Il futuro sarà senza lavoro

Editoriale

L’Editoriale Millecolline

Pubblicato il 05/09/2021

Il futuro sarà senza lavoro

Le nuove generazioni e le attuali, quelle nate con l’inizio del XXI secolo, hanno conosciuto e conoscono un mondo altamente contraddittorio e particolarmente frammentato.

I vocaboli che costituivano l’ossatura dei cosiddetti “modelli di vita” e che ne definivano il vademecum dei valori, ricevuti e tramandati nel processo di educazione e di istruzione fino al passato prossimo, come sacrificio, rinuncia, domani, avvenire, lavoro, ai “sogni di diventare qualcuno”, alla competizione, alla sfida, all’onorabilità (morale e civile) si sono, in pochi decenni, stemperati, quasi scomparsi e si si sono trasferiti negli “spot”, quelli ingannevoli, che sono costruiti per realizzare con la fantasia e maturare frustrazioni e segni di disadattamento sociale. Il nuovo “sol dell’avvenire” è vivere deprivati di ogni futuro, ogni reale prospettiva lavorativa.

Le istituzioni scolastiche ed accademiche hanno svuotato i campi motivazionali di venire al mondo, che non significa “ubbidir tacendo”, essere sottomessi dall’apparato amministrativo e burocratico di qualsiasi Stato (democratico o non), ma essere educato a sensi di responsabilità ed educati in questa direzione, fin dalla prima età, per poter decidere, scegliere e realizzare una delle diversissime opportunità che una Società moderna ed estremamente tecnologica ed educativa possa offrire.

Il cittadino non a servizio, ma protagonista del proprio destino e delle proprie propensioni ideali e professionali. Sulla carta stampata, ogni tanto qualche buon resistente intellettuale scrive o rilascia interviste su questa drammatica situazione, superiore a qualunque pandemia (provocata od auspicata) con efficaci intitolature, come: -“Bisogna dare ai giovani un’idea di futuro oltre i contratti precari ” (Umberto Galimberti) oppure -“Non sappiamo più educare i nostri giovani: solo compiacerli” ( Ernesto Galli della Loggia ).

Sembrano sintetizzare visioni diverse, mentre sostengono, con considerazioni argomentative stimolanti e convincenti, che la “categoria giovane”, nell’era post industriale a perso la sua specificità, la sua identità, il suo classico profilo.
Vorrei continuare quanto sostenevo sopra: forse dobbiamo cominciare ad usare, come nell’analisi logica, lo schema fatto di soggetti e predicati. Il soggetto principale è la Società del progresso, degli investimenti, dei supermercati, della globalizzazione che cambiato la sua preziosa bussola dei valori, degli ideali, dei contenuti educo-formativi alla Vita e non a superare i risibili ostacoli scolastici, tanto risibili che solo 1 su 4 non ce la fa.

Il 23% dei giovani ha abbandonato gli studi o non ha acquisito competenze minime (alcuni dati, a cui dedicherò alcuni miei prossimi scritti, forniti dall’ISTAT e dall’Invalsi). Un’elevata e preoccupante dispersione scolastica che denota uno stato allarmante di “povertà educativa”.

Si sono aperti confini: i vari progetti Erasmus, ma la scuola sì è impoverita, si è adeguata al mercato del turismo scolastico, degli studenti, modificando persino la “gita scolastica” in “viaggio d’istruzione”. Quale? Senza vera programmazione degli studi e delle loro finalità e competenze, non si può pensare ai giovani come generazione che possa, autonomamente, sostituire la precedente e possa continuare la progettazione in ogni settore della produzione ed in tutti i vari settori sviluppati con nuove vitalità, conoscenze e capacità progettuali. I giovani non hanno futuro e non avranno futuro se non si riabilita il concetto di lavoro, quello che sa di sacrificio, di esperienza, di esami (veri), di prove che dimostrino la maturità culturale e professionale maturate.

Il futuro potrà ancora essere una parola positiva se l’attuale Società tirannica, individualista ed egoista, non arresterà il proprio declino, il suo deleterio abbandono a visioni della vita edonistiche, consumistiche, in cui prevalgono gli oggetti, i beni di consumo giornaliero, in cui si è costruita la nuova scala dei valori commerciali dell’Identità di essere Uomo e Donna, si creeranno nuove forme “lavorative”, senza dignità, senza desideri, senza ambizioni, solo quello di soddisfare le necessità contingenti ed i nuovi prezzi (gabelle) che la Società del domani richiederà, a tutti, per vivere senza scopi, abbandonati, come un tempo, alle sole condizioni di censo e di eredità.

Franchino Falsetti

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