Senza sapere perchè

Editoriale

L’Editoriale Millecolline

Pubblicato il 04/12/2021

Senza sapere perché

E’ un periodo in cui, sotto l’influenza di continui cambiamenti e sconvolgenti trasformazioni, preferisco leggere i giornali di 30, 40, 80 anni fa. Sono letture salutari di un mondo sicuro anche se non certo rassicurante sulle abitudini ed ambizioni degli uomini. Perlomeno si leggono pagine affidate a chi sa scrivere, a uomini di cultura, di vera cultura, a scrittori, poeti, artisti, valenti giornalisti.

Una bella schiera di pensatori che non avevano la mania del divagare o del rendere la parola sinonimo di appicciafuoco, una miscela di zizzania e di volgarità gratuite, rivelatrici di tutta la frustrazione di cui si vive oggi. Leggere in particolare la famosa ed irrepetibile Terza pagina dei vecchi quotidiani, quelli a diffusione nazionale Corriere della Sera o interregionale come La Stampa, ti fa sentire ancora vicino all’altro mondo, quello che fino a pochi decenni fa manteneva un certo legame e continuità con il passato.

Il passato non degli ismi, del lessico artificiale, delle mode senza tempo, delle nuove illusioni come le scoperte finalizzate a confinarci sempre più in villaggio globale. Una controllata globalizzazione del pensiero libero.

Una degenerazione progressiva che ha intaccato la pluralità, la diversità, la dialettica, il confronto, il dialogo, gli approfondimenti, la cultura come formazione e difesa nel nuovo Circo Barnum delle idee, delle ideologie pre-cotte e rimasticate e nel sostituire i Maestri con le telescriventi riadattate (leggi computer ed affini) a scrivere qualunque cosa, perché non pensata ma azionata con la pratica infantile del copia-incolla. Un universo di notizie a fiume continuo che ci ha riportato al tam tam degli uomini primitivi.

Nessun pensiero, nessun progresso, nessuna responsabilità, ma la nascita di una nuova filosofia: eseguire. Le nuove tecnologie ci insegnano ad eseguire, essere passivi, godere di riflessi di imitazioni. Una vera catastrofe se pensiamo alla scuola, all’arte, alle istituzioni culturali, ai dirigenti di oggi e di domani.

Ma il senso di questo Editoriale non è ripetere la solita denuncia ed il proprio disagio nel vivere in questo tipo di “civiltà” che ha ucciso le utopie e le illusioni, quanto sottolineare una certa assonanza tra questo tempo storico del disordine e l’altro tempo storico del disordine, il lato incivile del Medio Evo.

Questa comparazione mi è propria nata leggendo alcuni valenti storici sulle Terze pagine della nostra passata letteratura giornalistica. In sintesi: l’uomo che nasceva prima o dopo il mille, mi riferisco alla stragrande componente dei dimenticati, abbandonati e degli emarginati, dei veri poveri, che tipo di educazione riceveva? Potevano accedere all’istruzione, scegliere un mestiere, una professione, girare il mondo, frequentare centri di cultura, monasteri, biblioteche, Chiese, Università celebri e di grande fama?

La famiglia in cui si nasceva aveva mezzi economici per garantire un certo tenore di vita e proteggere la famiglia da eventuali avversità?

Si nasceva in periodi di anarchia totale, soprusi e vessazioni, guerre continue, pestilenze di ogni tipo, sporcizia permanente e letame in ogni angolo delle strade (prive di ogni cura e protezione) e della casa, dove anche l’igiene personale era inesistente. Tutto questo non era per tutti, ma per tutti coloro che nascevano privi di ogni piccolo sostegno o “privilegio”. Nudi, soli su questa Terra. Lo scopo della loro nascita era la disgrazia e la sofferenza fino alla morte. Analfabeti, privi di ogni insegnamento, conducevano una vita di deprivazioni assolute. Non si rendevano conto di tanti perché, soprattutto, vivevano senza sapere perché.

Oggi sono cambiati i costumi, gli usi, ma le condizioni rimangono medesime. Il mondo vive di povertà, di miserie, di abbandoni, di ignoranza.

Aberrante vedere uomini e donne nelle sconfinate pianure e territorio di alta siccità e miseria con il cellulare all’orecchio o gruppi di “disgraziati” seduti davanti ad un vecchio televisore degli anni settanta. Questo è l’effetto della globalizzazione, del mercato unico che coinvolge l’ homo insipiens, le popolazioni confinate nei Continenti “nuovi e vecchi “, povere e sfruttate da secoli, senza alcuna possibilità di riscatto (oltre 4 miliardi).

Si nasce ancora e si vive senza sapere perché. Proprio come nel “buio” del Medio Evo. L’uomo nasceva ignorante, imperfetto, si trascinava perché era vivo materialmente, ma inconsapevole della propria inutilità e valore dell’Esistenza.

Come può cambiare questo strano Mondo se esistono queste immani diseguaglianze, questo vivere solo di consumo materiale, di soddisfazione dei sensi e dei piaceri e poi assenza totale sui valori, sui principi, sugli insegnamenti, sulle conoscenze del passato,  su ciò che è stato fatto in altre epoche ? Ignoranza totale:  presunzione ed identificazione del presente col futuro.

Oggi i giovani dovrebbero conoscere e ritornare alle grandi positività del Medio Evo, quando le Scuole, le Università e i Monasteri erano centri di Cultura, di dibattito, di formazione, di maturità, di ricerca continua per non lasciare l’Uomo solo, senza parola, disperato, senza alcuna capacità di sentirsi partecipe al mondo dei perché, delle spiegazioni e non delle descrizioni.

                                                                                                                                                                                                          Franchino Falsetti

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