Editoriale Millecolline. Ho un sogno che tutti i popoli fossero alfabetizzati

Editoriale

L’Editoriale Millecolline

Pubblicato il 05/02/2023

Ho un sogno che tutti i popoli fossero alfabetizzati

In un mondo dove gorgheggia il vaso di Pandora e dove trionfano le distopie, le negazioni, la cancellazione culturale ed il pensiero unico e dove i profeti, di nuovo, vengono uccisi, come Martin Luther King, ho anch’io un sogno: che tutti i popoli della terra sappiano leggere, scrivere e far di conto e ogni piccola realtà sia dotata di una biblioteca con libri educativi, formativi, creativi e molti dizionari delle più diffuse lingue sul questo triste ed analfabeta Pianeta.

Sarebbe una vera scelta di Civiltà. Non le armi per uccidere ma i libri per educare la mente ed i sentimenti e saper comunicare con tutti i popoli. I mass media dovrebbero esse le emittenti del dialogo, della comunicazione, degli incontri, delle coralità per i vari riti legate alle proprie tradizioni e per poterle approfondire e meglio tramandarle alle nuove generazioni.

Da tempo si leggono, nella piena indifferenza, episodi solo di morte, di distruzione, di invasioni illegittime, di prepotenza e violenza sul prossimo e sui popoli (soprattutto quelli che da secoli vivono sottomessi, privati del bene primario e cioè di essere consapevoli della propria vita, di conoscere come reagire e rendersi responsabile del proprio avvenire). In uno mio scritto, che si può rintracciare su questa Rivista, scrissi una riflessione: Si può essere felici? Questa terra posso illudersi di essere felici per gli altissimi guadagni e poteri il 2% e forse anche meno, a seguito degli ultimi rivolgimenti economici. Il 98% spende, gran parte del proprio tempo, a cercare la pepita d’oro, perché tutto, nel frattempo, è stato materializzato, defraudato dei valori universali, di quel rispetto che non ha confini.

L’uomo contemporaneo ha maturato visioni della vita sempre più demotivanti ed impoveriti. Il suo agire sociale è finalizzato al suo individualismo, al suo narcisismo, alla volontà di non produrre per offrire benessere per la Comunità in cui vive ed altre che sono collegate, ma per sé stesso. Un radicata patologia come la sindrome del Re Mida. L’effetto subdolo di essere un “prodotto” vissuto in radicate e secolari povertà. Un po’ quello che avviene nella nostra Italia, non più proletaria come l’ha definita il grande Pascoli, ma gastronomica, quella della fabbrichetta, che in questi giorni qualcuno vuole, nuovamente dividere, riproponendo le famose e famigerate gabbie salariali, riseparando il Nord dal Sud. C’è stata l’Unità d’Italia! Perché considerare le denominazioni geografiche con le discriminazioni politico-sindacali?

Essere del Nord o del Centro o del Sud sono indicatori geografici, non indici valutativi per, ulteriormente, limitare i processi organici e propositivi che rendono il popolo italiano non solo più alfabetizzato, ma più coeso nella mobilità, gratificazione, mobilità ed esercizio senza limiti delle professionalità.

Ecco perché non si può essere felici in Italia. Il potere burocratico condiziona la nostra vita e la rende classista: un investimento per la produzione globalizzata.

Quelli che sembravano i segni della decadenza dell’Istituzione scuola negli Stati Uniti, si stanno diffondendo nel resto del mondo occidentale ed in particolare, in questi ultimi mesi di post Covid anche in Italia. Gli insegnanti sono sotto tiro. La classe degli studenti non è un’sola dell’apprendimento, ma un laboratorio di sopravvivenza dove le proprie frustrazioni e disadattamenti sostituiscono i rigori delle “sudate carte”. La scuola anche in Italia sta diventando una entità astratta, artificiale, un luogo di rifugio, di compensazione, come se fosse una cappella votiva in cui trascorrere il più velocemente il tempo scolastico. È sempre più un corpo separato dallo Stato. Si vive di sperimentazioni, di personalismi e tutto è ritornato come prima: un sistema scuola centrico diretto dall’arbitrarietà dei singoli docenti, delle presidi o presìdi, in una triste competizione dove si promuovono provvedimenti come il sottrarre il telefonino, per poi riconsegnarlo per “usi didattici”.

E così la burla finisce.

Come per il Covid parlarono esperti e non, politici ed ambulanti televisivi, così per la Scuola scrivono e sparlano politologi, economisti, imprenditori, giornalisti e vignettisti.

Nessun vero pedagogista ha commentato i tristi episodi, dove l’obiettivo è calunniare l’insegnante e possibilmente metterlo alla gogna. Vengono sostituiti dai tuttologi come gli psicologi e psichiatra. Altra razza dannata uscita dal letto di Procuste e capace di giocare con le parole ma non con i fatti. Con le formule studiate sui banchi di scuola ma non con la capacità inventiva e propositiva per sostenere che è arrivato il momento di pensare ad un piano Marshall per la Scuola del Futuro, per l’Educazione, per l’Istruzione non solo in Italia, ma in tutto il mondo.

Gli uomini istruiti sono predisposti alla comprensione dell’altro, alla collaborazione e cooperazione. Hanno il senso del rispetto della Comunità e delle relazioni (uomini e donne) per raggiungere obiettivi comuni. E l’attenzione non è finalizzata alla demolizione di un ministro o di un Governo, ma all’elaborazione permanente di progetti, di programmi, di contenuti che arricchiscano non solo gli studenti, la famiglia, la scuola e la società, ma l’intero territorio in cui si opera e le sue molteplici realtà istituzionali e produttive.

Il sogno è, quindi, quello di poter aver un nuovo Mappamondo dove i paesi non sono continenti che emergono dagli oceani, ma tracciati di nuove Civiltà che nella continuità col passato si perfezionano in nuove soluzioni prospettiche che rivalutino il modello uomo ed il nuovo genere umano. Ancora oggi sui giornali si leggono vecchie polemiche, vecchi discorsi e parole (es. scala mobile – gabbie salariali) che appartengono al dizionario socio-politico del passato remoto che non possono esser attualizzate, perché viviamo in un altro mondo, con molte ri-cadute verticali prodotte dagli eccessi della modernizzazione tecnologica ed informatica.  

Il continuo decontestualizzare ed attualizzare ogni processo sociale e culturale ci defuturizza e ci àncora ai nipotini del Grande Fratello, 

(non quello berlusconiano ma Orwelliano – 1984) che toglie ogni libertà, ogni diritto di crescita autonoma, ogni universale possibilità di godere consapevolmente dei semplici privilegi caratterizzati dagli elementari strumenti del comunicare, dello scrivere e del far di conto per tutti, per tutti i popoli.

“La scuola sembra particolarmente adatta a diventare la chiesa universale della nostra cultura in decomposizione. Nessuna istituzione sa meglio nascondere ai suoi partecipanti la discrepanza profonda tra i principi sociali e la realtà sociale del mondo contemporaneo. Laica, scientifica e negatrice della morte, è in perfetta armonia con lo stato d’animo dell’uomo moderno”.

(Ivan Illich, Descolarizzare la SocietàUna Società senza Scuola è possibile? Mimesis, Milano – Udine, 2010)

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