Editoriale della domenica
L’Editoriale Millecolline
Pubblicato il 01/03/2026
I nuovi valori hanno sotterrato la Cultura
C’è molta disattenzione nei nostri modi di relazionare e di rappresentare ciò che condiziona le nostre azioni quotidiane.
Tutto è estremamente ripetitivo ed imitativo di ciò che da decenni i mass media diffondono, rendendoci moderni schiavi obbligati a consumare passivamente ogni messaggio pubblicitario che, in modo invadente, hanno snaturato il nostro ordine mentale, la nostra libera fantasia, i nostri modelli di vita ereditati dai nostri padri.
Una metamorfosi planetaria che ha unificato e globalizzato i nuovi valori omologati nell’acquisto, nel consumo sfrenato di prodotti effimeri, biodegradabili, deformanti della realtà e sollecitatori di disagi, di sensi d’ansia e di solitudine provocata dai vuoti a perdere del mercato artificiale, cioè dalla inconsistenza dei nuovi valori che sono espressione del consumare e che si identificano nel corredare i nostri movimenti, la vanità di apparire, il protagonismo come provocazione fisica e non progettuale.
I valori della fisicità e la cultura cocktail party. Si continuano ad usare le parole del dizionario italiano, ma hanno altri significati, perché rispondono a questi nuovi valori legati all’informazione, alla messaggeria, ai linguaggi gergali, e ad un uso ristretto della lingua italiana.
Come è possibile che in Italia esista la Cultura? Come in altri paesi europei (per fortuna non in tutti) la Cultura si è identificata negli eventi, nelle manifestazioni, nei logori premi letterari, nei Festival dedicati alle sconosciute Muse, al turismo produttivo.
Qualcuno, tempo fa, dichiarò che con la Cultura non si mangia. Battuta non originale. Ho usato la “C” maiuscola pensando ad una certa Cultura, che non c’era al tempo della battuta ed oggi è scomparsa.
Nessuno ricorda che la Cultura significa Conoscenza: senza Cultura non si Conosce e quindi non si può argomentare e scegliere.
Forse quella battuta nasceva proprio nel confondere il sistema pubblicitario che stava contaminando anche i settori della Cultura, dell’Educazione, della Formazione, delle opportunità professionali.
Questo mondo è diventata una miniera d’oro, dove gli alti costi richiesti limitano sempre più la frequenza e quindi, con dati statistici preoccupanti, favoriscono l’abbandono ed il ritorno a situazioni di analfabetismo e forti diseguaglianze nel mondo del lavoro.
La selezione di classe si è rigenerata. Ed il mondo del lavoro sta rischiando di ritornare alla semplice manovalanza ed improvvisazione come negli anni del dopo guerra (1945).
Vorrei chiudere questa mia opportuna riflessione ricordando che la Cultura (in maiuscola in senso burocratico) per opera degli sponsor promotori è una comoda etichetta per cui Sanremo è Cultura, le Sagre sono Culture, le Biennali sono Cultura, i Festival del Cinema sono Cultura (il vecchio Cineforum era una stimolante forma di Cultura), il Turismo è culturale, anzi museale.
Ecco la parola magica: l’arte è museo – museo è esposizione e divertimento – museo è massificazione – museo è vedere camminando – museo è ascoltare storie sconosciute che spariscono nei bar e nei book shop. Ma il Museo non è Cultura.
01Mancano le conoscenze non per vedere ma per dialogare con i diversi saperi ed arricchire così la propria personalità e la propria maturità intellettuale e culturale.
Forse sarebbe interessante ed aprirebbe gli occhi se di scrivesse un dizionario delle stupidità, una sorta di sciocchezzaio (alla Flaubert) non solo su singole parole architrave del nostro ramificato pensiero (e non del pensiero unico), ma sulle deviate e manipolate operazioni che riguardano l’uso della lingua italiana in ogni sua propria definizione e funzione.
Franchino Falsetti
