Educare insegnare parole svalutate

Editoriale

L’Editoriale Millecolline

Pubblicato il 17/10/2021

Educare insegnare parole svalutate

In contesti sociali sempre più complessi e critici, molte sono le trasformazioni e le nuove tendenze che, di fatto, stanno modificando i nostri comportamenti, le nostre visioni personali e collettive della realtà e delle nostre finalità  ideologiche dell’esistenza e del suo divenire.

Questo avveniva prima dell’era Covid. A partire da questo nuovo spartiacque storico si stanno registrando nuove confusioni culturali e disordini sociali che allarmano esperti di tutto il mondo, per la rapidità con cui si stanmo sviluppando e le subdole modalità con cui stanno condizionando le attuali generazioni ,compromettendo anche le nuove e quelle successive.

Si tratta di essere coscienti che non è il luccichio artificiale del consumismo e delle nuove forme di paganesimo che ci rendono soddisfatti realizzando obiettivi edonistici, materialistici privi di ogni valore morale ed educativo.

L’educazione per oltre 25 secoli è stata la prassi fondamentale ed indispensabile per la formazione non solo per le giovani generazioni, ma per ogni mestiere o professione che si voleva esercitare. Negli anni settanta del secolo scorso si teorizzo’ che l’educazione doveva durare tutta la vita e venne definita: educazione permanente. Si riconobbe, finalmente, che nell’educazione risiedono i valori costituenti di una società e la sua conoscenza ne garantisce ogni trasmissione e continuità.  Educare, quindi, non solo sui banchi di scuola, ma lungo tutto il percorso della vita,  cioè poter godere di nuove stimolazioni formative tra le diverse agenzie educative presenti sui vari territori nazionali che concorrino allo studio,  alla partecipazione di attività coinvolgenti  la propria mente e la voglia sempre d’imparare.

Educare come processo non solo come prassi. E così vale per l’insegnare: altra parola svalutata, poiché l’insegnamento non va inteso solo come didattica (anche questa parola ha perso le sue qualità scientifiche persino nella formazione universitaria), ma come esempi da seguire, da imitare, da diffondere, fino a raggiungere e realizzare l’ideale obiettivo  di  “Società educativa”, di Comunità che considerino la formazione come obiettivo primario e garante di ogni invasiva contaminazione di mode stravaganti, di nuovi idoli da sostituire, di condizionamenti legati a ritorni a centrali, come l’abbattimento delle statue dei nostri protagonisti storici (vedi: Cristofoto Colombo), politici, accademici, professionisti di fama nazionale od internazionale.

Il vuoto culturale di questi ultimi decenni ha amplificato valori che esaltano la nostra sfera affettiva, le nostre debolezze psico-fisiche, il contatto fisico, le pubbliche relazioni vissute in modo sensoriale, epidermico, privi di dialogo, con il nuovo messale in mano, il cell e le sue ridotte potenzialità di dialogo e di maturità linguistica ed intellettuale. Un tempo dove essere “ignorante” è bello e dove il nobile valore della libertà viene calpestato nel credere che significhi fare quello che si vuole: distruggere, praticare la violenza, inventare nuove censure, negare ogni principio di democrazia e di rispetto alla persona.

Anche la Chiesa si è trasformata in una grande Organizzazione di beneficenza e soccorsi umanitari, preoccupandosi più degli ultimi Indios dell’Amazzonia che della parola delle Sacre Scritture e della formazione spirituale di ogni buon cristiano. L’ avvenire ha un nome: eco-sistema. Salviamo il vecchio Pianeta, ma ancora una volta senza cultura, senza educazione, senza insegnamenti.

                                                                                                                                                                                       Franchino Falsetti

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