Editoriale Millecolline. L’esperienza è ancora maestra di vita

Editoriale

L’Editoriale Millecolline

Pubblicato il 17/07/2022

 

Lesperienza è ancora maestra di vita

Sono sempre più convinto che questa sia da considerare un’affermazione e non un interrogativo.

E nello stesso tempo sia opportuno dire qualcosa in più rispetto a questa parola “esperienza” che prende una sua importanza a partire dalla pedagogia del Rousseau (XVIII secolo). La visione dell’educazione e della vita nell’età borghese è stata concentrata su una certa dissociazione tra realtà ed educazione.

Ha prevalso per più di due secoli l’educazione formale, quella che si codificava nel rispetto dei protocolli delle circostanze e situazioni delle “prove” della Vita. Quelle stesse che erano programmate dai padroni delle Ferriere, i nuovi Industriali e l’imperante dominio di una Chiesa a cinque punte, quelle che comprendono le varie facce delle variazioni dottrinarie del cristianesimo- cattolicesimo (Cattolici, Evangelici, Metodisti, Valdesi, Protestanti). Era un rigore che grandi scrittori come Thomas Mann e Stefan Zweig hanno descritto, senza alcun rimpianto, in opere immortali.

Ma al di là della letteratura, della religione, del nuovo contagioso potere imposto dai parvenu, restano le migliaia di testimonianze vissute dalle persone comuni, dalle famiglie che vivevano ai margini di questo radicale cambiamento, l’opposto di quello auspicato dai dettami della rivoluzione francese. La Restaurazione non fu solo una nuova spartizione del potere geopolitico e degli assestamenti dei “disordini” insurrezionali, clandestini, vere mine vaganti in un tempo in cui prevalevano le sensualità dei conturbanti walzer di Strauss e la sua ideologia di corte, separatista, elitaria, divisionista, emarginante. Si apriva una nuova Epoca e si riacutizzavano i vecchi problemi, di cui Dickens, in modo insuperabile faceva oggetto nei suoi mirabili romanzi (Tempi Difficili, Oliver Twist).

La mala educaciòn, la tirannìa familiare, la dilagante miseria, l’incivile sfruttamento ed abuso dei minorenni, il puro arbitrio nelle scelte educative e formative dei giovani della buona borghesia, l’imporsi della cultura militare, la cieca obbedienza, sudditanza, umiliazione, abbandoni e distruzioni morali e fisiche, divennero per decenni il male oscuro di una certa disumanizzazione. E per ultimo, ma non per ultimo, la condizione della donna, la sua continua segregazione, emarginazione sociale ed affettiva, subordinata e destinata ad essere solo una preda ed oggetto del desiderio, di prostituzione per sopravvivere, di tragedie esistenziali, di forzati abbandoni familiari, di perdita di ogni dignità.  

Dobbiamo attendere che la scuola venga resa obbligatoria e che certi studi pedagogici e studiosi illuministi comincino ad intervenire in questo miserabile sottobosco che possiamo chiamare diseducazione e pieno libero arbitrio, con licenza di uccidere le nuove generazioni.

Le cose sono cambiate nella forma ma non nella sostanza: si continua a parlare di segregazione infantile, abusi sui minori in molti paesi di nobile tradizione cattolica, le donne sono ancora emarginate, vivono nella loro naturale avvenenza sessuale, il lavoro non è come si recita nel primo articolo della nostra Costituzione, l’Istituto della Famiglia, nei suoi sacri valori millenari, è stata atomizzata (nel Sessantotto si scriveva che bisognava demolirla). Si affermano le arroganze delle minoranze sessiste, con la complicità dell’ignoranza e della stupidità espresse dai giovani “rampanti”, che siedono, a loro insaputa, in Parlamento.

Continua nel nostro paese la pratica dell’aborto (altro tassello di disumanizzazione che ci fa tornare indietro riproponendo l’umiliante e demagogica equazione aborto = libertà e, nello stesso tempo, si ripropone la negazione di ogni dignità della donna, come madre, e della Vita).

Infine i giovani continuano a frequentare la Scuola, svuotata di ogni contenuto relativo alla conoscenza, ai metodi del conoscere, al maturare la propria personalità con il compito di divenire protagonisti, testimoni e trasmettitori dei valori acquisiti che qualifichino sul piano morale e culturale la nostra Patria, che vive di pubblicità perversa, trasgressiva, virtuale.

Patria, altro termine ridotto dai nostri governanti progressisti e non, ad una insignificante parola, definita ottocentesca o risorgimentale. Il passato usato solo per banalizzarlo o demonizzarlo. Viviamo senza passato ed è come vivere senza esperienza. Non un’esperienza del fare ma progettuale, finalizzata.

Lesperienza è un processo come ci ricorda il grande pedagogista e filosofo americano John Dewey, in una sua opera fondamentale

 “Esperienza ed educazione, 1938.

“[…] …da un sapere statico, codificato ad un sapere dinamico che tenda a sviluppare le potenzialità e le effettive potenzialità degli allievi e propongano un sapere legato all’esperienza e da queste risalgono dinamicamente alle teorie. […]”.

 

                                                                                                                                                                                       Franchino Falsetti

 

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