Editoriale della domenica
L’Editoriale Millecolline
Pubblicato il 05/07/2026
Proibito essere liberi
Il caldo così persistente non ammette particolari approfondimenti, che riprenderò, seguendo alcuni allarmanti sviluppi di recenti episodi in cui, forse. sempre a causa della canicola, rischiano di vanificare non solo la nostra Costituzione ma le normali regole del vivere civile.
Non farò la cronaca di fatti davvero tristi per la nostra democrazia perché si rischierebbe di creare ulteriore confusione e strumentali interpretazioni. Cercherò di sollecitare alcune riflessioni, ma, soprattutto, alcune preoccupazioni, poiché mi sembra che oggi tutto cambia per cambiare.
Non viviamo solo in una fiction, ma in una imprevedibile fabbrica di oggetti da smontare, di idee da atomizzare e di progetti di vita dove si riscrivono le peggiori esperienze ed illiberali comportamenti del passato prossimo e remoto. In Italia l’abitudine più irriducibile è parlare ad alta voce, di tutto su tutto.
Il suo colloquio è passionale, a volte, viscerale, ma, molto spesso innocuo, privo di cattive intenzioni o di essere diffusore di sottili ambiguità.
Durante il fascismo venivano attaccati grandi manifesti invitando la popolazione a tacere perché il nemico ti ascolta (ma era un nemico politico) che nella quotidianità diventava un monito anche nelle pubbliche relazioni, nei saluti giornalieri dove anche un eventuale e spontanea conversazione poteva far nascere qualche sospetto.
Avevamo i portieri, il personale delle pulizie, le famose comari che parlavano troppo e spesso scappava “qualcosa”. Insomma bisognava stare attenti a quel che si diceva, perché c’era il rischio che si fosse detto troppo liberamente di indesiderato ed offensivo per qualcuno.
Come accade oggi che il fascismo di ritorno ha ripristinato le buone forme del tacere e le subdole proibizioni ideologiche (mai sepolte). Un’innocua gita in corriera scatena il giallo della spia.
Una conversazione privata diventa pubblica. Perché? Che senso ha? E’ proibito esprimersi tranquillamente su ciò che è parte dei nostri contatti quotidiani, delle nostre relazioni, delle nostre valutazioni private?
Se questo significa dare alla democrazia un senso partecipativo del nostro essere e dei nostri pensieri, allora la democrazia non esiste più.
Abbiamo trasformato i nostri modelli di vita spensierati e di serene conversazioni in agguati alla propria personalità ed al diritto di potersi esprimere in privato ed in pubblico senza ricevere minacce, censure, atteggiamenti oscurantistici.
Altro preoccupante segnale viene dalla richiesta obbligatoria della tessera antifascista richiesta per visitare la Fiera romana dei piccoli e medi editori Più libri più liberi che si terrà nell’autunno prossimo. Esempio che ha superato la normale soglia del ridicolo.
Dalla nascita della Repubblica democratica italiana non si è mai registrato una simile banalità che vorrebbe imporre un marchio alle Idee, alla cultura, alle divisioni di appartenenza ideologica. Sono richieste da Regime. Senza senso di vergogna e superando, come dicevo, ogni forma di ridicolo.
Tutto deve essere controllato e tutto deve essere a senso unico.
Così è nato l’appiattimento del pensiero unico e la cancellazione barbara di ogni traccia valida del passato e delle sane tradizioni che le hanno garantito la nostra maturità e le responsabili scelte per la scelta e la continuità del futuro delle Civiltà occidentali.
Stiamo, invece, assistendo alla morte della Democrazia che rende superfluo ogni riferimento con ciò che ha costruito la coscienza della civilizzazione.
Proibire di esseri liberi, vuol dire proibire di pensare, di costruire, di prevedere il futuro, di sentirci responsabili, di appartenere, in modo propositivo, alla Cultura della Vita.
“La libertà è la possibilità di essere migliori”. (Albert Camus)
Franchino Falsetti
