate come le figlie e tutte in discoteche, tatuaggi selvaggi sul proprio corpo ed altra scelta di primitività, di abbruttimento non solo corporeo ma mentale.

Ritornare a scuola anche per leggere cosa hanno detto i grandi pensatori su questo problema, sul rapporto uomo e donna, sulle condizioni fondamentali per non odiare per nuove paure, perché l’uomo, per esempio, ha perso la sua vera virilità ed identità di maschio, ma per amare in modo da fondere l’altra metà del cielo.

Le mode legate all’emotività, alle affettività, ai modelli effemminati, oggi sulla bocca degli improvvisati sciamani, sono come le famose Sirene di Ulisse: lasciamole gridare, mettiamoci i tappi di cera nelle orecchie e ricostruiamo le Società per nuove e sicure navigazioni.

 

                                                              Franchino Falsetti

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