CATTIVI PENSIERI. Si vendono quadri solo per arredamenti

Inviti ad abbandonare il pensiero unico

Sono considerazioni come fossero Cattivi Pensieri per chiedersi altro: siamo tutti colpevoli ?

Pubblicato il 21/06/2022

Si vendono quadri solo per arredamenti

Come per ogni cosa od evento l’uomo esprime la sua grande risorsa: adeguarsi – conformarsi – abituarsi – dimenticarsi.

Sembrano i quattro punti cardinali non per orientarsi ma per sopravvivere, lasciare che gli altri facciano, purché si trovi sempre il giusto compromesso del “vivi e lascia vivere ”.

Ma a che serve tutto ciò? Si può rispondere che ad estremi mali o difficoltà, bisogna ricordarsi della saggezza della propria o dell’altrui cultura. Al di là di tutto quello che ci hanno insegnato (in buona fede o con finalità di vera sottomissione), l’uomo ha cercato di scoprire i “misteri della vita” ma poi di occultarli e modificarli ad uso permanente del proprio potere. Quell’antica Casta che per millenni dominò la Terra conosciuta e divise il genere umano, come suggeriva lo stesso Aristotele molti secoli più tardi, in uomini che comandano e uomini che servono. Questo preambolo ancora una volta per aprire gli occhi, su di un mondo d’oggi sempre più incomprensibile – perché è scomparsa la “spiegazione” e si è sostituita la “descrizione”, sono scomparse le “testimonianze” di vita e di verità, cancellate dal “raccontare” ciò che non vediamo, ciò che non ci appartiene, ciò che individualmente continua a dividerci. – L’ultimo esempio è come il mondo stia vivendo il dramma del conflitto russo-ucraino.

Ma questa analisi non virtuale, ci porta ad altre amare e sorprendenti considerazioni: l’uomo di oggi ha abbandonato gli strumenti rigorosi dello studiare, dell’imparare, del memorizzare, del saper usare la conoscenza e quindi far tesoro del passato, dei casi di analoga situazione come attualità storica. Incapaci di tutto questo, i governanti europei ed extra europei, campioni di schiavismo, colonialismo, invasioni arbitrarie, di guerre sanguinose e distruttive, senza alcuna lacrima che ci rendesse diversi e contrari, oggi, avendo dimenticato in pochi anni i loro eccidi su cui nessuno osò contrapporsi, compiono atti di incalcolabili danni sul piano morale, etico, culturale e sociale.

Non più solo un popolo alla deriva, ma l’intera Umanità sta andando allo sbando, al suo dichiarato fallimento, alla sua inesorabile cancellazione. Un mondo costruito per aiutare i popoli in difficoltà e per portarli ad un livello di diffuso e rassicurante benessere, ora è agonizzante per colpa della leggerezza e superficialità con cui si sono nominati i rappresentanti politici, gli esperti, i professori, i consulenti, gli imprenditori e varie “alte” professionalità.

Cosa resta di tutta questa rivoluzionaria esperienza nata negli anni sessanta del secolo scorso? Solo cenere, con la certezza di essere ingannati, di aver vissuto e, ormai quasi alla fine della propria avventura su questa ingrata Terra, come semplici Testimoni che dopo le Ere dedicate alla Filosofia, alla Politica, alla Scienza ed alla Tecnica, è iniziata l’Era dedicata all’Ignoranza ed alla Stupidità.

E di questa nuova stroboscopica Weltanschauung del XXI secolo i segni tangibili e le cadute verticali sui simboli e significati del nostro alfabeto tradizionale (l’ABC del pensare e del vivere di oltre 25 secoli) li ritroviamo ovunque. Nulla è stato risparmiato, tutto modificato per abbellire, ma non per arricchire, e ciò che era senza rimedio alla sua fine naturale ed artificiale, l’Arte, ha trovato nell’immaginario povero e misero dell’uomo contemporaneo, il suo pozzo rigeneratore, gli slogan insignificanti come “L’arte abbraccia la città”. (Ultimi sussulti dell’Arte Fiera di Bologna).

E l’Arte è il bersaglio su cui si sono focalizzati interessi economici, investimenti di mercato e di onnivoro consumismo. Difficile sentire la parola Cultura o leggerla in un progetto articolato, e non come cartellone di sagre estive e feste paesane con polenta, salciccia e crescentine. Un Progetto di uno Stato, come quello italiano, intendo, Paese degli Artisti – dall’antichità al cosiddetto “neonaturalismo”- dove l’Arte è la regina di ogni cosa.

Tutto il resto è ciarpame sui cui, privi di idee, si sono voluti costruire, anche per questa nobile produzione, campi di ideologie sovrastrutturali che obbligano a guardare il nulla attraverso la solennità dei critici e degli stessi artisti sottomessi al credo delle trasformazioni, alterazioni, installazioni, liberatorie ed anarchiche interpretazioni. Alla fine: Tutti artisti senza qualità ed idealità. Le “idee” nel frattempo si sono rotte e in modo irreparabile.

Viviamo di cascami e di scarti, che non arricchiscono le nostre menti, soprattutto quelle creative, ma accelerano il processo della decadenza, del declino inarrestabile, della morte, non di Dio, ma delle Idee. C’è chi pensa che con i “festival” annuali sulle discipline, sui saperi, sulla scienza, sulle Idee (quali ?), sostenuti da una schiera di ignavi bruciati dai mass media, usciti dalle fantomatiche ed inflazionate accademie, da docenti che “insegnano” scrivendo sui settimanali femminili o varie amenità altamente retribuite, che si rigenerano nei social, nei blog o nelle scuole ad libitum on line, con un uditorio inesistente, anonimo, illuso di continuare la tradizione dell’essere studente, protagonista dello studio e dell’imparare ad imparare. Questa è la scuola che sostituirà il caro edificio scolastico, la lodevole categoria degli insegnanti, i luoghi della Sapienza e della Formazione.

Nel XXI secolo la domanda non è più quella: cosa farai da grande? Ma, cosa sei capace di vendere? Che cosa sai combinare con gli oggetti industriali, preconfezionati, quelli privi di intelligenza creativa? In poche parole le prossime generazioni, a partire da quella attuale, cercheranno nella realtà, ormai virtuale, risposte funzionali come quelli che producono quadri per arredamenti. Le idee non contano, la storia neppure, il passato è già demolito, contano le abilità per riscoprire come si fa ad accendere il fuoco!

 

                                                                  Franchino Falsetti

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