Editoriale della domenica
L’Editoriale Millecolline
Pubblicato il 22/02/2026
Fare secondo coscienza
Non è un invito. È una necessaria riflessione.
Questo Editoriale non cercherà di commentare il divenire sempre più “liquefatto”, ma di confessare un mio malessere, una sorta di inadeguatezza rispetto alla scorrevolezza del tempo che viviamo e delle atrocità, drammaticità, dell’impotenza che connotano la precarietà della nostra esistenza.
Questa è la prima vera constatazione: l’insicurezza, l’incertezza del nostro agire, l’assenza di ogni forma di socialità ci rendono sempre più estranei ad ogni evento o avvenimento e nello stesso tempo ci accorgiamo di subire invisibili mutazioni, non solo genetiche, ma di capacità nell’ esprimere il nostro disagio, nel non essere consapevoli delle trasformazioni sociali o delle motivazioni del cambiamento radicale del nostro vissuto e delle nostre conoscenze.
Le nuove generazioni vengono educate dai mass media e dalle “lavagne” dei social e le vecchie generazioni, preda del consumismo, vivono in modo disorientato ed emarginato (perdendo la propria tradizione e la solida formazione cognitiva ed affettiva).
Per entrambe queste realtà generazionali, la solitudine pianifica ed altera i nostri comportamenti, i nostri desideri, la nostra identità.
Viviamo in contesti culturali e sociali privi di consistenza educo-formativa e, in particolare, le nuove generazioni agiscono sradicate da ogni punto di riferimento, nella solitudine prodotta dagli eccessi e cascami di una democrazia malata e dei suoi dis-valori.
Abbiamo perso la coscienza del nostro Essere! La nostra strada maestra e senza Maestri, ciò che prima caratterizzava l’euforia di Essere pensanti e costruttori di nuove avventure e che ci avava preparato a combattere le sfide insidiose del nostro cammino si è tramutato in un modello fatto di gesti e azioni quotidiane senza alcuna consapevolezza e capacità per fronteggiare le avversità e ri-creare la realtà.
Alla base di tutto c’è la perdita della coscienza di sé e, quindi, di saper fare delle scelte, saper affrontare le diversità, le problematicità, un qualsiasi progetto di vita.
La violenza è il valore distruttivo prodotto da questo cieco processo di spersonalizzazione e di emarginazione sociale e che diventa identità e strumento per cancellare ogni valore di rispetto verso gli altri e verso la comunità in cui si vive.
Stiamo assistendo ad una lenta deformazione dell’Essere sociale e dei suoi elementari valori di umanità, di solidarietà, di amicizia, di appartenenza, di coscienza delle affettività. L’indifferenza, altro valore negativo di questa epoca, concorre a questa visione disgregante della società contemporanea e del senso precario della Vita.
La Vita senza consapevolezze perde il suo valore primario di Essere protagonista cosciente della propria esistenza e del diritto alla sua integrità fisica e morale.
Fare secondo coscienza è un obiettivo educativo che abbiamo perso e che diventa opportuno recuperare ed esservi rieducati.
Sono convinto che non siano le leggi che ci rendano migliori, che ci offrano condizioni e strumenti per comprendere e valorizzare i contesti nei quali operiamo, agiamo ed esprimiamo le nostre personalità. Sono le Istituzioni associative, educative e formative.
È necessario ricostruire il mondo valoriale e mettere al centro di questo processo di ricostruzione la consapevolezza e la coscienza di Essere persone (e non un individui) capaci di esprimersi, di comunicare, di esercitare la libertà di opinione e di pensiero.
Franchino Falsetti
