L’Editoriale Millecolline di Franchino Falsetti. Italia addio

Editoriale della domenica

L’Editoriale Millecolline

Pubblicato il 17/05/2026

Italia addio

Non è una resa verso il paese che amo di cui ho sempre cercato di difendere da ogni tentazione di “sovranismo” e dagli ingenui attacchi per trasformarla in una anonima sala d’attesa o palestra di liberazione delle antiche frustrazioni ed ancestrali retaggi fatti di oltraggi, di invasioni, di distruzioni, di crudeltà e di incontrollate avidità di potere.

Non possiamo, in Italia, ricordare un buon Governo! Solo nei romanzi della fantapolitica, nelle agende di qualche illuminato governante o nelle trame della letteratura “buonista” diffusa dall’entusiasmo della rivoluzione francese.

I perversi erano, alla fine, condannati. I “Miserabili” venivano premiati. I corrotti si pentivano e si dedicavano ad opere di commovente e redenta beneficenza. (Pensiamo al mirabile romanzo: Il canto di Natale di Dickens, scrittore attento allo sfruttamento infantile, alle diseguaglianze sociali, alle insopportabili ingiustizie umane).

Un’etica che attraversò tutta la cultura dell’Ottocento, parte del Novecento e la relativa produzione letteraria: da Manzoni a Zola ad Hugo a Verga, da Capuana a Fogazzaro a Pascoli, da Scott a Dickens a Twain a Steinbek.

L’elenco sarebbe lungo, ma tanto per ricordare alcuni grandi difensori dei fondamentali diritti dell’uomo sociale e della naturale propensione alla giustizia, ai diritti alla Vita senza menzogne, nessuna deprivazione, nessun sfruttamento, ma soltanto affermazione e realizzazione del proprio futuro e benessere. Un appello permanente per ogni governante.

La perdita della Cultura, nel Paese dei giacimenti culturali più importanti del mondo, la continua corsa alla disgregazione, alla demolizione del nostro passato non solo storico, ma culturale e sociale, hanno determinato la deriva non solo dell’Occidente (a volta una parola “vuota”) ma dell’efficace percorso dell’emancipazione sociale e delle Riforme avviate dall’Unità d’Italia ad oggi. (Non dimenticare che nel censimento del 1861, il 98% degli italiani risultava analfabeta totale).

Mi dispiace che l’Editoriale non possa trasformarsi in un saggio sulle nostre vicende valoriali e debite riflessioni sul sistema democratico che vive solo di opinioni e di interpretazioni personali, perché partirei dagli agli albori del nostro Risorgimento, riscoprendo quanto già nel Settecento si scriveva, che la grande preoccupazione per una nuova Società, priva di tiranni e despoti degenerati, si chiedevano due fondamentali garanzie: “La libertà di parlare e di scrivere “.

Cioè la condizione per essere un uomo libero nel rispetto delle regole che governano, orientano una determinata Società.

Ma queste basilari condizioni di status liberale, oggi sono fortemente minacciate e, comunque, si parla, anche in Italia di una nuova censura, di condizionamenti punitivi verso chi non è replicante (foto copia) di un sistema alienante di ogni positiva risoluzione.

Le pagine dei giornali si riempiono di pettegolezzi e rincorrono le notizie prive di consistenza: un tempo si chiamavano “rotocalchi”.

Ebbene oggi la cultura popolare del nostro paese è diretta da scandali di ogni tipo, da vari allarmismi, da opinioni deformanti che tendono ad adulterare ogni realtà: si rincorrono le vicende personali, i giornalisti voglio a tutti un posto al sole senza preoccuparsi che il mondo non è un cartellone pubblicitario, ma uno spazio in cui dobbiamo realizzare condizioni di vivibilità, di convivenza pacifica, di riflessioni e nuove progettazioni future sulle condizioni di vita planetaria.

Si vive su molti territori di questa Pianeta come primitivi, come schiavi, senza alcuna forma di civiltà. In Italia si uccide senza limiti e timori, si stanno formando gruppi solo per delinquere, si verificano casi, in pieno giorno, di veri attentati alla persona, bambini sottratti alle loro famiglie che scompaiono e ci rendono un Paese non dai rigorosi principi Risorgimentali e della Resistenza, ma un Paese arretrato, ignorante ed incivile.

Mentre le guerre sono in corso insidiano la nostra libertà, la nostra storica Cultura, il nostro modello di vita consolidato in decenni di pace.

Nell’ultima seduta del Senato abbiamo assistito non ad un contraddittorio civile, motivato tra maggioranza e minoranza, ma ad un insopportabile esempio di violenza verbale e di odio tribale.

Così muore la democrazia e tutti i nobili ideali conquistati e barattati per il potere di carta dell’attualità politica individualistica. di pura immagine auto referenziale. La vanità al potere e non la Verità, motivo vero per ritrovare e valorizzare il nostro glorioso passato e la nostra identità italiana.

Franchino Falsetti

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