EDITORIALE Millecolline. Le parole non servono più

Editoriale

L’Editoriale Millecolline

Pubblicato il 06/08/2023

Le parole non servono più

Nei giorni scorsi una polemica inaspettata ha travolto la stampa e la cultura italiana.  Sul quotidiano la Repubblica del 24 luglio 2023 venne pubblicato un breve racconto d’estate di Alain Elkann dal titolo: Sul treno per Foggia con i giovani “lanzichenecchi”.

Un mirabile racconto in prima classe da Roma per Caserta e Benevento prima di arrivare a Foggia.

Il noto scrittore e padre dell’attuale editore de la Repubblica non ha inteso svolgere un tema di quinta elementare: “Guardando dal finestrino sul treno da Roma a Foggia: visioni ed impressioni”, ma, intelligentemente, ha cercato con eccellente scrittura in lingua italiana (che nessuno ha notato o voluto rimarcare), di evidenziare cosa succede, oggi, quando si prende un treno di riguardo e quali sono, nel XXI secolo, le sorprese di cui non dobbiamo scandalizzarci, anzi, a leggere tutte le difese, con penne spuntate e senza alcuna dignità di vita e di etica professionale, dovremmo protestare perché sia stato pubblicato sul quotidiano fondato da Scalfari.

Sarebbe stato, invece, opportuno, che il racconto “famigerato” fosse stato pubblicato su tutti i quotidiani d’Italia, senza obbligo di risposte passatiste e di cicorie ideologizzate.

Sì, perché Elkann non ha descritto paesaggi in movimento, ma la particolare fauna che occupava la carrozza dove lui era salito.

Una presenza molto giovanile con i propri oggetti ciframatici (1), non di distinzione estetica o di status sociale o prestigi professionali, ma vestiti alla marinaretta del XXI secolo, attuale costume brevettato, come se fossero di un altro mondo e per di più omologati dal diffuso consumismo.

“Vicino a me, scrive Elkann, sedeva un ragazzo che avrà avuto 16 o 17 anni. T- shirt bianca con una scritta colorata, pantaloni corti neri, scarpe da ginnastica di marca Nike, capelli biondi tagliati corti, uno zainetto verde. E l’iPhone con cuffia per ascoltare musica. Intorno a noi, nelle file dietro e in quelle davanti, sedevano ragazzi della stessa età, vestiti più o meno allo stesso modo: tutti con un iPhone in mano. Alcuni avevano in testa il classico cappello di tela con visiera da giocatore di baseball di colori diversi, prevalentemente neri, e avevano tutti le braccia o le gambe o il collo con tatuaggi piuttosto grandi. Nessuno portava l’orologio. Io indossavo, malgrado il caldo, un vestito molto stazzonato di lino blu e una camicia leggera. Avevo una cartella di cuoio marrone dalla quale ho estratto i giornali: il Financial Times del weekend, New York Times e Robinson, il supplemento culturale di Repubblica. Stavo finendo di leggere il secondo volume della Recherche du temps perdu di Proust e in particolare il capitolo “Sodoma e Gomorra”. Ho estratto anche un quaderno su cui scrivo il diario con la mia penna stilografica. […]”.

Ho voluto trascrive un po’ il corpus del racconto per evidenziare un forte contrasto generazionale (Elkann ha 73 anni), che si accentuerà nella minuziosa descrizione dei comportamenti: giovani chiassosi e con discorsi banali con esplicito riferimento al sesso. Ed alla fine, arrivati alla stazione di Foggia, “mi sono alzato, così chiude Elkann, ho preso la mia cartella. Nessuno mi ha salutato, forse perché non mi vedevano e io non li ho salutati perché mi avevano dato fastidio quei giovani “lanzichenecchi” senza nome”.

Il direttore de la Repubblica ha pubblicato il racconto di Elkann, papà dell’editore, ignorando le proteste dei cronisti.

In giorni successivi viene pubblicato il Comunicato sindacale, dove si precisa che: “L’assemblea delle giornaliste e dei giornalisti di Repubblica prende pubblicamente le distanze dai contenuti inopportuni nei toni e nel merito e che grave danno di reputazione hanno causato alla nostra testata – pubblicati nell’edizione di lunedì a firma di Alain Elkann, padre del nostro editore. […]”.

Non è possibile per ragioni di spazio entrare anche nel merito di questo comunicato che rivendica il rispetto di norme sindacali e professionali.

Ciò che non intendo considerare poiché, al di là delle polemiche che il racconto estivo di Elkann ha suscitato, si è rimasti allibiti che uno, rispondendo alla propria esperienza e maturità, non posso esprimersi di fronte ai comportamenti giovanili e non.

Siamo di fronte a due mondi diversi che vanno considerati e valutati. Perché deve essere classista uno che legga il Financial Times e scriva con la penna stilografica ed abbia un vestito di lino blu strazzonato?

Perché sia inaccettabile che un signore di una certa età, con formazione borghese, non possa esprimere il suo parere sull’abbigliamento dei giovani e sui loro insulsi discorsi e tollerata maleducazione?

Si sono scomodati i soliti intellettuali radical chic che hanno risposto sullo stesso giornale mostrandosi servili più del pensiero unico che del pensiero critico con dissertazioni in cui si sono espressi atteggiamenti censori e di piena condanna per aver ridicolizzato, come incivili, i giovani delle nuove generazioni.

Come per il vaccino anti-covid, il settarismo politico sta prevalendo su ogni tema o problema della società.

Senza troppi rumori (alla maggioranza degli italiani questo racconto non ha significato nulla anche  perché, probabilmente, non lo avranno nemmeno  letto), ma le vestali della vigilanza  e della cultura della solidarietà sindacale, si sono allarmate ed hanno sentenziato che non si può criticare (la critica è fatta di parole), quindi non si possono usare parole come “lanzichenecchi” per rimarcare comportamenti di mala educazione, né tanto meno usare parole dove si evidenziano distanze culturali, di ceto e di “facile  snobismo”.

Peccato che nessuno abbia parlato di un “viscido comportamento fascista” dell’ingenuo Elkann. Perché sarebbe stato coinvolto l’intero Parlamento italiano.

Banalità chiama banalità. Un fulmine estivo, nel periodo delle stelle cadenti, ci illumina che siamo sul solito presto della favola del lupo e dell’agnello. Si tratta, oggi, di sapere chi è il lupo e chi è l’agnello.

I contenuti e le parole sono cambiati.

Attenti alla Lupa!!!!!!

 

(1) CIFRAMATICA – Una disciplina che studia i segni ,le “cifre” che distinguono le esperienze di ognuno di noi. La cifra nota di identità,  selezione, caratterizzazione.

Una disciplina giovane nel contesto della Semiotica.

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