L’Editoriale Millecolline di Franchino Falsetti. “Nel giorno della Donna”

Editoriale della domenica

L’Editoriale Millecolline

Pubblicato il 08/03/2026

Nel giorno della Donna

Quest’anno si onora la Giornata internazionale della Donna nel giorno di Festa, la domenica: giorno dedicato ad eventi civili ed osservanze religiose ed al riposo settimanale (salvo le debite eccezioni obbligate dalla vita moderna e mondana).

È scaramantica questa coincidenza della doppia festività.

Penso che sia, però, una piacevole coincidenza per chi fa ancora queste considerazioni o ha certe semplici intuizioni: la Donna dovrebbe avere sempre la sua domenica, non per la fortuita meridiana dell’8 marzo (fortuita anche per il mio Editoriale che completa l’asse degli auspici), ma perché nella Donna non dovrebbero essere riproposti i soli stereotipi, le solite banalità, i soliti vuoti aggettivi da piccole e servili ancille dell’Uomo.

Tra poco ci sarà una nuova ricorrenza di grande conquista democratica e di rispetto della dignità della Donna: gli ottant’anni dal suffragio universale in Italia e dei diritti femminili.

Il 10 marzo 1946 iniziò una nuova pagina storica ed amministrativa dell’Italia liberata, alla quale parteciparono anche le Donne. Ed il 2-3 giugno del 1946, votarono per l’Assemblea Costituente e per il referendum in cui scegliere monarchia o repubblica. E contribuirono alla vittoria della Repubblica.

Molte altre battaglie trovarono nella Donna la fermezza e la determinazione per svecchiare un costume ed una ideologia dominati dalla tradizione culturale ed imperio da parte dell’Uomo. Una realtà che trova le sue radici persino nella Bibbia e determinante per lo sviluppo del progresso e delle Civiltà.

Solo di recente si fa conoscere che molte sono state le Donne che hanno, alla pari dell’Uomo, garantito, sfidando ogni avversità e disprezzo dal potere maschile, la propria eccellenza in ogni campo del sapere (dalla musica alla poesia ed in ogni espressione artistica).

Ma nella storia sono state perseguitate, uccise, condannate, obbligate ad essere confinate nei conventi o in ruoli umili e degradanti. L’era dell’industrializzazione ha consentito, maggiormente, i combattuti principi e riconoscimenti legati all’emancipazione familiare, civile, politica.

Ma la Donna nel secolo XXI non ha ancora raggiunto la sua piena dignità e parità con l’Uomo. Molte sono le condizioni di diseguaglianza, di disparità, di cultura della subalternità. La Donna deve, in molti casi, urlare la propria voglia di vivere, di essere competitiva, di avere gli stessi diritti, anche nel trattamento lavorativo e pensionistico.

Nascono pochi bambini, ma perché non c’è alcuna condizione di tranquillità e sostegno per la maternità: oltre aver reso la maternità un fastidio, un inciampo non più desiderato, amato, finalizzato alla procreazione, a rendere l’Umanità rigenerata in generazioni e generazioni.

Dobbiamo riconoscere che non solo la Donna, ma l’intera Società è stata, nei decenni dei progressi scientifici e tecnologici, sottoposta a diversi abbandoni ideologici, a diverse trasformazioni, fino alla perdita di ogni valore che garantisse il senso della specificità umana (senza orpelli o fittizie contrapposizioni o strumentali pretesti della emancipazione).

Il sentimento tra Uomo e Donna è stato identificato nella sessualità. Il sesso ed il denaro sono diventati i nuovi idola, i nuovi valori su cui costruire le relazioni sociali e le nuove regole di costume. L’anticamera delle nuove sofferenze, delle nuove solitudini, dei tristi abbandoni, fin da giovanissimi, dei nuovi disadattamenti sociali e sentimentali.

Ed ecco la piaga assoluta, un degrado inaccettabile come il femminicidio.  Un degrado morale che colpisce l’Uomo e la Donna. In questi anni si è formalizzata un’educazione tra i sessi in senso informale: l’eccesso di liberalizzazione, l’assenza della famiglia, l’incapacità della scuola di far fronte ad una sorta di “educazione sentimentale” e non di educazione sessuale, come si continua a ripetere, ha acuito quell’ignoranza, quel disinteresse nel conoscere il proprio simile, la propria metà (Uomo-Donna).

Insieme nel conoscere, nel conoscersi, nell’amarsi, nelle scelte di vita e professionali, nella produzione, nel sostentamento reciproco, nel rispetto assoluto e reciproco dell’Uomo e della Donna. Una educazione di come vivere insieme per tutta la vita.

Ricordando che questo mese è anche il mese della poesia, vorrei chiudere questo mio Editoriale con pochi versi della poetessa Alda Merini, controversa ma di sensibilità esistenziale:

“Sorridi donna

sorridi sempre alla vita

anche se lei non ti sorride.

Sorridi agli amori finiti

sorridi ai tuoi dolori

sorridi comunque.

Il tuo sorriso sarà

luce per il tuo cammino

faro per naviganti sperduti. […]

 

Franchino Falsetti

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