EDITORIALE Millecolline. Un esodo che sa di abbandono

Editoriale della domenica

L’Editoriale Millecolline

Pubblicato il 04/02/2024

Un esodo che sa di abbandono

Diversi sono i miei Editoriali che hanno cercato di considerare quello che potrà accadere nei prossimi decenni con pluralità di argomentazioni e riflessioni.

Sono tematiche di natura culturale, sociale, di educazione e di formazione (in ogni settore lavorativo e produttivo). Insomma la Società contemporanea più evoluta e meno evoluta dove sta andando?

Si può parlare ancora di Società secondo il modello post industriale, dove i valori della famiglia, delle tradizioni, dei valori siano ancora proponibili?

Accettabili? Praticabili?

Abbiamo parlato anche in questa direzione e se ne è parlato anche nel nostro sistema politico, ma non prevale la conoscenza, bensì le intemperanze personali, una visione intima e solitaria della vita e comportamenti ostili, di rivalsa, di insoddisfazione, di contrapposizione sensitiva, quasi primitiva.

Non si esprimono posizioni o visioni contrarie e motivate, ma semplicemente battute insensate che esprimono concetti/pre-concetti demolitori e distruttivi sia verso le persone che verso le Istituzioni pubbliche e private.

Un senso di smarrimento di fronte alle decisioni, alle scelte che riguardano il benessere sociale, senza ostentare alcuna velleità e vanità personale, del potere individuale e collettivo sovrastante.

La cronaca nazionale ed internazionale non è diversa da queste rapsodiche considerazioni (che saranno ripetute con una certa disaffezione e demoralizzazione) perché, per esempio, si governa, ormai, come se fossimo in un’officina o laboratorio: un bullone vale l’altro e si sperimenta senza un preciso programma, un collaudato Progetto o Piano di risoluzione dei numerosissimi problemi presenti nella gestione politica ed amministrazione pubblica.

È un fare e disfare permanente.

Nulla è più duraturo, tutto è diventato precario: dalla politica alla salute pubblica e personale.

I libri non sono più orientativi, pensanti, per aiutarci a sentirci rassicurati sui nostri programmi di vita. Anzi, il tempo del programma e delle programmazioni è finito da tempo e tutto è stato sostituito dall’improvvisazione, dalla presunzione giovanilistica, da ogni occasionalità che si ritiene visibile per il proprio tornaconto.

Si vive alla giornata in completa emarginazione, suggestionati dai nuovi imbonitori che diffondono, a getto continuo, prospettive apocalittiche e disorientanti.

In questo contesto si esprime un pericoloso fenomeno che è quello del disadattamento sociale, della ricerca ansiosa di trovare situazioni compensative, di equilibrio psico-fisico, poiché viviamo l’epoca delle scissioni cognitive.

Anche il sapere ha alienato le sue finalità ed i modelli di vita individuale e collettiva si sono frantumati, sono stati sostituiti dalla filosofia della “multiculturalità”, della apertura verso la cultura delle emozioni, delle sensazioni, dello stare insieme con sorrisi e distensioni di serenità.

L’uomo non pensa e non vuole pensare. Desidera essere oggetto e soggetto di piaceri, di soddisfazioni materiali, di sensorialità illimitate.

Vivere e convivere nelle realtà virtuali e nelle prossime allucinazioni dell’intelligenza artificiale.

George Steiner, docente di fama internazionale, filosofo e scrittore profondo, nel suo “La barbarie dell’ignoranza” (2005), ad una domanda sulla “cultura superficiale” posta dell’intervistatore, noto giornalista francese Antoine Spire, così rispondeva:

-“[…]  La cultura è molto elitaria e per citare Goethe: ” La verità appartiene a pochi”. Risulta che su questo pianeta il novantanove per cento degli esseri umani preferisca, a Eschilo e a Platone, la televisione più stupida, la lotteria, il Tour de France, il calcio, il bingo (ed è loro pieno diritto). Si spera sempre di sbagliare e di cambiare le cose con l’insegnamento, la diffusione dei musei, il sogno di Malraux, le case di cultura… […]”.

Questo breve quadro sembrava pessimista, invece è diventato un frammento del nuovo vangelo laico scritto dai sostenitori catastrofici e negazionisti.

Cancellare la cultura è il loro obiettivo principale, svuotare la memoria storica, rendere ogni produzione artistica e creativa delle generazioni precedenti inutile perché è un fastidioso ostacolo alle loro “istintive” reazioni, di cui i social ne divengono i perversi oracoli.

Tutto questo avviene con invisibili complicità ed indifferenza.

Sembra che non cambi nulla, ma per esempio la tecnologia li sta già modificando i nostri comportamenti ed il nostro modo di pensare.

In Italia nascono pochi bambini mentre si allarga la forbice dell’abbandono del “bel suol natìo”.

Abbandono dalla scuola, dalla vita civile, dalla propria terra. La politica non è preoccupata poiché a tutto c’è rimedio e quindi altri coltiveranno la nostra terra, oppure, gradualmente si creerà una nuova presenza di braccianti che ubbidiranno alle direttive europee ed i nostri primati anche nel settore della gastronomia verranno vanificati con le peggiori conseguenze.

Si continua a promuovere incontri, seminari, conferenze, concorsi, mentre tutto il patrimonio della memoria artistica è caduto nelle mani degli “installatori”.

Hanno costituito le vetrine del sapere, della produzione vintage, mentre le università si sono trasformate in centri commerciali della conoscenza di consumo, in ricerca di dormitori per gli studenti. L’informazione ha sostituito lo studio e la ricerca scientifica.

Un esodo generalizzato dove gli imbrattatori vandalici del nostro patrimonio artistico e secolare stanno entrando (come soldatini di legno) nella grande storia come i salvatori dell’ecosistema e della sana vivibilità su questo Pianeta.

Ma l’Italia cosa diventerà?

 

                                                                 Franchino Falsetti

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