Editoriale della domenica
L’Editoriale Millecolline
Pubblicato il 13/09/2026
Il modernismo cancella la (S)storia
La nostra Epoca vive di eccessi di modernizzazione ed ha sviluppato la strategia della frammentarietà. Non più ogni Nazione, ma le diverse parti che la costituiscono sono l’oggetto dell’intreccio del fare e del disfare.
Ciò che, maggiormente, colpisce è che non si usa la memoria (la memoria storica) cioè lo studio specifico che tenda a verificare ogni ipotesi reale o di vanità creativa al fine di evitare il ripetersi di scelte già fatte e disfatte o di semplici ammodernamenti utili ad una certa visibilità di un costume effimero, evanescente e privo di ogni vera utilizzazione pratica e produttiva.
Si progetta per cancellare.
A Bologna sono scomparsi oltre ventimila esercizi pubblici, molti dei quali a gestione familiare fin dai primi anni del secolo scorso. Storie di vita, di qualità e di riferimento per la propria identità: una sorta di carta ideale d’identità dell’affettività, dei ricordi, del riconoscimento quotidiano delle proprie esigenze valoriali e comunicative.
Come ho già ricordato, il modernismo ha cancellato l’habitat, il luogo vivo, centrale delle relazioni umane: un tempo di definiva il “Centro”, la Piazza, i luoghi su cui tutti si riconoscevano e la solidarietà non era un suggerimento dell’educazione civica, ma un valore che cresceva con noi.
La città, anche quelle di tradizione e di qualità culturale come Bologna, viene trasformata in una vetrina per ospiti, per gente di passaggio, per una schiera di anonimi cittadini.
Ed a volte diventa inospitale per gli episodi incontrollati provocati da un certo scarto di una umanità emarginata, deviata, ai margini della sopravvivenza.
Queste contraddizioni sono il prodotto di una città non programmata, non finalizzata al dialogo, alla presa di coscienza che l’odio, il razzismo si combatte creando situazioni permanenti di coinvolgimento e partecipazione. Tutti devono lavorare od avere cose da fare: Non possono esserci “pezzi” di umanità abbandonati a sé stessi, senza fissa dimora od organizzati per clan o bande.
Sono sempre più sorpreso che tutti conoscano, che tutti ne parlino (vedi giornalisti e santoni improvvisati) e nessuno fa niente.
Si parla per incrementare la burocrazia, le lungaggini, anche queste incredibili ed insopportabili. Ecco perché modernizzare solo per sostituire e cancellare non significa migliorare la Vita.
L’era tecnologica non può favorire effetti atomici sui nostri modelli vita: non possono essere prodotti umanoidi sotto forma di divertimento e di nuovo gioco di società. Questa è la facciata ludica come l’IA e tutte le altre diavolerie elettroniche (sempre più diffuse), perché, di fatto, si sta cambiando la natura dell’uomo, il suo umanesimo, la sua vera condizione di Essere vivente e pensante.
Dobbiamo riscoprire il senso etico, quella particolare bussola che guida i nostri comportamenti ma anche le nostre volontà, le nostre decisioni, i nostri modi di cambiare e di trasformare.
Ho notato che in parlamento (italiano – europeo) si discutono i temi che qualcuno suggerisce, che non è gradito alla controparte, che è una bizzarria catastrofica, come la proposta degli affitti brevi, i pannelli solari, cambiare i contenuti dell’educazioni e dell’istruzione, ect…
Tutto per inseguire l’emergenza ignorando la progettualità, lo studio epistemologico e comparativo nel rispetto delle nazioni aderenti alla Comunità Europea.
Tutto si fa per la soddisfazione personale o di gruppo, ma non per una vera modernizzazione che qualifichi e renda efficace intellettualmente e socialmente operativa, una nuova umanità nel rispetto dei progressi delle conoscenze scientifiche al fine di costruire, davvero, un Mondo Nuovo.
Franchino Falsetti
