Pubblicato il 5 settembre 2026
Cinque testi poetici per omaggiare Bruno di Pietro
La mia Rubrica di poesia MIP oggi vuole ricordare un poeta italiano deceduto recentemente.
Bruno Di Pietro (1954 – 2026) è stato tra i fondatori delle edizioni d’If e socio di Cronopio.
Ha vissuto a Napoli esercitando la professione forense. Ha pubblicato: Colpa del mare (Oedipus Salerno-Milano 2002); [SMS] e una quartina scostumata (D’If, Napoli, 2002); Futuri lillà (Ibid., 2002); Acque/dotti. Frammenti di Massimiano (Bibliopolis, Napoli 2007); Della stessa sostanza del figlio (Evaluna, Napoli 2008); Il fiore del Danubio (Ibid., 2010); Il Merlo maschio (Laboratorio di Nola 2011); Minuscole (Il laboratorio di Nola 2016) “Impero” (Oèdipus,Salerno-Milano, 2017)“Undici distici per undici ritratti” (Levania Rivista di Poesia n° 6/2017).”Colpa del mare e altri poemetti” (Oèdipus, Salerno Milano 2018).
Pur non avendo conosciuto Bruno di persona vorrei ricordarlo nel giorno del suo compleanno e offrirvi cinque sue poesie tra quelle che ho recentemente scoperto e apprezzato. Buona lettura!
Eleatiche IV
ma quale origine gli vuoi trovare
a quell’affanno che ci ha fatto soli
chi cerca nella terra chi nei voli
il nome il segno il modo di parlare
se appartiene al silenzio allo sguardo
al fruscìo dei salici in ritardo
sull’autunno narrare il volere
di te di noi in queste lunghe sere:
chiamarti è la deriva degli intenti
se non so dirti il poco né l’intero
(le parole confessano indigenti
la poca confidenza con il vero)
****
Inclinano all’esistere anche i sassi
lucidi per il tempo per i passi
che sono consueti sostenere
inclinano all’esistere le sere
d’estate e l’odore intenso del timo
c’è un conato di vita nel primo
mattino nel chiaro arancio negli ori
nei canti del risveglio responsori
fra mormorio e silenzio nella cura
dell’albero a sfogliarsi per paura
(cospirano le cose a un solo scopo
dirti che non sei aquila ma topo)
****
qualcosa mi riporta a quella tana
riposa la certezza nella vana
rincorsa a ciò che è stato consistenza
ma se il passato è tutta l’esperienza
la reticenza sul futuro è vizio
riduce decadenza nell’incanto
complice inverno e il buco del solstizio
disdice l’invadenza dell’impianto
il nocciolo l’impegno quotidiano
il giorno che s’annulla nell’invano
(il passato non passa ma è indecente
che qui non passi nemmeno il presente)
****
Cala l’ultimo sole.
Sulla riva i bambini giocano.
Saltano i sassi lanciati
sulle acque calme del mare.
Mi accompagna verso la scogliera
un’ombra invisibile.
Annuncia una luce nascosta.
Fra gli scogli c’è un passaggio.
Al mattino sarò su un’altra spiaggia
un altro mare.
****
Luglio romano
è abbaglio di fontane
fra poche ore
Signore
saprò se sei uno o trino
prima mi toglieranno
l’ingombro del pensiero
e dopo avere detto e disdetto
di una cosa vorrei essere sicuro:
che domani sarò a te vicino
sia tu uno o trino
io Francesco Pucci fiorentino
Queste poesie potete trovarle anche sul mio blog, che vi invito ovviamente a frequentare 😉
Miriam

