Saul Leiter, la fotografia silente è a Bologna

Un fotografo che ha influenzato lo sguardo senza essere sotto i riflettori.

Saul Leiter in mostra dal 5 marzo al 19 Luglio 2026

Pubblicato il 06/03/2026

Tutti coloro che pensano che fotografare sia accumulare un insieme di rotoballe su prati verdi, tramontoni su ogni orizzonte possibile, coppia di piedi sulla battigia, daiquiri sul tavolinetto, selfie con boccuccie a culo di gallina stiano lontani da questa mostra; non fa per loro (magari no).

Forse per questo motivo il giorno della sua inaugurazione, il 5 marzo in Palazzo Pallavicini, eravamo solo noi due, un fotografo con una Canon e 24/70 f/2,8 (finalmente su un treppiede) e altri due donne solitarie e incantate.

01. La nota di apertura della mostra

“Incantare” credo sia una delle la parola giuste cucite su questa mostra perchè, se vi viene a noia fare fotografie sempre simili a se stesse nel tentativo di imitare quel filone di Mc Curry, allora una visita a questa mostra fa certamente per voi.

Questa è un doccia, o meglio, una pioggia che può lavare vecchi panni ed avviare ad una nuova via: vedere senza seguire consigli pedissequi o autoinsegnamenti misti e senza bisogno di cercare “like” (sempre più banalotti), ovvero una eresia per i contemporanei.

02. Ph. Saul Leiter

Insomma, diciamolo chiaro: chi di noi fotografi deciderebbe di eseguire una foto come la (02) di questo articolo(?) dove l’unico soggetto riconoscibile, punto di interesse dell’immagine, viene occultato da un antenna fuori fuoco di un auto parcheggiata?

Per non parlare di un bianco e nero descrittivo che non ha nulla a che vedere con i tentativi contemporanei per far diventare “osservabile” una brutta foto a colori convertendola in b+n per dargli, almeno, un tocco vintage.

03. Anne Morin. Curatrice della mostra dedicata a Saul Leiter.

Qualche giorno fa a Parlarne da Carlo, assistendo ad un interessante incontro di opinioni fotografiche, ho suggerito questa domanda: -“Ci stiamo abituando ad immagini mediocri?”. Credo che la mostra dedicata a Saul Leiter sia una risposta rivelatoria a questa domanda perchè, osservandola a fondo, possono cambiare i termini di paragone tracciando una linea certa fra l’addestramento visivo a cui siamo assoggettati e la capacità immaginativa per liberarsene.

04. Ph. Saul Leiter

La felice affermazione di Leiter quando dice che si divertiva ad uscire di casa aggirandosi per New York senza aver un ben preciso, coordinato, programmato obiettivo per seguire una “ricerca” specifica la dice lunga di come questo artista immagini la fotografia nel suo insieme e quale siano le scelte che lo portarono a premere il pulsante della fotocamera.

05. La mostra inizia con alcune tavole di Roby il Pettirosso dedicate a S. Leiter.

Da appassionato di fotografia quale sono (quindi non certo un critico d’arte) posso dire che quel tranquillo fotografo di tanti anni fa, che accetta di essere intervistato nel suo studio incasinato, affermando sotto il suo cappellaccio di essere comunque contento di essersela cavata nonostante una vita non agiata ha molto da insegnare.

06. Autoritratto (ph. Saul Leiter)

Ed è un raro insegnamento non urlato.

07. La nota biografica presente in mostra.

La mostra non è suddivisa in maniera cronologica ma in ambienti che racchiudono “argomenti” che, in qualche modo, sono assonanti fra loro quindi si può assistere ad un accompagnamento non propedeutico ma emozionale. È come entrare in vere e proprie “stanze” di un pensiero privato e proprio. Luoghi dove il vedere indipendente di questo fotografo, poco conosciuto in Italia, ha tracciato (forse a sua insaputa) uno sguardo che ha influenzato generazioni fino ad arrivare a ciò che oggi può definirsi street photography  ma con risultati ancora oggi difficilmente raggiungibili.

08. Provini a contatto esposti in mostra.

Ho particolarmente apprezzato la dispozizione, in alcune teche, dei provini a contatto relativi ad alcuni rullini originali: scelta perfetta per approfondire la comprensione dell’approccio quotidiano alla fotografia che aveva Leiter. Molti oggi non sanno nemmeno quale fosse la funzione di questi provini ma poterne consultare qualcuno significa entrare meglio nel lavoro di un fotografo.

09. Ho passato la mia vita cercando di sopravvivere (S. Leiter)

Ho notato anche che la classica domandona spontanea ad una mostra fotografica ovvero: “Che obiettivo avrà usato per ottenere questa immagine?” in questo caso non è affatto spontanea, anzi, l’attenzione è tutta sull’estetica del risultato ottenuto e questo pare bastare per molto tempo.

Insomma una mostra, forse, difficile ma essenziale per continuare a considerare la fotografia come una forma di espressione indipendente e personale in cui raccontare la propria intenzione di visionario possibile.

Foto e testo di Roberto Cerè per Millecolline.

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SAUL LEITER

UNA FINESTRA PUNTEGGIATA DI GOCCE DI PIOGGIA

Fotografie di Saul Leiter

A cura di

Anne Morin

Realizzata da

Vertigo Syndrome

In collaborazione con

diChroma photography

Saul Leiter Foundation

Con il patrocinio del

Comune di Bologna

Dal 5 marzo al 19 Luglio 2026

Palazzo Pallavicini

Via S. Felice, 24

BOLOGNA

 

Orari di apertura

da giovedì a domenica e festivi dalle 10:00 alle 20:00.
Chiuso lunedì, martedì e mercoledì.

Mail: info@mostrasaulleiter.it

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