EDITORIALE Millecolline. Il presente è la nostra lavagna che non sappiamo leggere

Editoriale

L’Editoriale Millecolline

Pubblicato il 03/09/2023

Il presente è la nostra lavagna che non sappiamo leggere

È una semplice riflessione di fine estate.

Quest’anno è stato un periodo, senza fine, con temperature torride e con diffuse eccitazioni sociali e di convivenza.

Di solito questa vecchia e particolare stagione (dalle temperature per affascinanti abbronzature per ricchi e poveri), ha anche rappresentato un periodo, convenzionalmente, dedicato al riposo, al divertimento trasgressivo, grossolano e volgare.

La chiusura delle Scuole e poi quella dell’Industrie sembrano caratterizzarne le specificità, direi le originalità del tempo più noto come quello del sapore di mare. Sì perché il mare è sempre stata la località preferita alla montagna.

Non entro nelle motivazioni di questo fenomeno, che possono produrre anche amene curiosità o pettegolezzi storici a partire dalla Belle époque! Ma il mondo dei desideri e della spensieratezza quest’anno è stato oscurato da eventi inaspettati e di una gravità senza precedenti.

L’Italia ha vissuto la sua stagione delle piogge, dei nubifragi improvvisi, delle immane distruzioni non solo delle rigogliose colture nella nostra pianura Padana, ma di realtà territoriali importanti e storiche della Romagna, compreso il sognante litorale adriatico (stessa spiaggia e stesso mare).

Comuni della provincia di Bologna distrutti nelle loro architetture e bellezze artistiche, oltre agli ingenti danni provocati alle abitazioni, all’attività commerciale e produttiva.

L’Italia del Nord nel coprifuoco e nella disperazione. Le alluvioni, le valanghe, la caduta di ponti, sventramenti di strade e di preziose testimonianze storiche ed artistiche che caratterizzavano luoghi come Monzuno, Loiano, Modigliana e parte della Romagna con le sue identità logistiche e turistiche hanno modificato il nostro paesaggio e la nostra percezione di luoghi che sembravano fissati come una preziosa bussola da regalare ad ogni generazione  per non dimenticarli mai e farli convivere in noi come fonte di suggestive emozioni e di struggenti evocazioni di esperienze  indimenticabili.

Questo fenomeno continua ancora ed altre località (Liguria, Lombardia, Veneto) che in questi giorni state colpite.

Ma questa grande calamità non ha trovato il posto giusto sulla lavagna delle priorità.

Tutto si discute, tutto viene messo nella lista dell’emergenza, tutto viene reso oggetto di schermaglie e nessuno può più esprimere il proprio parere, senza arrecare danno e o sconvolgere le misteriose macchinazioni che ci rendono sempre autonomi, marionette di un sistema sempre più invisibile.

I prezzi della vita sono lievitati ma sembra che non ci sia nulla da fare. I vacanzieri italiani hanno preferito sbarcare in Albania o in altri lidi meno esosi e più fruibili. Non dimentichiamoci che sono lavoratori dipendenti che vogliono respirare un po’ di aria di mare, non sono altre razze non catalogabili che, ogni anno, invadono le nostre spiagge. I turisti stranieri ci incoraggiano ma sono come le cavallette: il calore le eccita e le rende incontrollabili.

Ma su quella lavagna a questo proposito si scrivono solo aggettivi di successo e nessuna pallina colorata per alcuni rovinosi atti vandalici e comportamenti a dire poco incivili (come la profanazione dei cimiteri).

Comportamenti non estemporanei ma diffusi e che prendono nomi diversi: dalle baby gang, al bullismo, alle aggressioni agli anziani, alle occupazioni delle temporanee case vuote di cittadini in momentanea assenza, ai vandalismi contro il nostro patrimonio artistico, monumenti ed imbrattamenti ai beni artistici e culturali del nostro “Bel Paese”.

Su quella lavagna qualcuno prova a scrivere le malattie di cui soffrono l’Italia  (Stato) e gli italiani, ma sembra che sia scritto in modo illeggibile e quindi incomprensibile. Ed allora non c’è rimedio.

Alcuni anni fa l’indimenticabile giornalista Giampaolo Pansa scrisse un memorabile articolo sul quotidiano Libero dal titolo: “Chi comanda in Italia? Nessuno! “. Oggi si potrebbe scriverne un altro dal titolo:” Chi comanda in Italia? Tutti!”

Su quella lavagna, infatti, scrivono tutti ed ecco perché le loro calligrafie sono indecifrabili, perché tutti sono capaci di ripetere, di rinviare, di promuovere feste e premi, soddisfacendo la pancia degli italiani in un vuoto che rasenta l’anarchia, mentre quelli che vorrebbero cercare di porre qualche debito rimedio, non arrivano alla lavagna ed i pochi capaci che potrebbero risolvere i nostri problemi, si ritrovano a scrivere con l’inchiostro invisibile e quindi vengono dileggiati, contrastati, destituiti, ritenuti nemici dello Stato.

Su quella lavagna hanno segnato l’impotenza di uno Paese moderno, la sua grande incapacità di risorgere, di saper girare pagina e di ripristinare quei valori che hanno costruito le Civiltà: identità, cultura, professionalità, rispetto della Vita, rigore nelle decisioni, selezione e meritocrazia, disciplina, produttività, vivere secondo la Costituzione Italiana.

 

                                                                         Franchino Falsetti

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