Editoriale Millecolline. Si può ri-cominciare ritornando tutti alla lavagna

Editoriale

L’Editoriale Millecolline

Pubblicato il 12/02/2023

Si può ri-cominciare ritornando tutti alla lavagna

Confesso che l’eccesso di informazione e delle sue emittenti note e sconosciute, di fatto, stanno inquinando ogni possibile capacità di intendere, di comprendere le fenomenologie fattuali e ciò che in effetti serva per sentirci partecipi della cosa pubblica, dei propri diritti e dei propri doveri. C’è una impellente necessità di cominciare ad esemplificare e rendere semplice e chiaro la comunicazione.

La comunicazione pubblica, la nostra elementare esigenza di sapere ascoltare, leggere ed interagire mostrando di conoscere l’oggetto dell’intendere e di saper esprimere il proprio pensiero, il proprio consenso o dissenso. Ma con consapevolezza e cognizione di causa. Ogni giorno i mass media e le reti social ci inondano di notizie di ogni tipo, senza alcuna esplicita motivazione o finalità culturale. Siamo nel vuoto a perdere. Una Babele incommensurabile, dove le lingue dei popoli sono sottoposte a continui e rapidi cambiamenti e vengono contaminate e cancellate le espressioni secolari e valoriali alimentando il processo della perdita della propria identità nazionale e della propria religione, delle nostre origini.

Linguaggi diversi e tutti contaminati dalle mode del mercato e della globalizzazione, stanno minando il nostro Pianeta che non è solo malato per gli sconvolgimenti climatici ed ambientali, ma per una sorta di sovversione, una nemesi storica contro il lungo domino della ragione, dell’ordine, del rispetto della disciplina, dell’autorevolezza, del progetto Uomo (rinascimentale).

Si leggono però, nel frattempo, che Bologna vara un piano Marshall per la scuola (tra ristrutturazioni, edilizia, abbellimenti, e varie chirurgie sintetizzate, a piacere, dai giornalisti). Mentre Roma, capitale, vive di sporcizia, di inadeguatezze, di proteste, di abbandoni, di miserie, di degrado, ma è benedetta dal confinante Stato Pontificio che sembra la giusta stampella. La questione laica in Italia dove sta? Chi sono i laici? La televisione italiana e quella berlusconiana diffondono solo gli spacci vaticani. Non solo i riti domenicali. Nessuno predica come Padre Mariano, nessuno ha orgoglio di essere cristiano. Le chiese sono vuote, ma le immagini e le cronache giornaliere di una Chiesa oscurantista sono diffuse in ogni sito interplanetario (un invito a leggere il libro di padre Georg: “Nient’altro che la Verità. La mia vita al fianco di Benedetto XVI”, Piemme,2023).

Siamo nel periodo definito della memoria, ma nessuno ancora ha spiegato il senso di questa data, di questo particolare periodo.

Non ci sono solo gli ebrei, ma anche, i polacchi, gli italiani, gli armeni, gli istriani (le foibe), gli americani, i russi, gli spagnoli, insomma tutti coloro che sono morti per la libertà, il riscatto, la dignità dei popoli e l’abbattimento di ogni dittatura.

E questa ricorrenza non è capita perché non è studiata nelle scuole, non è approfondita, non si pubblicano documenti, testi, la vera storia con cui tutto questo è accaduto ed in particolare nel tragico secolo XX (due guerre mondiali – dittature e stati rivoluzionari).

Le frasi fatte, ripetute ogni anno non hanno impedito ai Russi di invadere l’Ucraina. Per voler la pace non dobbiamo pensare alla guerra, ma avere cultura della Pace, vuol dire non pensare alla guerra. Non sempre è salutare ricordare il passato per giustificare il presente. Ciò che comunque preoccupa è il processo di frantumazione. Avendo perso il senso generale della realtà, abbiamo da alcuni decenni preferito la conoscenza molecolare, unilaterale e senza contraddittori o controcampo. Morte le ideologie scomode, morta la dialettica ed i contrasti, l’uomo contemporaneo vive di “pillole” per la sua sopravvivenza poiché l’entusiasmo del sentirsi vivo ha ceduto il posto allo “choc del futuro”.

Pertanto qualcuno ha teorizzato che la conoscenza non serve, che la partecipazione non serve, che i doveri non servono, il proprio nome non serve. Stiamo andando verso una Società di automi e di anonimi. Ecco perché potrebbe essere importante ritornare alla lavagna, cioè in classe, in una tipica classe del passato prossimo, dove la lavagna non era solo uno strumento per scrivere un compito od un esercizio o tracciare uno schema di lezione, ma era una sorta di proiezione della coscienza collettiva degli studenti, del loro apprendimento, di come coinvolgere l’ascolto, l’attenzione.

La lavagna rappresentava una prova pubblica di come comunicare ciò che si era appreso e del modo con cui si poteva farlo capire agli altri.

Alla lavagna ci tremavano le gambe, non dalla paura, ma dalla possibile incapacità o difficoltà a saperla usare, ad avere quella debita confidenza, come se fosse un “quaderno” gigante.

Ebbene, in modo ideale, vorrei usare lavagna, dividendola in due parti (come per segnare i buoni ed i cattivi) per trascrivere, invece, ciò che gli italiani hanno capito rispetto agli eventi politici, sindacali, economici, industriali, scolastici, accademici, culturali, sociali.

La conclusione sarà che gli italiani non hanno capito nulla perché non ci sono: discorsi da riportare; posizioni (opinioni) da evidenziare; pensieri e contenuti espliciti da sottolineare e sviluppare.

Dai giornali ai mass media tradizionali ed elettronici od informatici, si trasmettono telegrammi, tutti uguali, tutti tendenziosi per pochi “lettori di mestiere” e nessuna reale documentazione per sentirsi davvero informati e sapersi confrontare per accrescere la propria maturità e, quindi, la propria capacità di scegliere. Che cosa ha detto il Capo dello Stato sulla giornata della memoria? Quello che hanno scritto i giornalisti o le conduttrici televisive. Che cosa ha detto il Sindaco di Bologna sulla sicurezza della città (bullismo, delinquenza, accattonaggi, ect…)? E che cosa hanno capito gli italiani del programma politico del Primo Ministro e le reazioni delle “opposizioni” (es. PD)?

Non si sa! Ma i giornali locali hanno il materiale per scrivere (con un passa parola cifrato) le nuove favole metropolitane, partitiche e parlamentari. In poche parole. Oggi si vive senza la prova della lavagna, su cui non si può solo scarabocchiare perché, senza ricordare la famosa brioche, il popolo continua ad essere bue, con le antenne paraboliche e sempre collegati con i smartphone tra me mani come se fosse una preziosa reliquia religiosa anzi una sfera magica che camminando, ci cancella il futuro.

 

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