Editoriale della domenica
L’Editoriale Millecolline
Pubblicato il 25/10/2026
L’Italia sul lettino freudiano
È da diverso tempo, che vado, con poco entusiasmo, a comprare i giornali.
Li trovo, in generale, privi di protagonismo, indecisi, non battaglieri, riservati a procurare quelle brecce necessarie per espugnare la vetusta e resistente Rocca Italia.
Il potere politico ha perso la sua progettualità e la sua fermezza nell’affrontare i problemi che moltiplicano le difficoltà del vivere e la capacità di costruire il futuro alle nuove generazioni e di garantire i diritti fondamentali (dal lavoro alla casa all’istruzione) per ogni cittadino italiano (senza l’uso della tabellina).
L’assenza totale di ogni sicurezza, di ogni incentivo all’economia, alla qualità della produzione sono i principali vettori che hanno fatto esplodere i diversi rivoli della rivolta sociale che sta devastando e preoccupando le città italiane di maggior prestigio (come Torino, Milano, Bologna).
Ciò che abbiamo visto nell’ultimo fine settimana, in particolare, a Milano non è solo preoccupante ma suggerisce che non sono più le idee che guidano i popoli ma, come nei periodi più bui della Storia, sono il primario bisogno, il desiderio terapeutico della distruzione, l’alimentazione dell’odio razziale tra le nuove e vecchie “caste” sociali.
Come la Francia che ha mostrato tutte le sue contraddizioni e le sue incapacità a governare i radicali cambiamenti sociali, i problemi dell’integrazione etnica e le relative proiezioni per una nuova Nazione moderna e per un nuovo Illuminismo per il cittadino francese “del e nel mondo”, così l’Italia, diretta cugina della Francia, ha mostrato i suoi malesseri, maturati da decenni, che sono esplosi (pochi giorni fa) con inaudita violenza alla stregua di una incontenibile barbarie.
Ogni giorno da più di una settimana vediamo, leggiamo sui giornali di questa apocalittica invasione di minorenni, di corpi estranei, di nuovi modelli giovanili di violenta inciviltà.
La risposta per evitare il ripetersi di questa selvaggia rappresaglia contro il benessere di un capitalismo spietato è stata immediata: nuove restrizioni punitive contro i violenti, anche verso i minorenni. Oltre alla presenza a Milano dei militari.
Il Governo ha provveduto a ritoccare il suo ennesimo decreto, i giornali si sono resi strumento per ogni tipo di considerazione e di valutazione delle recenti guerriglie urbane.
Abbiamo visto i genitori fare la fila per ritirare i propri figli minorenni. Alcune parole di innocenza assoluta e tutti bravi ragazzi.
I giornalisti non hanno indagato, le brave ragazze del nuovo pollaio dell’informazione scritta ed urlata, porgono il solito microfono su libere affermazioni oppure leggono gli appunti sul blocchetto “strofinaccio” e raccontano come se fossero degli androidi.
Cosa è successo alla fine dei conti?
Abbiamo visto le immagini come se fossimo di fronte ad un vecchio film western di J. Ford ed ognuno ha fatto i suoi commenti, condizionato dalle immagini privi di seri approfondimenti sociologici, culturali e politici, Siamo alle solite: si leggono le fotografie e si guardano i titoli, diceva il caustico e lungimirante Flaiano.
Ma la cosa più sorprendente è che dal capo dello Stato ai vari esperti circola una parola d’ordine: dobbiamo ascoltare i giovani! Ed ecco il lettino freudiano.
Le nuove Società si baseranno sull’ascolto delle nuove generazioni, quelle che dovranno dirigere il futuro di questo od altri paesi.
Cosa significa ascoltare senza Progetto Italia, senza idee, senza contenuti, senza prospettive, senza un solido, articolato sistema educativo e dell’istruzione pubblica, senza essere educati in senso civico, morale ed etico. Ascoltare come anticamera della confessione.
I giovani secondo i giornalisti, i soliti esperti, i soliti smarriti in cerca solo di premi alle loro decadenze, sostengono che i giovani, i giovanissimi hanno bisogno dello psicologo e non delle strutture in cui si impara ad essere giovanissimi e giovani. Senza essere formati, senza avere Bravi Maestri, senza contesti di socializzazione e di apprendimenti programmati e finalizzati, non potremo salvare questa dispersa e disperata gioventù.
I giovanissimi, i giovani non vanno ascoltati vanno resi protagonisti, vanno coinvolti nei vari mondi che costruiscono la loro formazione e la loro maturità.
E tutto questo potrà essere realizzato solo da una diversa classe dirigente, perché questo disastro generazionale venga fermato e recuperato intelligentemente.
Intervenire, per esempio, sui social, sul nuovo lessico prefabbricato per definire i giovani deviati (maranza – baby gang), sul considerarli soltanto degli asociali e fragili mentali!
Noi dovremmo essere ascoltati per aver prodotto e diffuso i virus delle deformazioni e delle emarginazioni dei “piccoli uomini e delle piccole donne” che non cresceranno!
Franchino Falsetti
