Le donne afghane manifestano per la loro libertà…

Editoriale

L’Editoriale Millecolline

Pubblicato il 13/09/2021

Le donne afghane manifestano per la loro libertà…

Non possiamo che rallegrarci nel vedere donne afghane scendere in piazza e senza timori manifestare, a viso scoperto, per i loro diritti acquisiti e la libertà di scegliere di fronte ai Talebani armati fino a denti. Queste sono state le prime reazioni al “tradimento” degli alleati impegnati a sconfiggere questo male endemico e questa assurda propaganda politica ed ideologica che non può che avere un solo obiettivo: governare col terrore, e rendere tutti, soprattutto le donne, prive degli elementari diritti della dignità della persona.


Ma mentre scrivo le cose stanno cambiando in peggio: le donne hanno smesso di urlare la loro rabbia e la loro mortificata condizione umana e sociale e il nuovo governo talebano sta calcolando tutte le misure restrittive secondo il progetto “sottomissione”. Questo paese, preda di grandi potenze e conosciuto come il maggior produttore di oppio della Terra, ha dalla sua parte le carte vincenti, per un mondo che ha scelto di vivere nella corruzione, nella violenza, nel sopruso, nella violazione di ogni piccolo desiderio che possa sbocciare su un viso triste di bambino o su una donna piena di fuoco dentro, per il grande Inganno dei paladini della “Libertà”.
Una guerra nata in senso punitivo dopo l’immane attentato alle due Torri gemelle. Una vendetta che avrebbe dovuto, in vent’anni, debellare il morbo maligno e realizzare davvero un governo di democrazia, per una concreta rinascita di un popolo sempre schiavizzato e per una nuova stagione della Primavera Afghana.


Come mai gli americani alla vigilia dell’anniversario ( 20 anni ) dall’indimenticabile attacco alle Torri gemelle hanno deciso di abbandonare il popolo afghano al loro destino, in balìa del ritorno dei Talebani? Le motivazioni potrebbero essere diverse, come l’orgoglio degli americani è stato salvato ed appagato…

L’America può attaccare chiunque ed andarsene quando lo ritiene opportuno. Non disponibili a nuovi piani Marshall, non considerano che le loro idee assomigliano, oggi, a quelle dei talebani: l’America non esporta più progresso, non è più quella fiaccola maestosa della statua della Libertà che abbagliò milioni di cittadini, non è più un punto di riferimento per diffondere il grido di libertà e di giustizia tra le varie etnie: ha trasformato in prodotti i valori fondamentali della religione, della morale, delle tradizioni storiche e familiari, ha distrutto le statue del Padre degli Americani Cristoforo Colombo. Il fenomeno del “cancel culture” non è una violenza talebana, è una nuova violenza che ha colpito i paesi più evoluti dell’Occidente. Il processo di Sottomissione ha contaminato il mondo occidentale, le Civiltà secolari, capaci, ancora oggi di essere il “faro” del garantismo, della democrazia, della libertà. Queste donne afghane non si sono rese conto che il mondo è cambiato, anzi ribaltato, e che loro non stanno opponendo una “resistenza” per i loro diritti acquisiti, ma stanno difendendo la libertà dei costumi in vigore in America, l’esteriorità di un vivere effimero ed aleatorio. Nessuna scelta di cultura, anch’esse verso il pensiero unico, totalizzante, globalizzante, privo di ogni dignità e rispetto della persona. Un ennesimo inganno; stessa ideologia e mezzi coercitivi diversi, dalle mitragliatrici alla droga, alla corruzione, all’incapacità di salvare questo bene prezioso che si chiama Democrazia.

                                                                                                                                                                                                                  Franchino Falsetti

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