L’Editoriale Millecolline di Franchino Falsetti. La scuola italiana in cerca d’identità

Editoriale della domenica

L’Editoriale Millecolline

Pubblicato il 27/09/2026

La scuola italiana in cerca d’identità

Il mondo della scuola italiana continua a far conoscere il suo fermento e le sue insolute contraddizioni.

Pur godendo una particolare centralità nella nostra Costituzione democratica repubblicana, da decenni, direi, a partire dagli ostracismi del 1968 che non trova la sua giusta valorizzazione e l’importanza primaria per la formazione delle nuove generazioni.

È dal periodo del dopo guerra (1945) che con l’obiettivo di superare il ferreo sistema scolastico italiano, ideato dal filosofo Giovanni Gentile, che ogni ministro della Pubblica Istruzione ha cercato di smantellare pezzetti del sistema piramidale radicato, di incollare qualche novità, o di riscrivere su modelli esteri (Francia – USA) alcuni segmenti dell’istruzione pubblica che erano stati dal fascismo fortemente ideologizzati, come le scuole elementari.

Si cercò di adeguare le nostre sofferenze educative, ancora legate alla massiccia presenza degli stereotipi di varia natura, allo svecchiamento dei libri di testo, alla modernizzazione delle antologie della letteratura italiana, dei testi della formazione scientifica e della pedagogia e didattica relativa ad ogni disciplina (negli ambiti dell’insegnamento e dell’apprendimento).

Gli sforzi furono diversi e diverse le presenze ideologiche, associative, sindacali e politiche che affrontarono questi temi così specifici, così strutturati che strada facendo si persero le buone intenzioni e i buoni ragionamenti e la Scuola italiana divenne un “apparato” di reclutamento elettorale ed una centrale di propaganda sindacale e politica.

Così la scuola si affidò a qualche Ministro acculturato con i risultati che tutti abbiamo conosciuto: riforme incompiute, dimezzate, gestione amministrativa burocratizzata, cancellazione dei valori fondanti dei comportamenti di base educo-formativi e di maturità civica nel saper agire socialmente e professionalmente.

La Scuola italiana non riuscì a sostituire il sistema ideologico del filosofo Giovanni Gentile e si accontentò di attivare il modello dello sperimentalismo: cioè il rincorrere l’attualità, il progresso, i nuovi mezzi di informazione, le innovazioni tecnologiche, nuovi strumenti per l’apprendimento e la formazione.

L’avvento della tecnologia e le sue applicazioni hanno allontanato l’approfondimento, la diffusione dei contenuti dell’apprendere, dei contenuti di cui ha bisogno la Società per dirsi moderna, capace, efficace, progettista, educante!

E questa dicotomia è stata accentuata con il fenomeno delle migrazioni e l’afflusso eccessivo, incontrollabile della presenza delle diverse etnie, che hanno affollato le scuole insieme alla corrispondente inadeguatezza del corpo docente, impreparato, precario, privo di ogni conoscenza per poter garantire quella pluralità di cui è motivo di polemiche politiche ma anche di limitazioni programmatiche.

Oggi si pensa che togliere il burqa e niqab e mettere un limite nella formazione delle classi scolastiche per evitare ogni forma di ghettizzazione, sia risolvere quelle inadeguatezze di cui ho accennato più sopra?

Significa realizzare quanto è scritto nella Costituzione art.34, dove si dice che “La scuola è aperta a tutti”, secondo quanto è stato commentato da vari politici?

Cerchiamo di capire attraverso quanto scrisse l’insigne giurista Piero Calamandrei, padre della Costituzione italiana, a questo proposito: “[…] La scuola, organo centrale della democrazia, perché serve a risolvere quello che secondo noi è il problema centrale della democrazia: la formazione della classe dirigente. […]

Nel nostro pensiero di democrazia, la classe dirigente deve essere aperta e sempre rinnovata dall’afflusso verso l’alto degli elementi migliori di tutte le classi, di tutte le categorie. […]

Vedete, questa immagine è consacrata in un articolo della Costituzione, sia pure con una formula meno immaginosa. E’ l’articolo 34, in cui è detto:-”La scuola è aperta a tutti. I capaci ed i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”.

Questo è l’articolo più importante della Costituzione. Bisogna rendersi conto del valore politico e sociale di questo articolo. […]”. (Piero Calamandrei, Discorso pronunciato al III Congresso dell’Associazione a difesa della scuola nazionale, Roma, 11 febbraio 1950)

Franchino Falsetti


Dedica alla figlia

Questo Editoriale è dedicato alla mia amata figlia prof.ssa Francesca Falsetti, titolare della cattedra di Storia dell’Arte presso l’Istituto di Istruzione Superiore – Liceo scientifico, “Luigi Fantini” di Vergato (Bologna), che si sta spegnendo nel Centro oncologico di Casalecchio di Reno (Bo)

Nel mio dolore profondo la voglio ricordare, col massimo rilievo, in questo mio Editoriale, poiché la formazione culturale e professionale di mia figlia è stata vastissima e di alta qualità: maturità artistica (col massimo dei voti), laureata in architettura (Università di Ferrara, fra i primi ad essere selezionata per essere iscritta al Corso di Laurea) e poi architetto con specializzazione in “restauro”, 3 Master specifici e di specializzazione conseguiti con il massimo dei voti; artista di prim’ordine molto apprezzata ed originale nelle sue diverse tecniche (pittura, disegno, scultura e scalpellino su pietra).

Le sue opere sono esposte in diversi luoghi pubblici (locali e regionale). Ha insegnato educazione artista alla scuola media “Jussi” di San Lazzaro per diversi anni e poi è passata al Liceo scientifico “L. Fantini”, dove ha svolto un’intensa e qualificata attività didattica sulla Storia dell’Arte e sui linguaggi artistici. Si è particolarmente distinta da ricevere encomi dal Ministero della Pubblica istruzione.

Mi fermo qui perché il curriculum di mia figlia è molto vasto essendosi occupata di ogni forma espressiva ed artistica (con molti riconoscimenti pubblici).

Ma vorrei sottolineare a riferimento del mio Editoriale che la prof.ssa Francesca Falsetti ha realizzato quanto auspicava l’insigne Calamandrei: i migliori vanno selezionati perché sono quelli che costruiscono il futuro, sono quelli, come mia figlia che ha dato alla scuola, all’insegnamento, alla conoscenza non solo artistica, tutta la sua dedizione e qualificata professionalità.

È stata un esempio per i suoi studenti, per i suoi colleghi, per la scuola italiana, per la Comunità in cui è vissuta.

Tuo Papà inconsolabile

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *