EDITORIALE Millecolline. Sembra di vivere in un fotoromanzo

Editoriale

L’Editoriale Millecolline

Pubblicato il 03/12/2023

Sembra di vivere in un fotoromanzo

È un titolo che nasce dalle innumerevoli storie surreali del nostro Tempo. Alcune ereditate dal secolo scorso, altre, invece, che si scoprono (accidentalmente) nelle numerose pagine dei quotidiani (locali o nazionali) e nel segreto mondo dei mass media nazionali ed internazionali.

Molte sono le trasformazioni o gli sconvolgimenti di cui conosciamo l’esistenza e di tantissimi altri di cui qualcuno vuole che si conoscano le “dissonanti” conseguenze ed il senso di angoscia che queste producono.

Chi conosce che a Monfalcone i bengalesi sono un terzo della popolazione ed il rischio imminente sarà che perderemo questa città con il suo Cantiere industriale tra più importanti d’Europa? Così come ha giurato l’Iman diverrà totalmente bengalese e non ci sarà più un italiano?

Questa notizia, veramente, incredibile ed angosciante, per fortuna è apparsa in prima pagina sul quotidiano “il Giornale” (fondato da Montanelli), del lunedì 27 novembre 2023 e nello stesso quotidiano troviamo ben due intere pagine (p.10 e p.11) di approfondimento con una lunga ma coraggiosa intervista al Sindaco Anna Cisint (classe 1963) che “della battaglia anti- islamici non arretra: “Si stanno comprando tutto e stanno deprezzando ogni cosa. Ho un progetto perché Ficantieri formi e assuma operai italiani”. “L’Iman, da parte sua, è stato chiaro: vogliamo sostituirvi. Difendo i miei cittadini e non temo le minacce”, La lunga intervista al Sindaco ci incoraggia anche se alcune foto con donne velate al mercato e non parlano la lingua italiana, mi hanno fatto sobbalzare ed il mio pensiero è andato all’Unità d’Italia, a tutti coloro che hanno combattuto, alla spedizione dei Mille, per fare la Sicilia italiana, alle centinaia di migliaia di morti per la libertà e la cacciata dello straniero (di ben altra tradizione e cultura), del nostro prezioso e storico Tricolore che rischia di non sventolare più sui nostri territori e l’Italia, silenziosamente, con le norme italiane sui ricongiungimenti, consegnerà le chiavi di altre città, soprattutto, del Sud, praticamente invaso da diverse etnie che sostituiranno i cittadini italiani. Due pagine da incorniciare e spero che siano state lette con la stessa animosità e smarrimento con cui le ho lette io.

Faccio fatica a scrivere un Editoriale in lingua italiana, come italiano, per sentirmi straniero in Patria.

Si pensa ancora “al sole italiano” nelle competizioni sportive nazionali ed internazionali e ci si dimentica che quello non più il nostro “sole dell’avvenire”, ma dell’ideologia del mercato, di primati che davano all’Italia un suo prestigio, ma non parlano della nostra Storia, della nostra Lingua, delle nostre ricche ed uniche Tradizioni.   

Questo processo di cancellazione di territori italiani era prevedibile? Non era prevedibile, ma ipotizzabile, considerando la sostituzione, già avvenuta, dei valori ereditati e che fino a pochi decenni fa reggevano i cardini fondamentali della nostra Cultura ed Educazione.

Scomparsi questi secolari argini contro le macro e le micro lottizzazioni delle leggi economiche e produttive, l’uomo non ha più sguardi verso il Cielo, ma avidità del possesso, del potere, delle conquiste di effimeri interessi e benesseri.

Così è ritornata la povertà, l’indigenza, la disaffezione, un pericoloso riflusso che ha emarginato oltre dieci milioni d’italiani. La nostra Repubblica non si basa più sul “lavoro”, ma sugli investimenti, sulle roulette del mercato internazionale e svendita dei nostri patrimoni urbani, architettonici ed artistici.

Un’Italia volutamente sottomessa con preoccupante dimezzamento della propria autonomia e capacità decisionale e governativa.

Siamo ben lontani dalle storie che abbiamo studiato sui libri di testo: l’orgoglio della nostra Civiltà fino alla caduta del fascismo si è trasformato in un oggetto filmico, da fotoromanzo, per celebrare ricorrenze che non commuovono più, anzi, si sono sbiadite sul calendario e quindi rischiano di non esistere più

Auguro al Sindaco di Monfalcone di continuare la sua battaglia coraggiosa e patriottica, per arrestare questo processo di invasione, di distruzione dell’identità Italia, della sostituzione degli italiani.

 

                                                             Franchino Falsetti

One thought on “EDITORIALE Millecolline. Sembra di vivere in un fotoromanzo

  1. Il sig. Farsetti descrive una situazione basandosi esclusivamente su quanto riportato da un articolo del “Giornale” (quotidiano fondato e in seguito “ripudiato” da Montanelli) senza verificare altre fonti.
    E’ sufficiente fare una breve verifica su altri quotidiani per avere una diversa versione dei fatti.
    Riporto uno stralcio dal “Fatto quotidiano” del 30/11/2023:

    “Due pagine del Corano, scritte in arabo con traduzione in italiano, bruciate in segno di sfregio, sono state recapitate al Centro culturale islamico Darus Salaam di Monfalcone (Gorizia). Erano contenute in una busta, con l’indicazione di un nome di comodo quale mittente e della supposta località di provenienza, Cinisello Balsamo, comune della città metropolitana di Milano. È la prima volta che accade una provocazione così grave ai danni della comunità musulmana che vive in una realtà sotto i riflettori da alcuni anni, non solo per la crescita costante di presenze, ma anche per le campagne contro gli stranieri lanciate dalla sindaca leghista Anna Cisint.

    La notizia è stata data dall’ingegnere Bou Konaté, uno dei responsabili del centro culturale che alcune settimane fa aveva ricevuto una notifica del municipio che impediva la celebrazione delle cerimonie religiose. I fogli del Corano sono stati consegnati alla Digos, che sta indagando sulla loro provenienza. “Una delle due pagine era completamente bruciata, l’altra si poteva ancora leggere. Abbiamo riconosciuto la Sura 18, che viene declamata ogni venerdì in moschea. È un fatto gravissimo, frutto anche della campagna di odio e di terrore lanciata dalla sindaca”. Parole pesanti, che riflettono la situazione esistente a Monfalcone. “La sindaca ha cominciato all’inizio a difendere l’italianità, ma dimenticando che anche tanti di noi sono cittadini italiani. – spiega l’ingegnere Konatè – Poi ha parlato di islamizzazione in atto, quindi ha chiuso due centri culturali, impedendoci di pregare tutti insieme, con la scusa che non si tratta di luoghi con destinazione d’uso al culto. Sappiamo tutti che l’80 per cento dei centri islamici in Italia non sono luoghi di culto, ma realtà dove si svolgono attività di studio, educazione, insegnamento e anche di preghiera”.”

    Di seguito uno stralcio da l”L’Espresso” del 6/11/2023 nel quale si parla della sindaca di Monfalcone:

    “Primo atto dell’astro nascente del Carroccio l’eliminazione delle panchine di piazza della Repubblica accompagnata dall’installazione di una schiera di telecamere. Nel 2018 esclude più di 60 bambini dalla scuola dell’infanzia al grido di «prima gli italofoni». Per farlo sigla un accordo con due istituti comprensivi della città per fissare un tetto massimo di presenza non italiana al 45%. Se c’è posto bene, ma per chi rimane escluso non c’è nulla da fare. Nel documento, si cita tra gli obiettivi quello di “incentivare le iscrizioni a Monfalcone, in particolare da parte delle famiglie italofone residenti”. Risultato: 79 bambini, quasi tutti nati in Italia da genitori del Bangladesh, vengono esclusi. Sempre nello stesso anno si lancia in una battaglia contro “Il Manifesto” e “L’Avvenire”, bloccando gli abbonamenti ai due quotidiani che, per anni, erano stati disponibili nella sala di lettura della biblioteca comunale assieme ad altri giornali. «La spesa di un ente pubblico deve obbligatoriamente rispondere a un interesse generale, non può essere legittimata da un capriccio personale o da una desiderata di pochi intimi o per ragioni ideologiche di parte», spiega. A giugno dello stesso anno fa esplodere il “caso del cricket”: la Festa dello sport monfalconese elimina la disciplina più praticata dalla maggioranza bengalese, che ormai da diverse edizioni era una delle componenti più colorite dell’evento. Il Comune fa sapere che si tratta di una scelta tecnica, a causa della mancata iscrizione al Coni dell’associazione. Il Coni smentisce. Per il 25 Aprile decide di non invitare alla commemorazione le associazioni dei partigiani della vicina Nova Gorica, Slovenia. Per la città di frontiera, in cui nacquero alcuni dei primi nuclei della Resistenza, un’offesa. Si invitano soltanto “soggetti istituzionalmente riconosciuti”, fa sapere il Comune.

    Nel 2019 decide di aprire sportello per raccogliere le segnalazioni di studenti e insegnanti che «subiscono pressioni da parte di colleghi o professori di sinistra». Per farlo affida al Garante dei minori della sua città il compito di ascoltare mamme, papà, ragazzi o docenti che a loro avviso hanno avuto problemi a scuola perché «non sono schierati da una parte».

    Nel turbinio delle polemiche si inserisce anche il caso del suo assessore alla sicurezza e alla vivibilità di Monfalcone, Massimo Asquini, che sul proprio profilo Facebook aveva condiviso una filastrocca razzista: “Il migrante vien di notte con le scarpe tutte rotte; vien dall’Africa in barcone a rubarvi la pensione. Nell’hotel la vita è bella, nel frattempo ti accoltella. Poi verrà forse arrestato e l’indomani rilasciato“. Una «goliardata» per Anna Cisint «Non amo le offese in generale ma Asquini non aveva alcuna intenzione di insultare nessuno. Sta facendo molto bene per l’incarico che gli ho affidato rispetto al degrado e alla sicurezza in città. Siamo riusciti a risolvere problemi trascurati per vent’anni. Per me conta questo non certo quello che ha scritto su Facebook. Asquini ha solo sottovalutato le conseguenze del post». ”

    Quanto all’augurare, come fa il sig.Farsetti, alla sindaca di Monfalcone di continuare la sua BATTAGLIA CORAGGIOSA E PATRIOTTICA, per ARRESTARE questo processo di INVASIONE, di DISTRUZIONE DELL’IDENTITA’ ITALIA, della SOSTITUZIONE DEGLI ITALIANI, direi che SIAMO IN PIENA CAMPAGNA ELETTORALE, sarebbe serio dichiararlo pubblicamente.

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