Giorni alle Ariette: “Le Uova di Pasqua”

Un nuovo racconto dalla terra delle Ariette. Non molto lontano da noi

Le uova di Pasqua, incontri che valgono il momento

Pubblicato il 05/04/2021

Sono incontri raccontati. Incontri spesso casuali che si svelano quanto (poco) tempo dedichiamo a noi stessi.

Prosegue la pubblicazione dei racconti di Stefano e Paola che nascono dal quotidiano trascorrere dei giorni in cui scoprire che le meraviglie si possono incontrare anche percorrendo gli stessi metri ogni giorno.

Le Uova di Pasqua

Ieri mattina verso le undici e mezza si è fermata una macchina nel parcheggio delle Ariette. Sono scese due persone, un uomo e una donna, e si sono dirette verso casa. Una l’abbiamo riconosciuta anche sotto la mascherina, è un veterinario dell’AUSL di Bazzano che in passato era venuto a fare il prelievo di sangue alle nostre oche quando dovevamo partire in tournée per andare a fare gli spettacoli dove recitavano anche i nostri animali.


Ci siamo subito domandati cosa venissero a fare a casa nostra due veterinari in questi tempi di Covid. Abbiamo pensato che fossero venuti per le uova, forse per quel senso di colpevolezza che ci prende ogni volta che facciamo qualcosa di strano, o forse sarebbe meglio dire di antico, o meglio ancora di non moderno, quelle cose che oggi sono leggermente disdicevoli perché non proprio in linea con l’ordinamento igienico sanitario del mondo contemporaneo.


Adesso vi spieghiamo. Nei giorni scorsi abbiamo messo davanti a casa un cesto per l’acquisto a self-service delle uova. Abbiamo messo i contenitori da 6 come imballaggio da trasporto e un cartello fatto a mano con l’indicazione del prezzo: 6 uova = 2 euro. Chi passava poteva servirsi, prendere le uova e lasciare i soldi corrispondenti nel cestino.
Insomma tutto regolare, noi contadini possiamo vendere le uova al consumatore finale. Pensavamo fossero venuti a chiedere chiarimenti in merito a questo, invece entrando ci hanno chiesto se avevamo un somaro.


Abbiamo detto: “No, abbiamo due pony femmine ma non abbiamo somari”.
Loro hanno chiesto di vederle. Abbiamo detto: “Sì certamente, andiamo, forse sono in stalla, ma potrebbero anche essere già partite per il pascolo, comunque intanto andiamo a prendere i passaporti”. Per chi non lo sapesse anche gli equidi hanno un documento di identità.
Le pony erano vicino alla stalla, stavano uscendo, e i veterinari hanno cominciato a dire che … insomma… c’era stata una segnalazione.


Non si è mai abbastanza pronti in queste situazioni, né abbastanza lucidi, soprattutto quando si viene colti in contropiede. Pensavamo alle uova e invece loro erano venuti per controllare le pony a causa di una segnalazione di qualcuno che aveva segnalato… cosa?


Non riuscivamo a capire. I veterinari ci hanno detto che qualcuno aveva segnalato animali trascurati e maltrattati. Le nostre pony? Lena la più piccola, la figlia di Lola, siccome in questo momento di primavera esce al pascolo e mangia l’erba giovane ha male ai piedi e cammina un po’ come se fosse sulle uova, soffre di laminite.
Alla fine dell’inverno le nostre pony allevate all’aria aperta hanno il pelo lungo, è quello che hanno fatto per proteggersi dal freddo, e ora lo stanno cambiando, lo perdono, sembrano un po’ arruffate, a volte si rotolano nel fango, si “sporcano”, ma è così che gli animali in libertà fanno per “pulirsi” dagli insetti e dal pelo in eccesso.
Insomma, è successo che qualcuno, guardando i nostri animali e in particolare le nostre pony, ha pensato che fossero trascurati e maltrattati.


I veterinari hanno constatato che le unghie di Lena non erano tagliate a regola d’arte. È vero, siamo noi che gliele tagliamo. I maniscalchi professionisti non vengono a tagliare le unghie di una pony soltanto, dicono che è più la fatica del guadagno. Per questo ci arrangiamo da soli.
Così da ieri siamo delusi, confusi e anche un po’ arrabbiati. Qualcuno, guardando le Ariette, ha pensato che trascuriamo e maltrattiamo gli animali a tal punto da doverlo segnalare all’AUSL competente.


Allora ci è venuta una domanda. Chissà se pensa la stessa cosa anche dei campi e del giardino, visto che il nostro modo di gestire animali, piante e campi è un po’ selvatico? Noi ci ispiriamo ai principi dell’agricoltura naturale, cioè cerchiamo di entrare in dialogo e in sinergia con la natura, di lasciarla fare, di accettare il diverso, il bruttino, l’imperfetto, il poco dotato, il disadattato, insomma tutte quelle manifestazioni della vita che non sono in cima ai nostri desideri.


È vero, la nostra cagnolina Tea l’avremo lavata tre o quattro volte durante i suoi 11 anni di vita. L’abbiamo fatto quando era necessario, quando le pulci la stavano aggredendo, altrimenti perché avremmo dovuto farlo? Lei corre tutte le mattine nell’erba alta bagnata di rugiada, è questo il suo modo di lavarsi. Abbiamo alcune oche che sono nate con le ali storte, un difetto genetico (forse la consanguineità) ma stanno benissimo, soltanto non sono molto belle da vedere, insomma sembrano un po’ handicappate, tutto qui.


Ci sono periodi dell’anno in cui le galline sono bellissime e altri in cui sono un po’ spennate, dopo mesi di accoppiamenti selvaggi con i galli che saltano con le zampe unghiate sulla loro schiena. I gatti ingrassano in autunno, diventano belli tondi e poi in primavera cominciano a dimagrire.
Non tutti sono belli e anche i belli non sempre sono belli.


E questo vale per gli animali, per le piante, per gli uomini, per le montagne…
In questo momento ci sembra di avere passato 32 anni inutilmente.
Dal 1989, quando siamo arrivati alle Ariette, abbiamo coltivato la terra, trasformato i suoi prodotti, dato da mangiare con l’agriturismo e poi fatto il teatro mescolando tutte queste cose: la terra, il cibo, gli animali, la nostra vita. Se questa è l’immagine che diamo di noi a chi passa per via Rio Marzatore significa proprio che abbiamo sbagliato tutto, oppure che la nostra società ha imboccato una strada che la porta sempre più lontana dalle origini della vita, della terra, delle piante, degli animali e degli uomini.

Buona Pasqua.

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