Giorni alle Ariette: “Asini”.

Un nuovo racconto dalla terra delle Ariette. Non molto lontano da noi

Asini, incontri che valgono il momento

Pubblicato il 22/03/2021

Sono incontri. Incontri che si svelano quando dedichiamo tempo a noi stessi. Prosegue la pubblicazione dei racconti di Stefano e Paola che nascono dal quotidiano trascorrere dei giorni in cui scoprire che le meraviglie si possono incontrare anche percorrendo gli stessi metri ogni giorno.

 

ASINI

In questi ultimi giorni d’inverno, verso le sette di mattina, prima di occuparci degli animali, percorriamo a piedi il contorno delle Ariette. Prendiamo la cavedagna che porta dalla casa al teatro. Poi dal teatro fiancheggiamo la siepe alta che divide i nostri campi da via Cassole.
Quando arriviamo al confine giriamo a sinistra e saliamo fino al punto più alto delle Ariette dove c’è il palo dell’Enel, dove quest’estate abbiamo fatto lo spettacolo, dove in novembre abbiamo seminato il grano degli spettatori, agli e pochi giorni fa cipolle.

Da lì, verso ovest, percorriamo il filare di noccioli, salutiamo gli asini dei nostri nuovi vicini che pascolano nel campo al di là dei noccioli, giriamo a sinistra, fiancheggiamo il calanco fino ad incontrare di nuovo la cavedagna che porta a casa. Sono poco più di settecento metri, neanche un chilometro, ma sembrano tanti, ogni mattina c’è qualcosa di nuovo.
Lunedì mattina c’era un bel cielo limpido, era sottozero, ma da casa si intravedeva già il sole che stava per sorgere dietro il monte di Campocorno.

Abbiamo cominciato il nostro piccolo percorso, come solito, e ci siamo detti sorridendo che su in alto sicuramente avremmo trovato il sole.
Quando siamo arrivati al grano degli spettatori il sole stava sbucando dietro il monte. Non riuscivamo a guardarlo. Allora con gli occhi chiusi ci siamo messi di fronte a lui perché ci riempisse completamente di luce e di calore.

Mentre eravamo così, con le braccia aperte e gli occhi chiusi, abbiamo sentito un suono strano, poteva essere umano o animale. Ci siamo voltati. In mezzo agli asini dei nostri vicini, c’era un bambino. Gli asini gli stavano intorno, sbattevano le orecchie e il bambino emetteva suoni strani come se stesse giocando con loro.

Ci siamo avvicinati per vedere meglio. Era una bambina, poteva avere 4 o 5 anni, probabilmente la figlia dei nostri nuovi vicini. Prendeva dell’erba e la dava agli asini che le stavano intorno. Quando ci ha visti ci ha guardato, ha sorriso e ha continuato a dare da mangiare agli asini.
Eravamo talmente stupiti che abbiamo continuato a guardarla senza dire una parola.
Lei ogni tanto si voltava verso di noi e ci sorrideva. Non capivamo quanto tempo stesse passando. Eravamo come ipnotizzati, non riuscivamo a staccare lo sguardo da lei.

A un certo punto è venuta verso di noi, ci ha allungato l’erba, poi con la mano ha fatto segno di avvicinarci. Si è messa tra le nostre teste e ci ha parlato all’orecchio: “C’è una soluzione, è così vicina, trovatela …” e poi la sua voce si è trasformata in suoni simili a versi di animali, dolci e melodiosi.

Siamo stati per un po’ in questa posizione, le sue braccia ci cingevano il collo. Noi cercavamo di decifrare quei suoni, di catturare qualche parola di senso compiuto, fino a che la bambina si è allontanata dalle nostre teste.
Rideva adesso e saltellando è tornata in mezzo agli asini.
Mentre ci allontanavamo sotto il filare dei noccioli la bambina ci ha salutato sorridendo e ci ha detto: “Dov’è la Tea?” e si è rimessa a giocare.
Siamo tornati a casa dai nostri animali. Tea, la nostra cagnolina, ci è corsa incontro.

                                                                                                                                                                                                            Stefano e Paola

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