Parr, Gardin, Salgado e Jodice. Scomparsi. Un 2025 complicato per la fotografia civile

Testimoni di quando si poteva fotografare la vita del mondo

Parr, Gardin, Salgado e Jodice

Pubblicato il 17/01/2026

Le fotografie che vedrete in questo articolo documentano alcuni momenti della società che non ritorneranno mai più. È storia. Con la libertà di oggi queste fotografie non si potrebbero più fare (o perlomeno pubblicare).

Abbiamo perso una parte di mondo. Abbiamo perso quella parte che consentiva di documentarlo liberamente.

Erano 4 fotografi costruiti sulla loro esperienza, sulla loro ostinazione, sul loro modo di difendere valori civili. Nessuna scuola di fotografia li aveva formati, nessun corso di immagine, solo capacità e condivisione fra loro. Erano piuttosto lontani da ciò che viene insegnato oggi. Eppure hanno lasciato un segno indelebile. Cosa che, forse, i nuovi insegnamenti non saranno in grado di formare.

Un tempo non ci si poteva baciare all’aperto (ph. Berengo Gardin).

E non ditemi che “erano tempi diversi” perchè è un modo di difendersi da perdente e a me non interessa.

Nel 2025 sono scomparsi 4 grandi fotografi, eredi di un tempo in cui la libertà civile (e la libertà di stampa) permetteva di documentare gli avvenimenti e i cambiamenti, anche minimi, di una Nazione, di una generazione, di una tradizione oppure della normale giornata di una persona ritratta per caso in una sua attività quotidiana.

Martin Parr, Sebastiao Salgado, Mimmo Jodice, Gianni Berengo Gardin.

Minatori ridotti come schiavi nel loro paese. (Sebastiao Salgado)

Nel momento in cui viene meno una persona famosa legata ad una forma d’Arte si fa a gara fra chi estrae, dal proprio dizionario, le terminologie meno convenzionali nello sforzo di raccontare l’importanza della figura scomparsa sotto il profilo estetico, quello più evidente, insomma, quello più “mainstream”.

Sapendo bene che il giorno dopo i funerali e gli elogi di rito, tutto tornerà nell’oblio precedente.

Due bambini, non certo maggiorenni. (Martin Parr) – GB. England. New Brighton. From ‘The Last Resort’. 1983-85.

Ho letto, comunque, qualche riferimento all’importanza che hanno avuto questi grandi artisti nel formare una coscienza civile ed artistica in tantissime persone; coscienza sbocciata nella lettura delle loro immagini: raccontavano la vita di coloro che incontravano e delle realtà che stavano affrontando. Persone casuali o persone più o meno note. Insomma, questi 4 artisti della macchina fotografica documentavano il loro tempo suggerendone un’impronta su cui riflettere e la donavano al mondo.

Scopriamo poi, sottotraccia naturalmente (non si deve sapere, soprattutto le giovani generazioni), che la loro etica nel lavoro dipendeva dal loro pensiero politico che traducevano in informazione non evirata da Photoshop o, peggio, dalla Intelligenza Artificiale.

Senzatetto alloggiati all’Hotel Tricarico a Bagnoli (Mimmo Jodice)

Erano puri insomma (il più puri possibile) ed essere puri oggi non è certamente una virtù promossa dai media; bisogna essere competitivi… Le due cose non vanno certo assieme.

Documentare fotograficamente la vita contemporanea oggi non è più possibile a causa di leggi che ne limitano la possibilità a cui si somma l’abbruttimento generalizzato della vita precaria di tante persone pronte a far causa a chi fotografa in strada (senza il “loro permesso”…), magari per trarne un minimo di profitto extra.

Denunciare lo scempio delle grandi navi a Venezia (Berengo Gardin)

Sono anni ormai che la nostra conoscenza manca di foto documentaristiche dedicate al cambiamento del costume e della società italiana. Un buco. Un buco che si ferma alla fine degli anni ’80 del secolo scorso. Da quel momento in poi è venuta a mancare, pian-piano, la possibilità di raccontare i cambiamenti degli uomini che abitano le città, i paesi e le campagne.

Documentare la vita degli ultimi (Sebastia Salgado)

Poi è intervenuta la legge sulla Privacy di cui, ormai tutti, iniziamo a comprenderne l’inutilità (se non per chi ama avere il controllo su ciò che pensiamo).

Ricordo sempre un aneddototo che mi raccontò un amico fotografo: – “In quegli anni (60′ – 70′ – ’80 del secolo scorso) quando esponevi, in vetrina del negozio, una foto fatta ad una persona (ragazzo, bambino o anziano) i suoi parenti si fermavano ed entravano ringraziandoti per la bella immagine e, magari, te la compravano pure. Oggi? Oggi se esponi la foto di qualcuno i suoi parenti ti mandano i Carabinieri”.

Un maternità. (Martin Parr)

Si eseguono ancora fotografie come queste che ho inserito in articolo ma, ormai, sono relegate al recinto dei premi internazionali di fotogiornalismo, inserendole quindi all’interno del circuito degli “addetti ai lavori” allontanandole, di fatto, dalla fruizione giornalistica destinata al pubblico più vasto di lettori di riviste, quotidiani e altri mezzi di informazione.

Ormai, di fotografabile consentito sono rimasti alcuni paesaggi, i muri scrostati, i tramonti, le rotoballe, alcuni animali, i drink sul tavolino, qualcosa di astratto e i propri piedi nella battigia durante la giornatina al mare.

Vedete, non sono i tempi a cambiare ma sono le persone.

 

Testo di Roberto Cerè per Millecolline

2 thoughts on “Parr, Gardin, Salgado e Jodice. Scomparsi. Un 2025 complicato per la fotografia civile

  1. La fotografia di Venezia di Berengo Gardin, divenuta giustamente famosa in tutto il mondo, è talmente simbolica da far rabbrividire: un passato antico, fragile e splendido a fermare un presente ingombrante, arrogante, spocchioso e brutto. Ci può essere storia fra i due? Non è nemmeno Davide contro Golia, loro avevano la possibilità del movimento, Venezia no! È bellissima nel suo stupido “orrore”

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