L’Editoriale Millecolline di Franchino Falsetti. Immaginiamo forse funziona ancora

Editoriale della domenica

L’Editoriale Millecolline

Pubblicato il 19/07/2026

Immaginiamo forse funziona ancora

Tra le tante parole che sono scomparse quelle legate all’immaginare, all’immaginazione, non sono apparse tra quelle da recuperare.

Il bel libro di Postiglione: Le dieci parole tradite (Solferino,2026), prende in considerazione parole importanti come Democrazia, Felicità, Libertà (tutte parole con forti riferimenti morali ed ideologici) mentre la parola Immaginare e derivati non mi sembra sia stata considerata tra quelle da recuperare, rivalutare ed esercitarla.

Si leggono ogni giorno notizie che suonano come necrologi per la nostra Società e non solo, mostrando una irrefrenabile corsa alla destrutturazione di ogni regola di convivenza e di maturità individuale e collettiva. Abbiamo perso il senso della comunità, dell’aggregazione sociale, del sapersi relazionare e del rispetto reciproco.

La tendenza è quella di disumanizzare ogni rapporto, di rendere amorfa ogni relazione, di determinare ogni automatismo per i nostri modi e modelli di vita.

Il contatto umano si fa sempre più inesistente a partire dall’uso dei servizi pubblici per assolvere obblighi burocratici, acquisti di beni di consumi, ottenere qualsiasi informazione. Il nuovo prontuario della sopravvivenza è composto di: numeri verdi – call center, segreterie telefoniche, conoscenze digitali per snervanti attese in attesa di ricevere informazioni od attivare contatti con personale competente.

Oltre alle innumerevoli varietà di ogni tipo di carta elettronica per qualunque uso, anche il più elementare e semplice. Una Società di automi e di sopravvissuti.

Infatti, in questo contesto della disumanizzazione e della realtà virtuale, si è imposta una particolare selezione, pertanto chi non si rende assente di pensiero viene emarginato, rapidamente escluso.

A questo involutivo processo prodotto dalla tecnologia, da tempo assistiamo alle derive sociali come: le baby gang, la maranza, l’insicurezza terroristica delle relazioni quotidiane.

Viviamo al di fuori della realtà e, senza prendere alcun serio provvedimento o pensare ad una sistematica ricostruzione del saper vivere con la tecnologia e non il contrario, assistiamo al delirio quotidiano delle elucubrazioni dei vari esperti (tali nominati), dei vari opinionisti (tali nominati), dei liberi pensatori (tali nominati), che innondano, ogni giorno, numerosissime pagine dei giornali, i festival delle “mutazioni della parola”, gli spazi da vuoto a perdere dei programmi televisivi .

Tutti per dire le stesse cose, per non dire niente, per colpevolizzare la Società (ma noi siamo la Società!), per il solito ritornello della incomunicabilità tra figli e genitori, e delle loro autonome libertà.

Nessun si sofferma sul fatto che oggi non si sa cosa significhi essere genitore e quali siano i ruoli da evidenziare in una normale famiglia e non in una famiglia allargata, disgregata, abbandonata alle libertà sessuali e, pertanto, all’ improvvisazione.

Si dovrebbe parlare per ricostruire la famiglia, i valori che la determinano, l’educazione che la deve connotare. È opportuno riparlare del “mestiere di essere genitore” e delle responsabilità e saper comunicare ed ascoltare i propri figli.

Ed eco la centralità della parola immaginare e suoi derivati. Non si devono sotterrare i pensieri, le fantasie, le immaginazioni.

Gianni Rodari, nella sua stupenda Grammatica della fantasia (1973) metteva proprio in evidenza questa educazione alla creatività, capacità fondamentale di conoscenza, crescita e critica sociale.

Nella storia i capolavori artistici, il pensiero filosofico, le progettualità per costruire città e progressi in ogni settore del vivere civile, erano prodotti del pensiero creativo, della immaginazione, della utopia fantastica.

E l’immaginare (educati a) potrebbe riportare l’umanità a pensare mondi migliori, non per dipingerli, ma per realizzarli.

Franchino Falsetti

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