Le Feste di altri tempi al Teatro delle Ariette sono dedicate a chi non dimentica

Due date importanti per la formazione della Repubblica Italiana

Il tentativo di di riscrittura del passato trova un muro al Teatro delle Ariette.

(Ri)pubblicato il 20/04/2026

Il tentativo di minimizzare alcune date importanti per la tenuta della Costituzione della Repubblica Italiana è sempre più evidente e sfacciato; le “ricostruzioni” su misura per minimizzarne i valori stemperandoli e declassandoli come fossero qualcosa di dimenticabile, senza subirne conseguenze, è diventato quasi una moda per giovanotti di tutte le età.

Qualcuno però pianta ancora un alto pavese (1) a difesa di ciò che ci ha liberato da condizioni infelici e continua a ricordarlo come una festa.

Per non dimenticare ci sono due date vicine di calendario che la tristezza del bipolarismo ha progressivamente tentato di depotenziare: il 25 Aprile e il 1° Maggio.

Noi non staremo a scrivere quali siano i motivi per mantenere vive queste due date: o lo si sa (e lo si rispetta) o non lo si sa.

In questo contesto riceviamo e volentieri pubblichiamo le due date che caratterizzano le tradizionali “Feste di altri tempi” organizzate dal Teatro delle Ariette.

Roberto Cerè

FESTE D’ALTRI TEMPI 25 aprile – 1° maggio 2026 al Teatro delle Ariette

“In questo momento ostile, duro e senza pietà, imperterriti e fedeli a noi stessi continuiamo a festeggiare il 25 aprile e il 1° maggio.

Abbiamo chiesto ad artisti, che da sempre si confrontano con la contemporaneità e con i temi caldi che riguardano l’umano, di portarci il loro teatro per darci l’occasione non solo di stare insieme, ma soprattutto di riflettere sul nostro presente.

E noi come sempre, ci mettiamo un grande tavolo della pace, la natura delle Ariette, le tigelle del Collettivo La Notte, la pizza di Lorenzo Cagnoli e il piacere di accogliervi”.

Sabato 25 aprile
ore 12:00

ARIA DI LIBERTÀ
settembre ’43 / aprile ’45

di e con Giancarlo Biffi
luci e fonica Emiliano Biffi
regia e musiche originali Mauro Mou

Giancarlo Biffi (ph. Giaime Ziccardi)

Un omaggio alla generazione che, uscita dalla dittatura, ha saputo edificare uno Stato repubblicano e democratico senza aver mai abitato le piazze della democrazia. Una generazione che ci ha lasciato un mondo migliore di come l’aveva trovato.
Storie di una giovane donna e di un giovane uomo che, con i loro sacrifici, atti e speranze, hanno reso possibile che io sia quello che oggi sono. (Giancarlo Biffi)

ore 13:30
PRANZO POPOLARE AUTOGESTITO
con Le Tigelle del Collettivo La Notte. Portate qualcosa da condividere!

ore 15:30
CANTI A TAVOLA
canti conviviali per unire le voci e celebrare la festa

a cura di Valentina Turrini

Valentina Turrini (ph. Davide Gualtieri)

Un piccolo viaggio tra alcuni dei canti della tradizione orale italiana che, nel loro vagare senza fine di corpo in corpo e di luogo in luogo, hanno attraversato, sostato e messo radici tra i crinali e le valli. Questi ”canti camminanti” portano in sé un desiderio di pace, di condivisione, di vita, sempre pronto a germogliare e fiorire nelle voci.
Seduti attorno al tavolo, dopo aver mangiato insieme, sarete invitati a unirvi al canto e gustando queste parole antiche formeremo un coro conviviale.

Per la Festa della Liberazionesabato 25 aprile alle ore 12, si inizia con ARIA DI LIBERTÀ settembre ’43 / aprile ’45 di e con Giancarlo Biffi, regia e musiche originali Mauro Mou, una produzione Cada Die Teatro.  Un omaggio alla generazione che, uscita dalla dittatura, ha saputo edificare uno Stato repubblicano e democratico senza aver mai abitato le piazze della democrazia. Storie di una giovane donna e di un giovane uomo che, con i loro sacrifici, atti e speranze, hanno reso possibile ciò che siamo oggi. Lei, Elie, è una staffetta partigiana, testimone della battaglia lungo il fiume Adda di fine aprile del 1945. Lui, Lucio, un militare dell’aeronautica, dato per disperso dal settembre del 1943 e internato per due anni nei lager nazisti.  Vite parallele di una giovane donna e di un giovane uomo destinate a confluire l’una nell’altra. Un percorso di vita, di famiglie operaie, attraversato da dolori, gioie, perdite e nascite. È la storia di padri, madri, figlie e figli, ritrovati e dispersi, che si muovono tra le pieghe di un secolo che ancora ci parla, il ‘900, con i suoi ideali e le sue contraddizioni.

Dopo il pranzo popolare autogestito, alle ore 13.30, con Le Tigelle del Collettivo La Notte, alle ore 15.30, seguono i CANTI A TAVOLA a cura di Valentina Turrini, attrice, formatrice, cantante e narratrice appassionata dei repertori della tradizione orale, che proporrà canti conviviali per unire le voci e celebrare la festa. Un piccolo viaggio tra alcuni dei canti della tradizione orale italiana che, nel loro vagare senza fine, hanno attraversato, sostato e messo radici tra i crinali e le valli. Questi ”canti camminanti” portano in sé un desiderio di pace, di condivisione, di vita, sempre pronto a germogliare e fiorire nelle voci. Seduto attorno al tavolo, il pubblico potrà unirsi al canto e gustare queste parole antiche per formare un coro conviviale.

 


Venerdì 1° maggio
ore 12:00

STRADA MAESTRA
di e con Laura Nardinocchi e Niccolò Matcovich

Strada maestra (ph. Simone Galli)

Lo spettacolo nasce da alcune domande di Laura e Niccolò, registi e drammaturghi: “Esiste un patto tra noi e la natura? Riusciamo ad osservarla? È ancora un nostro interlocutore? La natura ha memoria? Noi siamo città o natura?
A queste domande non avevamo una risposta. Con Strada maestra, abbiamo intrapreso un progetto di ricerca che ha avuto l’obiettivo di ridefinire il nostro rapporto con la natura.
Un desiderio che abbiamo sentito entrambi, ma che nasceva da esigenze opposte: Niccolò voleva ritrovare il rapporto viscerale che aveva instaurato con la natura da bambino; Laura sentiva invece un profondo senso di paura e voleva capirne le origini”.

ore 13:30
PRANZO POPOLARE AUTOGESTITO
con La pizza di Lorenzo Cagnoli/forneria contadina Pasta Madre. Portate qualcosa da condividere!

ore 15:30
RIO
di e con Giulia Cammarota

RIO (ph. Faranfa Luca)

Rio è  un racconto di trasformazione, un viaggio simbolico attraverso il cambiamento, la crisi e la rinascita. Lo spettacolo esplora tematiche universali legate alla crescita interiore, al superamento delle proprie difese e alla ricerca del proprio “vero Sé”.
Lo spettacolo prevede una parte teatrale, nella quale il personaggio “Rio” si presenta al pubblico e lo coinvolge attivamente ed una parte di azione acrobatica di traversata su cavo, verso il quale il pubblico viene condotto.

Venerdì 1° maggio, Festa del Lavoro, alle ore 12, si inizia con STRADA MAESTRA di e con Laura Nardinocchi e Niccolò Matcovich, produzione Florian Metateatro. Lo spettacolo nasce da alcune domande di Laura e Niccolò, registi e drammaturghi: “Esiste un patto tra noi e la natura? Riusciamo ad osservarla? È ancora un nostro interlocutore? La natura ha memoria? Noi siamo città o natura? A queste domande non avevamo una risposta”. Con Strada maestra, hanno intrapreso un progetto di ricerca che ha avuto l’obiettivo di ridefinire il loro rapporto con la natura. Un desiderio sentito da entrambi, ma che nasceva da esigenze opposte: Niccolò voleva ritrovare il rapporto viscerale che aveva instaurato con la natura da bambino, Laura sentiva un profondo senso di paura e voleva capirne le origini.

Dopo il pranzo popolare autogestito, alle ore 13.30, con La pizza di Lorenzo Cagnoli/forneria contadina Pasta Madre, seguirà alle ore 15.30 RIO di e con Giulia Cammarota, funambola, unica donna in Italia a percorrere le grandi altezze. Mescolando i linguaggi artistici del teatro e del circo, nello specifico l’arte del funambolismo, Rio è un racconto di trasformazione, un viaggio simbolico attraverso il cambiamento, la crisi e la rinascita, che esplora tematiche universali legate alla crescita interiore, al superamento delle proprie difese e alla ricerca del proprio “vero Sé”. Lo spettacolo prevede una parte teatrale, nella quale il personaggio “Rio” si presenta al pubblico e lo coinvolge attivamente, ed una parte di azione acrobatica di traversata su cavo, verso il quale il pubblico viene condotto. Un viaggio dolce e amaro che ci parla della nostra vulnerabilità e di come, accogliendola, possa essere punto di forza. Rio troverà tanti aiuti nell’attraversare alcune fasi della vita che non sempre si svolgono in perfetta armonia. L’equilibrio perfetto abita solo nelle cose morte. Per il resto, noi vivi, si danza tra la terra e il cielo creando nuove strade.


Info e prenotazioni allo 051 6704373 – 6704819 WhatsApp 338 8389138
www.teatrodelleariette.it – info@teatrodelleariette.it
fb Teatro delle Ariette – ig @teatrodelleariette

con il patrocinio del Comune di Valsamoggia 

 

(1) Pavese. Il pavese era un’arma difensiva che rassomigliava a un grande scudo rettangolare piantato a terra.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *