L’Editoriale Millecolline di Franchino Falsetti. Stiamo smarrendo la nostra identità

Editoriale della domenica

L’Editoriale Millecolline

Pubblicato il 11/10/2026

Stiamo smarrendo la nostra identità

Cercando di capire le rivolte sociali che stanno infuocando alcuni Paesi dell’antica civiltà come Spagna, Francia, Germania si è sempre più convinti che non siamo di fronte solo a ritorni di inaccettabili impoverimenti delle classi sociali, ma ad evidenti segni preoccupanti della non cultura che si è sostituita ai tradizionali valori ed alla formazione del rispetto dei diritti/doveri civili, sociali e politici.

La mancanza di capacità d’interpretare i bisogni delle popolazioni e le mode consumistiche imposte per garantire un nuovo sfruttamento globalistico e l’assenza di ogni forma di dissenso ideologico, ha generato non una consapevolezza dei disagi e delle ineguaglianze, ma una volontà rivolta a soddisfare un bisogno populista di esprimere stati d’animo fatti di rabbia, di odio, di suggestioni collettive di distruzione non nel nome di nuove idee o nuovi contenuti, ma nel nome del dio Caos.

Ciò che maggiormente, ci disorienta è che viviamo all’oscuro di tutto, mentre, per esempio, il mondo dello spettacolo, i programmi d’intrattenimento televisivi o radiofonici continuano o propinarci la cultura dello scarto, dell’inutile, rendendoci spettatori di allucinazioni ed indifferenti a qualunque evento.

Non viviamo momenti educativi o di critica della società, ma una proiezione della cultura dei social network mediata dagli spot suadenti degli ansiolitici influencer.

Il nostro mondo non è più una palestra di esperienze, di sfide, di contrapposizioni dialettiche, di confronti critici, di sapienza tradizionale e di scientificità del sapere, il nostro mondo oggi soffre l’identità con le irrealtà prodotte dalla Rete.

Questo nuovo mappamondo ci sta educando alla cultura dell’irreale modificando comportamenti, abitudini, costumi, modi di pensare, di apprendere, di studiare, di produrre.

Una vera rivoluzione non copernicana ma prodotta dalla cultura woke, dal pensiero unico, dal delimitare e cancellare ogni desiderio, propensione vitale, valutazioni autonome, la conoscenza di sé, la propria identità.

I popoli, le comunità rincorrono i diritti elementari, quelli di base per una sopravvivenza dignitosa e non hanno altro tempo a cui dedicarsi. Vengono emarginati nelle periferie sprovviste di ogni richiamo educo-formativo e di ogni esperienza valida per quella maturità che può consentirci di esprimerci con proprietà, con conoscenza, con motivazioni ideologiche a qualunque forma di manifestazione contestativa senza ricorre ad atti di violenza e distruzione che mostrano lo stato di basso livello culturale e d’istruzione impartito dalle nostre inesistenti Istituzioni scolastiche (luoghi d’intrattenimento, di inattitudine, di ricorsi al Tar, di qualunque negazione per formare un vero e consapevole cittadino del prossimo futuro ).

Come è possibile riformare la scuola quando questa da anni è stata solo motivo di vanità personale (pensiamo ai banchi a rotelle!).  Si fa rientrare il latino nelle medie di primo grado ma è facoltativo. Cosa significa? Significa che il latino da anni non si insegna e non esistono docenti e nello stesso tempo, al di là delle chiacchere, il latino ma anche il greco non godono più del valore formativo della cultura classica.

Siamo di fronte ad una certa schizofrenia per cui invece di capire e difenderci dal modernismo, ne subiamo le suggestioni e tutte le deformazioni che ne sono derivate o procurate.

Un Paese come l’Italia che ha abbandonato da tempo l’insegnamento della lingua italiana, come si può parlare di “inclusione”? Inclusione significa perdita della propria cultura, sottomettersi alla cultura emergente e dominante come quella musulmana.

Nel processo inclusivo sparisce la dialettica, il confronto e le identità culturali e linguistiche, poiché l’obiettivo non è il pluralismo, ma la perdita della propria identità. Noi parliamo un italiano commerciale, consumistico, riduttivo dal lessico omologato dai mass media e dai condizionamenti tecnologici.

Il mondo delle idee e del pensiero è stato svalutato e contrapposto al mondo virtuale, anonimo, irreale, deprivato di ogni concreta consistenza per la formazione della personalità, delle nostre personalità. Così è nata l’alienazione, lo smarrimento non solo della nostra identità, ma dell’identità dell’intero popolo italiano. Siamo inascoltati perché siamo stati ridotti ad un marchio pubblicitario.

 

Franchino Falsetti 

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