L’Editoriale Millecolline di Franchino Falsetti. Di che cosa vogliamo parlare?

Editoriale della domenica

L’Editoriale Millecolline

Pubblicato il 26/04/2026

Di che cosa vogliamo parlare?

È d’obbligo l’interrogativo perché si potrebbe parlare di nulla. Mentre, invece, vorrei tentare, scorrendo alcune fonti informative e qualche rassegna stampa, di provare a tracciare qualche appunto.

Intanto c’è chi si fa paladino della scrittura a mano e ripropone il corsivo perché rende più sveglio il nostro cervello e stimola i nostri pensieri. Si vuole limitare l’uso del computer e della scrittura in maiuscolo (ormai diffusa a partire dai banchi di scuola). La bella calligrafia non è più una materia scolastica e la velocità dello stampatello ha ridotto le nostre capacità di riflessione e di collegamenti concettuali.

Ma ciò che nessuno valuta è che per ritornare al corsivo ci vogliono dei valori, dei contenuti perché tutto venga diluito e ponderato ed infine saper costruire e finalizzare una comunicazione, una argomentazione, una semplice spiegazione.

I valori non esistono più.

I popoli della vecchia Europa e degli Stati Uniti (in particolare) hanno gettato alle ortiche il loro passato, le loro tradizioni, i loro modelli di vita, il senso della Vita (seppur ipotetico ma rassicurante), il desiderio prospettico del migliorare le condizioni umane e sociali.

Una certa avventura verso ogni forma di progresso e di sogni utopici. Educare alla costruzione del proprio futuro. Un tempo le notizie che negavano la vita facevano parte della cronaca nera. Oggi è solo un eufemismo, poiché leggiamo solo notizie, che non solo negano la vita ma rendono la Vita un incidente occasionale, legato al perverso gioco delle probabilità.

La lettura dei fatti quotidiani è una sconfitta totale del tanto agognato progresso. L’uomo ha costruito per distruggere, per negare ogni fonte valoriale, ideologica, filosofica, pensata dal mondo classico come omaggio alla Vita ed alla sua continuità.

Questo sarebbe un importante argomento da discutere perché le contraddizioni siano evidenziate e le banalità come quella di sostituire i Promessi sposi con Pavese, Levi e romanzi gialli, sostenendo che non sono più “classici contemporanei”. Ecco la dimostrazione che non esistono più valori.

E nelle nostre scuole, livellate, omologate, rese luogo d’intrattenimento, un mini-market dell’educazione e della formazione, si preferisce essere la fotocopia dei precetti consumisti che negano ogni elemento di distinzione, di appartenenza, di identità e di dignità della persona.

Si dovrebbe descolarizzare la società, come si predicava negli anni Settanta del secolo scorso (Ivan Illich), perché si possa descolarizzare la scuola e, alla presenza molto problematica delle diversità etniche presenti in Italia, pensare ad una nuova Unità d’Italia, dove essere italiano non vuol dire essere meticcio o anonima e burocratica presenza, ma riconquistare la propria Identità della Cultura Italica nel rispetto della convivenza pacifica con le nuove diversità.

Franchino Falsetti

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