L’Editoriale Millecolline di Franchino Falsetti. La vecchiaia un marchio consumistico

Editoriale della domenica

L’Editoriale Millecolline

Pubblicato il 12/07/2026

La vecchiaia un marchio consumistico

Dovevo compiere gli 84 anni per rendermi conto che la vecchiaia è la stagione dell’emarginazione, della esclusione da ogni richiesta utile per le proprie esigenze di assistenza e di benessere sociale.

Non si può avere più un prestito bancario o di altra natura finanziaria. Il rinnovo della patente ogni due anni e si vuole, non più rinnovabile, addirittura, dopo gli 80 anni.

I vecchi non godono di nessuna sicurezza, compreso il diritto alla casa, a godere, dopo una vita di sacrifici e di lavoro, di condizioni di riguardo, di rispetto per la sua dignitosa ricompensa.

La vecchiaia è solo, nel XXI secolo, un marchio commerciale per favorire un mercato di prodotti e di attività illusioniste, per sentirsi sempre giovani, quasi competitivi. Un vero e proprio investimento al consumismo illimitato delle proprie illusioni senili e del desiderio infantile di sentirsi ancora presente e protagonista.

Ma non è così! La vecchiaia è stata snaturata dal globalismo pubblicitario e dai massa media. Ha perso quella “sacralità” che da Sofocle a Cicerone a Noberto Bobbio si riconosceva: la saggezza dei vecchi, dei nostri nonni (ancora significative presenze per le nuove generazioni).

I vecchi di oggi non sono più un riferimento per i giovani, poiché sono entrambi prodotti dell’effimero consumismo, condividono le stesse cose, gli stessi bisogni, fino alla scomparsa, all’emarginazione dell’età della vecchiaia considerata una semplice appendice finale della Vita e non come stagione privilegiata ed esemplare della nostra esistenza.

“Il mondo dei vecchi di tutti i vecchi è, in modo più o meno intenso, il mondo della memoria”. (Noberto Bobbio, De Senectute (Della vecchiaia)

Nell’ Età tecnologica, virtuale, del pensiero unico, della cancellazione della cultura e delle tradizioni, in un mondo, altamente, deprivato dei suoi valori esistenziali, questa riflessione di Bobbio appare più come desiderio che come constatazione di fatto.

La vecchiaia era, in contesti sociali diversi, la memoria, non storica, ma della Vita, delle tradizioni, degli esempi di una certa quotidianità che doveva continuare e non disperdersi.

Ed ecco il senso della saggezza dei vecchi, di chi ha vissuto degnamente e nella quarta Stagione della Vita può essere un prezioso Maestro di insegnamenti, di esperienze, di memorie per le nuove generazioni nel garantire ancora i sensi di idealità e di moralità indispensabili.

È opportuno rivalutare e riconsiderare la Vecchiaia ed il ruolo dei vecchi, delle loro, ancora, efficaci presenze e testimonianze.

La fabbrica delle storie ansiolitiche ha creato il “nonno” italiano. Figura ridicola, come l’omino Michelin. Inserito nel mondo delle fiction per reclamizzare ogni stereotipo della inesistente “cultura popolare”.

Non esistono i “nonni d’Italia” perché non è una categoria di eroi, semmai figure comiche che vivono il caos delle contemporanee contraddizioni esistenziali, in modo isterico, patetico e deformante.

I vecchi italiani (in particolare) vivono sotto traccia, in compagnia di badanti, di distrazioni fatte di mortificante materialismo, deprivati di ogni vero coinvolgimento per continuare ad esprimere la propria identità e dignità.

Nessuno ama la vita come chi sta diventando vecchio”. (Sofocle)

Franchino Falsetti

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