Editoriale della domenica
L’Editoriale Millecolline
Pubblicato il 20/09/2026
Interpretare non vuol dire assimilare
Ogni giorno leggo diversi strumenti di lettura: dal libro alle riviste e vari giornali.
Tutti presentano una sorta di pianificazione della lettura: i fatti non vengono interpretati, ma descritti, molto spesso con informazioni non corrette, di seconda mano, e vengono stampate per i soliti lettori.
Dico vengono stampate, poiché, tranne qualche contributo scritto di esperti o noti editorialisti, il resto è la semplice tecnica del copia e incolla, dello scopiazzare gli spacci d’agenzia, nell’ attivare un sotterraneo tam tam per ricevere informazioni (non conoscenze) e poi si va al montaggio col favore dei programmi di scrittura computerizzati. Adesso utilizzando l’IA.
Il lettore, quindi, in modo sintetico, con un italiano preconfezionato e povero di sinonimi e contrari e di forme interpretative di ciò che si vuole comunicare, rimastica il già visto sulle reti televisive e dopo pochi minuti, il giornale viene gettato nel cestino.
Un usa e getta che sviluppa i riflessi condizionati ed il processo di assimilazione. I titoli scorrono, i contenuti vengono sunteggiati dai giornalisti ed assimilati dal lettore. Come sarà possibile capire i proclami delle riforme? Come si potrà mai avere senso critico della realtà?
Perché di fronte a tanta sofferenza sociale, a modi di agire individuali sorprendenti ed incomprensibili, non esistono strumenti di lettura per rendersi conto dove stiamo andando?
Anche leggere è una strategia per intrattenere, godere di un consenso commerciale e vanificare ciò di cui tutti siamo testimoni e, pericolosamente, complici. Io mi ribello di fronte al modo confusionale con cui si vive oggi.
Essendo privi di educazione civica, di strumenti di acculturazione e di conoscenza critica dei fatti locali, nazionali ed internazionali, il popolo conduce la sua vita secondo i classici canoni della sopravvivenza.
E noi leggiamo, senza interpretazione, ogni giorno un lungo elenco di atti di corruzione, di violenza, di omicidi, di mortificazione della propria dignità ed identità. Siamo circondati da focolai di guerra, ma nessuno sa perché e come tutto potrà finire.
Se ne parla per occupare spazio in tv e sui mezzi a stampa. Ma senza entrare in nessun merito per offrire strumenti culturali per capire, per rendersi consapevole del tempo cruciale che stiamo vivendo.
Dobbiamo essere intontiti su fatti di cronaca che riguardano attori, conduttori, politici, amministratori che, per vari motivi, vivono di pubblicità, come certi protagonisti delle favole esopiane.
Sarebbe forse necessario pensare ad un manualetto da far studiare ai giornalisti (tutti giovanissimi- usciti dai corsi universitari!) su come si scrive un articolo, come s’interpretano i fatti, cosa il lettore deve sapere.
La stampa è una realtà essenziale, simbolo della Democrazia purché risponda non alle esigenze degli editori ma dei Lettori che devono esercitare la democrazia e saper essere democratici.
Franchino Falsetti
