Monzuno (Bo), 04/07/15. Non potevamo mancare alla inaugurazione di “All’Infinito”, titolo della mostra di Bruno Pinto, ospitata nella sede del Circolo Artistico “Ilario Rossi” di Monzuno (Bo) e sostenuta dalla Associazione “A Regola d’Arte” di Casalecchio di R. (Bo). La mostra sarà visitabile dal 4 al 26 luglio 2015; per ulteriori informazioni vi invitiamo a consultare la locandina /invito pubblicata dalla nostra rivista nella Palette LOCANDINE. Buona visione.
Categoria: Arti Figurative
All’in-finito. Bruno Pinto espone a Monzuno.
ANTEPRIMA. Riceviamo in extremis, e pubblichiamo subito, un invito alla inaugurazione della mostra di un vecchio amico di millecolline: Bruno Pinto. La mostra si terrà a Monzuno alle ore 18:00 presso la sede del Circolo Artistico “Ilario Rossi”, con la collaborazione della Ass. Culturale “A Regola d’Arte”, di Casalecchio (BO). Da parte nostra cercheremo di essere presenti alla giornata di presentazione e invitiamo tutti a seguire questo evento. La locandina, con maggiori informazioni, è nella palette LOCANDINE della nostra rivista.
La foto in copertina di millecolline di Bruno Pinto nel suo studio è di Roberto Cerè.
Andare oltre l’arte per ri-scoprire l’Arte
Dal Prof. Franchino Falsetti, per la sua rubrica SGUARDI INCROCIATI.
Andare oltre l’arte per ri-scoprire l’Arte
In questi ultimi 3 mesi a Bologna, città assopita e sempre più evanescente, si sono , quasi contemporaneamente, inaugurate tre Mostre di indubbio valore artistico e culturale: a Palazzo Fava : “ Da Cimabue a Morandi. Felsina Pittrice”; presso la Galleria d’Arte Fandantico – Palazzo Pepoli: “Salone della pittura bolognese dall’Ottocento al contemporaneo”; a Palazzo Albergati : Escher, artista visionario e incisore olandese, una importante retrospettiva di oltre 150 opere.
Tre appuntamenti di alto valore culturale che in un ravvicinato e simultaneo tempo di esposizione possono non essere vissuti nella loro specificità e nei loro significati non solo artistici ma di testimonianze di pensiero e di “scrittura” delle realtà storiche di cui sono espressione.
Ho visitato queste tre intelligenti e problematiche Mostre e ne sono uscito con un forte senso di disagio ed alcuni ripensamenti o critiche considerazioni. Diverse sono, infatti, le motivazioni che concorrono alla definizione di una mostra d’arte : da opportunità di mercato a quella più storica e nostalgica di credere che una esposizione di “quadri” sia la rivelazione dell’anima dell’artista o per lo meno della sua identità creativa. E’, ormai, evidente che l’arte è diventata , formalmente, un business, un investimento globale, con il proprio “borsino” che registra gli andamenti di mercato per la gioia dei collezionisti e galleristi, oltre ai grandi gruppi economici od istituzionali che ne sono, molto spesso, i promotori. E’ vera gloria? Non c’è bisogno di attendere i posteri per esprimere un certo smarrimento. Fiumi di parole si sono scritte sulla finalità dell’arte, su i suoi contenuti e sulle incomprensibili “mutazioni” del XX secolo, che nel 1954 faceva scrivere al critico d’arte e pittore Leonardo Borgese che si domandava se la pittura cosiddetta astratta fosse arte: “ astrattismo, automatismo, dadaismo, spazialismo, nuclearismo, concretismo, ecc… A dispetto di chi riapplica le numerose etichette, la bottiglia e la roba che c’è dentro sono sempre le stesse.

Un’estetica ambiziosa ma povera, puerile e di una monotonia esasperante nei risultati”. Un certo pessimismo o una reale constatazione che ci mostra l’artista non il “Diogene” dei tempi, ma un utile strumento che può facilitare operazioni di marketing per ogni uso e per ogni committenza. Pertanto se l’arte contemporanea ha sviluppato, in modo sconfinante, questa tendenza, di fatto, come ci ricorda Jean Baudrillard, ne ha avviato la propria sparizione. Ma non voglio soffermarmi su queste problematiche, che tratterò in un altro mio prossimo articolo. Quello che,invece, mi preme che le tre Mostre citate abbiano posto diversi interrogativi di richiamo al concetto di arte, al suo senso storico, alla sua aderenza alla realtà, al suo divenire, all’esigenza di autonomia, di libertà creativa, di senso del sublime, della catarsi, dell’irrefrenabile desiderio di libertà. Cioè l’uomo che si fa artista e non l’artista che si fa prodotto, spersonalizzato delle sue idee e del suo ruolo non solo quale interprete ma vate in un mondo fatto di disperazione, di disordine, di abbandono di ogni senso di sicurezza dei valori e dei sentimenti. Una diffusa precarietà dell’esistenza e delle cose che l’uomo ha prodotto e produce. L’effimero è la nuova ideologia e questo ci porta, gradualmente, alla perdita della “memoria” non solo storica ma del nostro essere, della consapevolezza del nostro esistere. L’arte potrebbe sollecitarci a nuove riflessioni. A riportarci a contatto con quella realtà, di cui abbiamo perso ogni concettualità e dimensione.

E’ opportuno scendere in campo aperto e combattere “ la vertiginosa ascesa del mercato”, che si sta trasformando in una nuova “bolla”, in cui il denaro sarà la vera “carta” d’investimento culturale. E’ opportuno ricordare che tutto questo nasce non dall’arte, ma dalla nuova sociologia della globalizzazione e dalla progettazione di un nuovo stato della società, che il sociologo Bauman ha definito “sotto assedio”. E l’arte in questo contesto rischia di divenire un inevitabile e strumentale “ostaggio” nella dominante società dei consumi. Tutto questo ci allontana anche dal piacere di frequentare Mostre di grande interesse come quelle della “primavera artistica bolognese” 2015. C’è una certa lontananza tra gli ideali espressi e ciò di cui l’arte oggi ha bisogno. Non è necessario come qualcuno ha scritto che siamo condannati a essere artisti, semmai dobbiamo ripensare il senso dell’arte e, soprattutto, i modi con cui questa deve incontrare il pubblico, il nuovo pubblico del XXI secolo. L’arte non si vede con il manuale della storia o con le didascalie o con gli ambiziosi ed eccentrici cataloghi o con le sofisticate strumentazioni tecnologiche od informatiche. L’arte non è un ideale elenco di strane meraviglie di un divertente ed attraente Luna Park di periferia, è un modo di pensare e di scrivere la realtà, di rappresentarla e di comunicarla. In questo percorso, l’artista ha perso la dimensione della realtà. Il suo rapporto è sempre più schizzofrenico, alterato, privo di ogni indagine ed autonome valutazioni. L’artista ha perso la capacità di vedere intus (dentro) non solo alla realtà ma ai meccanismi che ne hanno deteriorata ogni forma di comprensione critica, poiché deformata o annullata dalla invadente ideologia del “pensiero unico”, del prefabbricato, del livellamento della conoscenza e delle coscienze. Anche in Italia soffriamo di overbooking, un fenomeno di vaste proporzioni, dove l’occasione di un evento artistico o culturale, diventa un appuntamento al supermercato, ad una qualunque opportunità di divertimento, svago, una vetrina di gastronomie.

Anche a Bologna questo fenomeno si sta registrando e non fa bene al desiderio di vedere che l’arte non è una paninoteca e gli spettatori non devono ubbidire all’accecamento del mercato dell’offerte del tempo libero. Il turismo di massa nei musei, come nelle grandi gallerie d’arte, non educa alla fruizione dei “straordinari” momenti per la propria formazione artistica, ma sono fonti di allarmante invito alla diseducazione ed a coltivare la cultura dell’agglutinazione : tutto si deve consumare senza alcuna distinzione. E questa nuova weltanschauung mette in stridente contrasto l’arte contemporanea ( definita anche “mostruosa e volgare” ) con l’arte classica e/o moderna , con il rischio di non saperne apprezzare alcun contenuto storico-stilistico o della pura bellezza o della meraviglia creativa . Forse diverrà opportuno, come ci ricordava il grande Bruno Munari, che dobbiamo “disimparare l’arte per meglio comprenderla”.
Franchino Falsetti
ARTEMENTE IL FESTIVAL DELLE ARTI A SAVIGNO. PAGINA PER PAGINA.
ANTEPRIMA. Savigno in Valsamoggia (Bo), 28/05/15. Venticinque pagine di artisti: questo è quanto ci aspetta a Savigno domenica 31 maggio 2015. A tre giorni dall’inizio di ARTEMENTE, il Festival delle Arti, mostriamo l’intera brochure (appena uscita in circolazione) perchè possiate orientarvi preventivamente su quello che vi aspetta: un vero festival. Pensiamo che questa iniziativa meriti veramente una intera pagina di Millecolline; il lavoro di raccolta ed adesione di così tanti artisti è stata una impresa superlativa ora possiamo dire di aver puntato e creduto, da subito, su una giornata veramente fuori dal comune.
L’arte quando mette l’abito da sera…
Di Franchino Falsetti.
“ Da Cimabue a Morandi – Felsina Pittrice “
Palazzo Fava – Palazzo delle Esposizioni – Via Manzoni 2, Bologna
Sono rare le occasioni che ci consentono di non spendere troppe parole per esprimere un convinto consenso o condividere delle emozioni risvegliate. Questo può accadere, senza alcuna adulazione, visitando la mostra curata dal critico d’arte Vittorio Sgarbi dedicata ad alcuni grandi capolavori che dal trecento ad oggi, hanno tracciato , in modo mirabile, la storia dell’arte e della scuola bolognese. Fabio Roversi-Monaco, Presidente “Genus Bononiae. Musei nella città”, promotore e sostenitore dell’importante evento culturale in collaborazione con la Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna, nella presentazione al prezioso Catalogo , scrive che questa Mostra è stata ideata “per valorizzare i tesori, troppo spesso poco conosciuti della città e del suo territorio”. Questo è certamente uno degli obiettivi, che forse ne richiama un altro: quello di aver predisposto un percorso di cultura dell’Arte italiana, con epicentro a Bologna e dintorni, dal medioevo ai giorni nostri, in un unico luogo, prestigioso, come il Palazzo Fava, “fucina” artistica dei Carracci, la cui testimonianza e presenza storica, ne sono state le guide ideali per leggere, quasi istantaneamente, le pagine delle Bellezze pittoriche nascoste e finora custodite nei vari musei, pinacoteche, fondazioni, collezioni pubbliche e private, chiese e cattedrali.
Questo, anche se è stato oggetto di accese polemiche, è forse una scelta opportuna per rompere la tradizione conservativa ed esclusiva delle opere d’arte che vivono, molto spesso, ignorate o non adeguatamente conosciute, dentro realtà, tendenzialmente, isolate ed a volte, inaccessibili come sono le istituzioni pubbliche e private, che rappresentano le nuove “vestali” perenne custodi dell’arte segreta e riservata ai sacerdoti del sapere critico, storico ed artistico.
La mostra è stata pensata come un doveroso omaggio al grande storico e critico d’arte Roberto Longhi, di cui si ripropone lo stesso titolo di una importante antologia dei suoi saggi sulla storia della pittura italiana, curata da Gianfranco Contini.
La mostra è anche un altro doveroso omaggio al canonico Carlo Cesare Malvasia autore delle Pitture di Bologna e della Felsina Pittrice, ancora oggi un’autorevole fonte per la storia della pittura bolognese dal Medioevo al periodo Barocco, edita a Bologna nel 1678. Ma Roberto Longhi non è solo l’ispiratore della Mostra che prende spunti dalla celebre lezione che tenne a Bologna in apertura dell’anno accademico 1934-35, dal titolo “Momenti della pittura bolognese”, ma appare come un nuovo Virgilio che insieme alla cura amorevole ed appassionata di Sgarbi, ci sollecita a fermare la nostra attenzione e curiosità sulle eterne “bellezze” dell’arte bolognese che hanno fatto la storia della pittura italiana ed europea.
La cornice di questo prezioso patrimonio ( 180 opere esposte ) sono le stupende sale affrescate dai Carracci e dalla loro scuola ed il percorso espositivo si snoda attraverso sette sale distribuite a partire dal piano nobile con opere dal Duecento all’inizio del Seicento; al secondo piano con pittori dal Seicento al Novecento. La Madonna in trono , con il Bambino e due angeli, fine XIII secolo, olio su tavola, di Cimabue ci introduce nel dolce cammin delle “meraviglie” di un’Arte che muove e commuove, che ci stordisce per la forza comunicativa ed il senso dell’idealità del pensiero creativo e dei sentimenti ispiratori.
Un silenzio assoluto dovrebbe calare in queste stanze di grande atmosfera che ci permette di cogliere il sublime dell’inventività dell’uomo nelle sue diverse ricerche dell’armonia della visione e della loro potenza rappresentativa ed espressiva, ma non è così.
I curatori di certi importanti eventi culturali come questo, devono preoccuparsi non solo delle ricadute commerciali o del garantire il successo delle vendite dei biglietti ed eventuali risonanze mediatiche , ma di “obbligare” scolaresche ed i gruppi di visitatori ad osservare semplici propedeutiche educative che devono suggerire comportamenti consoni al luogo che stiamo visitando e cioè che non si va in passeggiata, che non è possibile considerare tutto come se fosse una safari fotografico , che non ci si dilunga in commenti ad alta voce, che non si fanno squillare telefonini e via dicendo. L’Arte non può essere l’equazione della “fiera” e vorrei sottolineare, soprattutto, una certa Arte, quella che maggiormente ci aiuta a pensare a riflettere a studiare i contenuti di una particolare scienza dell’anima ( l’Arte) che ha rallegrato, commosso, esaltato, con i turbamenti dei suoi geniali
Artisti, epoche in cui la bellezza naturale e della Natura erano un inno per l’affermazione della libertà personale e collettiva.
Questa Arte che dal Trecento al periodo Barocco, pur in prevalenza con tematiche religiose in particolare
quelle della Controriforma, ha scritto le pagine indelebili di una cultura che continua e deve continuare nei giorni nostri e successivi. In queste opere ci sono i valori della socialità e della religiosità, la cifra dell’Essere e del divenire. Una nuova Bibbia che comprende l’intera umanità nelle sue sofferenze e speranze. Visitare questa Mostra vuol dire cercare di avere “ amore per la lettura diretta dell’opera come documento parlante”, ricorda Longhi, parlando del suo metodo, ma io vorrei che questo, in proporzioni più modeste, potesse tradursi in cercare di mettersi in sintonia con “lettura del sentire”, in modo di tentare un intimo dialogo con un qualcosa che sembra lontano da noi ma continua a respirare in noi e può aiutarci a vivere o ri-vivere quelle emozioni che il mondo della eccesso tecnologico ed industriale ci sta cancellando. I quadri non vanno descritti, se non quando vogliamo compilare un catalogo o voglio criticamente dissertare sulle opere considerate.
Questa importante Mostra va visitata ed i quadri devono parlare al vostro mondo, ai vostri pensieri,ai vostri sogni, al vostro immaginario più o meno fantastico. L’Arte deve diventare un oggetto di concreta complicità : lo spettatore deve esserne catturato e sentirsi consapevolmente coinvolto.
Mi limiterò soltanto a ricordare che si conosceranno ed apprezzeranno compositori straordinari come : Cimabue, Vitale da Bologna, Niccolò dell’Arca, Francesco Francia,Amico Aspertini, Prospero Fontana, i famosi cugini : Agostino – Annibale e Ludovico Carracci, Giovanni Francesco Barbieri detto “il Guercino”, Pietro Faccini, Carlo Cignani, Giuseppe Maria Crespi, Guido Cagnacci, Antonio Basoli, Renato Bertelli, Alfredo Baruffi, Athos Casarini, Giorgio Morandi, Alfredo Protti, Guglielmo Pizzirani, Nino Bertocchi, Norma Mascellani, Luciano Minguzzi, Pietro Manai,
Mario Pozzati, Leonardo Cremonini…
La Mostra si correda di un Catalogo curato da Vittorio Sgarbi con la collaborazione di numerosi esperti che ne hanno scritto i testi di riferimento ad ogni opera esposta. Particolarmente interessante l’ampia bibliografia finale dove sono trascritte tutte le fonti, i documenti ed i vari riferimenti artistici consultati.
Franchino Falsetti
175 anni dalla nascita di Monet, è ancora primavera.
Associazione Cultura e Arte del ‘700
Teatro 1763
Nel centosettantacinquesimo della nascita ( 1840 – 2015 )
“ Claude Monet, pittore francese e padre dell’Impressionismo.
L’opera : “Impression, soleil levant” (1872) di Monet, segnò la nascita dell’impressionismo. Titolo che venne coniato, con una certa ironia, dal critico Luis Leroy. Avrebbe dovuto significare una “stroncatura” ed invece si affermò, con vasto entusiasmo, una nuova visione dell’arte e dell’artista. Una nuova cultura che si irradiò nella musica e nelle altre arti espressive”.
Relatore : Prof. Franchino Falsetti
Critico d’Arte
Martedì 21 aprile 2015 – ore 16,30 – Teatro 1763 – Villa Mazzacorati
Via Toscana, 19 – Bologna –
































