Editoriale della domenica
L’Editoriale Millecolline
Pubblicato il 03/05/2026
Meglio la serie degli Stilton
Il Ministro Valditara dell’Istruzione e del Merito intende riformare il programma della letteratura nelle scuole medie superiori (liceo).
Il “classico contemporaneo” I Promessi Sposi, va spostato dal biennio al quarto anno quando si studia l’Ottocento, “Al posto dei Promessi sposi meglio Fenoglio, Pavese, Levi. Ma anche gialli “.
La scuola italiana impoverita culturalmente da molto tempo corre ai ripari per considerare la letteratura come surrogato, un semplice pretesto per intrattenere gli studenti applicando il metodo dello “storytelling” ed uniformando i livelli di comprensione e di facile agglutinazione.
Gli studenti italiani hanno letto, discusso, per decenni, il romanzo “Se questo è un uomo” di Levi, per diventare antisemiti, ricreando un clima di persecuzione e di violenza razzista contro gli ebrei italiani. Le piazze inneggiano e protestano in nome della Palestina. Non esite una bandiera italiana.
I cortei sono veri raduni di sedizioni, di rivolta etnica, di preoccupante mutazione “antropologica”. Questi sono italiani? Hanno cultura italiana ed europea? Conoscono la Letteratura e Storia dei popoli? Cosa rappresentano? [Le considerazioni sopra evidenziate vanno lette in modo generalizzato.
Sono riferimenti per capire perché si vuole la morte della Senatrice a vita Liliana Segre o si debba urlare nel giorno della Liberazione che gli ebrei viventi “ sono saponette mancate – con l’espulsione della Brigata Ebraica che ha contribuito, notevolmente, per la liberazione dell’Italia dalle dittature nazi-fasciste”. E sarebbe grave dover criminalizzare chi la pensasse in un altro modo. Sarebbe la fine della Democrazia].
La cultura della violenza e dell’ignoranza non sono l’effetto di aver letto (non studiato) qualche capitolo del romanzo nazionale
I Promessi Sposi. Questa ultima perla, pensata forse da una vecchia classe astiosa, ci rende consapevoli che la Scuola italiana è diventata un grande Ospedale da campo mobile, dove tutto si sperimenta, di giustifica, si sepellisce.
Si studia Manzoni nel quarto anno perché si fa l’Ottocento! Uno schematismo insopportabile. Io ho letto i Promessi Sposi nelle elementari e non secondo la serie degli Stilton, ma le pagine originali, lette prime dal Maestro, poi commentate, poi lette da noi, studiate con ricerche sulla lingua, sulla struttura inventiva, sulla scrittura come affresco pittorico dei tempi descritti (Il Seicento!).
Apprendendo gli strumenti cognitivi e culturali per interpretare e memorizzare. Ed allora “Addio ai monti.” diventava anche per noi piccoli scolari (grandi lettori di Salgari, De Amicis, Yambo, Vamba ed anche i magnifici romanzi della Biblioteca dei Miei Ragazzi Salani o le eccellenti riduzioni letterarie della serie La Scala d’oro).
Nessuna tortura, nessuna censura, nessun vittimismo, nessun castigo, nessuna visita psicologica o servizio di sostegno ai mal di testa. Da quelle scuole sono usciti alti dirigenti, eccellenze accademiche, la nostra classe dirigente che ha fatto rinascere l’Italia dalle devastazioni della Seconda Guerra Mondiale.
La letteratura non va dosata, né ridotta a soli capitoli (orecchiati), perché la Letteratura è la fonte, senza divisioni storiche o legata a determinate epoche, della nostra formazione, delle nostre conoscenze, dell’imparare a pensare ed immaginare, del saper riassumere, del saper scrivere e strutturare un pensiero, una comunicazione, un dialogo, in un arricchimento in progress del lessico e della pluralità d’usi.
Ritengo molto ridicola questa volontà burocratica di spostare i “classici contemporanei” a seconda del grado di gradimento dei docenti e degli studenti. Sostituire con Pavese o Moravia significa avere tra le mani il glorioso Corriere dei Piccoli.
Pavese e Moravia devono essere studiati allo stesso modo con cui si deve studiare Manzoni. Non dobbiamo trasformare la Letteratura in best seller, in letture alle fermate degli autobus. Sono gli scrittori che ci rendono lettori, sono le cose che scrivono, come le scrivono, se comunicano valori, contenuti formativi, intelligenze creative, un buon uso della lingua italiana. Il libro (classico e classico contemporaneo) è la nostra immagine. E’ la nostra personalità.
E’ la nostra identità per continuare ad essere veri cittadini Italiani.
Franchino Falsetti
