EDITORIALE Millecolline. A cosa crediamo?

Editoriale

L’Editoriale Millecolline

Pubblicato il 29/10/2023

A cosa crediamo?

Il quadro dalle tre domande che sintetizzano la nostra precarietà ed il mistero della nostra Esistenza di Gauguin dal titolo: Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?

Quadro di profonde riflessioni umane  ed evocazioni simboliche, ambientato in una realtà che sembra “l’alba della creazione mondo” e dove i colori della Natura primitiva tahitiana sembrano caratterizzare le presenze, danzanti degli abitanti, dipinte nel gioco delle penombre, da rendere quel mondo esotico il sogno ideale, forse per ricevere delle risposte o, semplicemente, per contemplare con occhi ingenui  l’enigma del Paradiso tropicale.

Un capolavoro non solo artistico ma culturale.

Una singolare esperienza per non trovare, ma scoprire contatti segreti tra l’Io e la realtà, quella che noi chiamiamo realtà, ma che non è che una illusione, un vedere riflesso, una meta conoscenza che ci illude nel nostro voler dare un senso ad ogni cosa, ad ogni esperienza, ad ogni nostra percezione (anche illusoria).

Ma dal tempo di Gauguin, oltre più di un secolo, molte cose sono cambiate, per non dire ribaltate: le visioni del mondo, la rottura e l’abbandono del mondo di ieri, la definizione di nuovi valori legati al progressismo e modernismo, la caduta di ogni certezza, l’abbandono della metafisica, l’affermazione del determinismo e del materialismo, la perdita del proprio Io e della propria identità e nuove identificazioni con il consumismo, l’effimero, il banale, l’incultura, gli automatismi omologanti per sentirsi tutti uguali perché privi delle naturali diversità ed individualità.

E l’elenco sarebbe ancora molto lungo, ma questi ricordati sono sufficienti per dichiarare una nuova pericolosità del vivere.

E quindi ripensando alle classiche domande del geniale pittore francese, potremmo aggiungerne un’altra: A che cosa crediamo?  

Parliamo di inquinamento, di squilibrio dell’ecosistema e del cambiamento climatico, di intelligenza artificiale, di pensiero unico, di voglia di distruggere ogni testimonianza di valore artistico, tradizionale e culturale, di Civiltà in declino e del tramonto dell’Occidente.

Le nuove tecnologie hanno alterato le nostre capacità in ogni campo della comunicazione orale e scritta. Abbiamo perso la capacità di pensare al futuro (personale e collettivo).

Viviamo di incertezze e di manipolazioni relative ai modelli del conoscere, alle strutture mentis dell’apprendimento e dell’apprendimento critico, ai continui tentativi di destrutturare ogni positivo contatto con le cose semplici, fantastiche e sognanti.

Una corsa illimitata verso il nulla dell’attualità e della quotidianità. Tutto viene snaturato e prevalgano i cattivi maestri come la televisione ed i mass media in generale. Le Scuole hanno perso la loro funzione e si sta andando verso la totale descolarizzazione defraudandole persino di quella particolarità di essere un luogo, riservato agli studenti (esclusivamente), dell’imparare e della formazione per la propria crescita e maturità personale, intellettuale e civile.

In questi giorni si parla si togliere i voti, abolire le pagelle, rendere la scuola un luogo di benessere, di felicità, di leggerezza. Nel mentre si diffondono gli effetti desolanti del dopo Covid19, i giovani soffrono nuove tensioni e deprivazioni emotive e della personalità.

Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo? -Paul Gauguin- 1897

Si teorizza sull’ansia delle nuove generazioni e sulla loro emarginazione sociale, come se questo nuovo malessere del vivere fosse una punizione divina per la rilassatezza dei costumi di una Società sempre più avariata.

Mentre nessuno vuole gridare l’allarme che tutto all’improvviso potrebbe finire! E tutto questa corsa nel rattoppare le testimonianze del passato (vedi il possibile crollo della vetusta e coraggiosa torre Garisenda di Bologna), perché quando si poteva provvedere si è pensato che tutto teneva e le chiacchiere venivano verbalizzate in commissioni tecniche adibite al trasformismo ed alle abilità illusionistiche dei grandi esperti.

Ma, intanto, le case, le strade, i ponti crollano, e senza parlarne il paesaggio storico del nostro Bel Paese si sta sbriciolando.

E questa volta tutto cambia per cambiare, non solo i beni materiali e culturali, ma le proprie abitudini, persino gli atti più semplici del nostro relazionarci e di cercare rapporti di socialità con gli altri, anche con le persone più care.

Viviamo nella paura delle pandemie, delle guerre che incalzano in ogni Continente, delle morti violente, dei continui flagelli naturali, dei ripetuti terremoti (proprio in Italia) che potrebbero cancellare anche la nostra speranza e tutti gli interrogativi del Dove andiamo?

Mai come in questo secolo pieno di disgrazie l’interrogativo

A cosa crediamo? Si è imposto con tutta la sua profondità e gravità. Ciò che è preoccupante è che si continua a parlare di nulla, a rimasticare le cose già dette e conosciute, ad illudersi con le immagini volgari e dissacranti che tutto beatamente continua, come se dovessimo adorare nuove divinità.

Il narcisismo ha dettato nuove regole ma anche nuove sensazioni devianti di onnipotenza che costruiscono solo delle futilità e delle vacuità da rendere invisibile ogni nostra azione o presenza.

Qualcuno vuole discutere della deriva dell’Occidente, forse sarebbe più serio cominciare a discutere sulla deriva dell’Uomo.

 

                                                                 Franchino Falsetti

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