Editoriale della domenica
L’Editoriale Millecolline
Pubblicato il 19/04/2026
Cosa ci rimane
Devo confessare che seguo con ansia e preoccupazione tutto ciò che sta accadendo su questo nostro Pianeta la cui esistenza sembra essere compromessa da incomprensibili sconvolgimenti. Non solo climatici, ma di natura sistemica di un convenzionale ordine sociale che aveva garantito un significativo periodo di convivenza pacifica e democratica. Con le dovute eccezioni dei paesi emergenti e diversi dal mondo occidentale.
Le rivoluzioni culturali, a partire da quella francese, hanno contribuito a costruire e sviluppare ogni forma di progresso e di emancipazione ma hanno, nel contempo, introdotto i virus della corruzione, dell’odio ideologico, del dominio e sfruttamento delle risorse produttive (naturali ed artificiali) e delle fasce più deboli dell’umanità.
Sarebbe importante poter scrivere la storia dell’uomo attraverso le negatività ambientali e politiche, nonché la lunga linea secolare che ha denotato e connotato il potere nel coniugare il verbo proibire. Su questo verbo ha ruotato parte delle vicende umane e dei valori fondamentali della dignità della persona. Quelli che sono messi in discussione in questi ultimi decenni nella nostra epoca contemporanea.
Il primo antidoto fu il famoso j’accuse di Zola e poi, gli indignati, gli arrabbiati, gli anarchici “disimpegnati attivi”, gli attivisti, i vandalici (nuovi barbari), che hanno e cercano di sovvertire ogni stabilità governativa, senza alcuna alternativa e trasformando il mondo delle idee e dell’utopia nell’ideologia nichilista e distopica. Le Società attuali sono distopiche, tossiche, violente, prive di ogni rispetto per le leggi e le responsabilità personali e collettive. Trovo insopportabile leggere ogni giorno notizie di omicidi per divertimento, per il gusto di sopprimere con ogni mezzo e crudeltà animalesca.
Trovo insopportabile seguire l’invasione dei talk show televisivi legati all’informazione politica o alla cronaca quotidiana, poiché sono espressione di un mercato consumistico e concorrente tra le varie emittenti. Come ho già denunciato in precedenti Editoriali, sono format americanizzati dove si parla di tutto, senza sapienza e conoscenza. Sono contenitori di infinite interruzioni pubblicitarie e rendono pubblicitarie anche le parole che girano, inconsistenti, nelle orecchie degli ascoltatori. La cui tipologia è sconosciuta.
Pertanto in questa povertà culturale sono esplose le nuove guerre, che si pensava non dovessero mai più ritornare. Ecco il mio smarrimento: la difficoltà ad essere obiettivo nel cercare di comparare analoghi periodi storici oscurantisti, pervasi da guerre continue, al fine di comprendere le occulte dinamiche di un nuovo piano distruttivo planetario che sta dominando il tempo che stiamo vivendo. È una difficoltà apparente, perché nel passato prossimo e remoto la storia ha registrato anche periodi peggiori, in cui era molto difficile giustificare persino la Vita ed il senso del perché si sia nati. Ma la nostra epoca è l’epoca del trionfo della scienza, della tecnologia, delle conquiste sociali, dei diritti umanitari.
Come possiamo continuare a vivere in questo disordine totale di ogni nostra certezza, di poter dare ancora un senso ai verbi: sognare, fantasticare, immaginare. Una triade fondamentale per non essere strumento di un ferreo sistema burocratico dei nostri pensieri e della nostra Esistenza. Pertanto cosa ci rimane. Forse sperare in un nuovo Zola che possa risvegliare le coscienze e riscoprire le Identità perdute.
Franchino Falsetti
