Do you speak italian?

Editoriale

L’Editoriale Millecolline

Pubblicato il 15/08/2021

Do you speak italian?

Nell’anno dell’anniversario dei 700 anni della morte del sommo poeta Dante, molte sono e saranno le iniziative che ricorderanno questo straordinario protagonista della vita pubblica e poetico-letteraria della nascente storia italiana e della italianità.

Non è necessario parlare di Dante, ma di ciò che ha rappresentato in tutti questi secoli e continua a rappresentare, come si è ammirato nella magnifica Mostra a Forlì (Musei San Domenico ) a lui dedicata, dal titolo avvincente ed indagatore: “Dante – La visone dell’arte”. Un invitante richiamo di Bellezze artistiche di ogni tempo, ma di conoscenze, di riflessioni, di meditazione sul suo tempo e sui secoli successivi fino ad oggi. Qual’è la sua grandee eredità? Indubbiamente la sua parola, la sua cultura, le sue visioni laico-religiose, il suo patriottismo, la sua lingua, la ricerca di un linguaggio espressivo ed unificatore delle diverse realtà italiane, dei suoi idiomi, regionalismi e coloriti fraseggi dialettali. Il suo tempo continua ad incantarci: la sua vita, le sue vicessitudini, le sue sofferenze, le sue delusioni, il suo drammatico esilio, il suo impegno civile e politico e la sua profonda cultura che darà origini a nuovi sentimenti, nuovi valori, le basi del pesniero nazionale e la nuova figura di cittadino italiano.

Dante. Domenico di Michelino. Duomo di Firenze

L’uomo moderno, quello contemporaneo, soprattutto,vive ben altre condizioni sociali e valoriali. Gli italiani non sanno parlare l’italiano. Lo hamo abbandonato addirittura dai banchi di scuola e crescendo, i cosiddetti alunni o studneti, hanno ripreso la confidenza esclusiva con la lingua parlata ( con la complicità e disaffezione dei docenti in generale ): contaminata da diverse culture, non solo autoctone, ma provenienti da altri paesi e stati europei ed extra-europei. In particolare dai mass- media. Si è imposta da anni, infatti, una lingua prettamente commerciale ed agglutinata, legalizzata dalla globalizzazione e presente, in molte delle nostre azioni quotidiane: dall’uso dei cell., all’inserzioni pubblicitarie, a quelle che identificano i reparti ospedalieri, luoghi di divertimento, di acquisti alimentari o di primaria necessità. Insomma parliamo uno strano slang italinglish, che ci rende stranieri in casa nostra, oltre le barriere dialettali e delle tradizionali culture regionali che attraversano l’Italia: dal Nord al Sud.

Dopo 700 anni abbiamo bisogno ancora di Dante? Penso proprio di sì, riscoprendo il ruolo della scuola che non deve vivere di installazioni culturali o di anomalie provocate delle decadenti teorie o disarmanti pseudo laboratori, o peggio ancora degli effetti “mirabolanti” della Pandemia, dove l’istruzione è passata dai banchi a rotelle alle lezioni in Dad e burocratiche risoluzioni per rendere l’apprendimento un specie di green pass per disattendere ogni impegno, ogni dovere , ogni serietà del conoscere per una matura crescita e per essere parte consapevole e responsabile della Società italiana ed europea, risvegliandola a risintonizzarsi con l’educazione e la formazione del nostro storico schema e forma del conoscere, per rivivere le nostre storie, la nostra ricchezza di pensiero, di vita, di lingua, di ritrovata italianità di Patria e di Nazione.

[ Fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e conoscenza – Dante ]

                                                                                                                                                                                                                            Franchino Falsetti

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