Editoriale Millecolline. Viviamo sotto una dittatura legislativa?

Editoriale

L’Editoriale Millecolline

Pubblicato il 20/03/2022

Viviamo sotto una dittatura legislativa?

“O patria mia, vedo le mura e gli archi,

E le colonne e i simulacri e l’erme

Torri degli avi nostri.

Ma la gloria non vedo.

Non vedo il lauro e il ferro ond’eran carchi

I nostri padri antichi”.

Questa famosa ode del Leopoardi (1818), AllItalia, non è un ricordare le attenzioni e le nostalgie scolastiche di un tempo. E’ un’opportuna ri-lettura di un appassionato testo ancora attuale che ci richiama il declino e la decadenza dei nostri giorni.

Un’Italia che vive di slogans, di frasi pubblicitarie, di pensieri precotti, di ignoranza ed assenza di ogni elementare conoscenza della Storia italiana dalla prima esperienza di libertà e tristissimo epilogo della rivoluzione partenopea del 1799 all’attuale diaspora dei valori, delle certezze, delle idee del cosiddetto cambiamento e rinnovamento progressista. Le molteplici vicende politiche e sociali avvenute in più di due secoli sono andate dileguandosi fino a non lasciar traccia alcuna , in particolare, per generazione del post seconda guerra mondiale , delle attuali e di quelle che verranno. Il fermento culturale e politico italiano a partire dai primi dell’Ottocento con Foscolo, Mazzini, Pellico, Settembrini, Giannone, e poi De Sanctis, D’Azeglio, Cattaneo, Cavour e scrittori insuperabili come Collodi, De Amicis e Vamba (Bertelli) che hanno cercato di recuperare i valori dei nostri “padri antichi”, criticando e svecchiando il mondo dei cicisbei e dei parrucconi dellancien Régime, gettando le basi per una nuova educazione, una nuova scuola, nuovo temperamento italico, una sacra consapevolezza del senso di Patria, di Nazione, di Libertà e di Coralità di popolo.

L’Italia con un passato fatto di dominatori e di continue sottomissioni, ritrovava nella Cultura classica e Rinascimentale la linfa del proprio riscatto, dei nuovi ideali ispirati dal suo intramontabile genio artistico ed avventuroso. Il vento delle nuove rivoluzioni per liberare i popoli dalle ataviche schiavitù svegliò l’intera Europa ed il famoso anno utopico 1848 rimarrà la data rivoluzionaria anche per la nostra Rinascita morale, politica, sociale e culturale.

Si arrivò all’Unità d’Italia, traguardo indispensabile per poter parlare, con orgoglio e conoscenze,  di Patria e di Nazione.

La triste ed infausta esperienza fascista fece nascere un’altra realtà, sintetizzata nella parola Stato. E questa sintesi d’immagine “governativa”, non è stata vissuta come forma di creativa aggregazione di libere espressioni dei cittadini italiani. Nascono le parate ed i comizi, vuoti del vero sentimento patriottico ma suggestivi negli effetti di propaganda.  Con la nascita della Repubblica, al di là della radiosa Costituzione , si è continuato il concetto e l’attuazione della centralità politica e governativa degli stati totalitari(Anche con la presenza di vere intelligenze economiche e politiche come Alcide De Gasperi e Luigi Eianudi ).

Stato e Nazione sono indipendenti e non esprimono lo stesso concetto. Anzi lo Stato ( organizzazione di una comunità – leggi )

ha prevalso sull’antica e variabile cultura di Nazione (valori – lingua – storia) che oggi è un semplice oggetto di ricerca.

Non sono le bandiere che sventolano per ogni vicenda effimera o seria che ci fa sentire Italiani. Sarebbero le Istituzioni che, nel rispetto, della Costituzione, potrebbero offrire continui esempi di democrazia, di libertà, di aggregazione, di realizzazioni di quei contenuti e norme che qualificano lo Stato  riformatore (come fonte di benessere e di democratica sovranità popolare), identificandolo nel rispetto delle esigenze individuali e differenze culturali e sociali. Si auspicherebbe una nuova esperienza  di stampo romantico , ma efficace e stimolante per  realizzare importanti corollari della democrazia come quello della città educativa, dello Stato educativo, della Nazione educo-formativo.

E invece, ogni pretesto è buon per irrobustire l’isolamento e la nascita di forme arbitrarie e dittatoriali dello Stato ( di vecchie reminiscenze ed evocazioni  ).

Le emergenze internazionali, le crisi economiche nazionali e mondiali. La Pandemia, le limitazioni per la somministrazione dei vaccini, la baraonda dei virologi e degli scienziati. Insomma un ritorno al potere unico, assoluto, monocratico, altamente liberticida.

Non sono i valori che ci cambiano (non esistono più), non sono le ideologie  (altrettanto scomparse) che ci fanno riflettere e ci danno nuovi motivi per migliorare il nostro status, ma sono i provvedimenti governativi, di dirigenza unilaterale, di provvedimenti legislativi che modificano i nostri comportamenti fino al ridicolo di poter cancellare la presenza del virus poiché si legifera che dopo il 31 sarà tutto finito. Nessuna mascherina, nessun antidoto efficace, Siamo di nuovo liberi e sani. Una legge ci ha liberati!!!!!

A chi giova tutto questo? Il nostro glorioso Paese è ritornato indietro, a livelli di una nuova sottomissione. E non ci salveranno né le vecchie zie (che non ci sono più) e neppure i Supermercati!!!! (che godono di buona salute, ma non fanno pensare). Si può solo sperare di ricevere un prezioso biglietto di auguri con consigli luminosi e democratici  dal vecchio padre Pericle?

                                                               

                                                                                                                                                       Franchino Falsetti

 

 

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