EDITORIALE Millecolline. Né arte né parte

Editoriale della domenica

L’Editoriale Millecolline

Pubblicato il 21/12/2025

Né arte né parte

Questo Editoriale presenta, in via eccezionale, due foto, da me scattate e messe non a confronto ma in continuità, per avere di fronte e ben visibile i riferimenti delle considerazioni che cercherò di rendere più chiare possibili.

Sullo storico crescentone di piazza Maggiore, a Bologna, sono atterrati dal pianeta Marte, il pianeta rosso  per eccellenza, il lunedì quindici dicembre, nella attonita sorpresa delle bellezze artistiche secolari che allietano i bolognesi da diversi secoli e che rendono unica questa stupenda piazza medievale, Megaliti di smisurate dimensioni (fino a 14 metri d’altezza – vedi foto ), dando vita ad una installazione targata “Iwagumi-Dismisura” dello studio australiano Eness, diretto da Nimrod Weis.

Iwagumi-Dismisura. Bologna, 2025 (ph. F. Falsetti)

Questi meteoriti vaganti di varie dimensioni (da 2 a 14 metri – di numero diciannove) che richiamano i colori delle rocce Dolomitiche, sono gonfiabili.

Secondo l’articolista de “il Resto del Carlino”, megafono del Comune di Bologna, l’installazione ”tesa a valorizzare artisticamente gli spazi cittadini, porta per la prima volta in una città europea l’estetica giapponese dell’Iwagumi, una composizione asimmetrica di rocce naturali inserite “in un paesaggio urbano nel quale la luce cambia, i suoni si espandono e gli spazi di trasformano nel cuore della città”. (17 dicembre 2025)

Lo stesso primicerio Don Andrea Grillenzoni di San Petronio si esprime favorevolmente dichiarando:” Eravamo ovviamente stati informati e io in quest’opera, molto imponente certo, di grande impatto, non trovo alcuna mancanza di rispetto”.

Le polemiche sono in sordina anche se sui social prevale più l’ironia che non l’ennesima dimostrazione del dilagare condizionante della cultura pubblicitaria che ha cancellato il significato di arte nella età contemporanea.

Sotto il periodo della più celebrata tradizione della Cristianità, nella città dei Carracci e Guido Reni, per citare punte di diamante dell’arte e della scuola bolognese, che valore potranno mai avere questi palloni gonfiati che andrebbero bene come ricambio dell’Omino Michelin?

E non certo per scrivere articoli od opinioni, senza conoscenze, poichè questa è arte che deturpa l’estetica del paesaggio urbano, confondendo, tra l’altro, la piazza Maggiore di Bologna con i suoi insuperabili monumenti artistici, con la desertificazione del pianeta Marte o di luoghi altamente desolati e deprivati di proprie bellezze naturali od artificiali.

Si parla di immagini virali delle maxi rocce. Tutto qui!

La parola d’ordine su qualunque evento è solo “virale”. Ma cosa vuol dire? Anche la merda d’artista è virale, ma non è Arte.

Come non è arte questa installazione che dimostra che gli artisti (veri) sono morti da tempo e che ci rimangono le installazioni, le creatività a sfondo pubblicitario, consumistico, che soddisfano solo un invadente mercato del mondo degli affari.

Queste rocce giganti, secondo i promotori, dovrebbero accendere l’immaginazione. Altra stupidaggine.

L’immaginazione si stimola con esperienze guidate da idee e da progettualità inventive, di educazione e formazione a saper definire il canone della creatività, della composizione, del valore del riconoscimento comune.

Chi ha espresso pareri non “allineati”, come Italia Nostra, mette in evidenza che “Sono presenze ingombranti e non adeguate al luogo”. Si parla di sconvenienza, di un’operazione priva di buon senso, considerando la Piazza ed una certa tradizione.

I pareri dei passanti non fanno testo: non è stato promosso un referendum, per cui chi, frettolosamente, esprime il suo parere è una semplice impressione e non una valutazione. Ancora una volta la lingua italiana è maltrattata, non usata in modo pertinente.

Pertanto tutto rimane nell’indifferenza, poiché queste imposte esperienze di percezione visive non interessano a nessuno, se non per la curiosità e per quella sensibilità popolare tipiche delle sagre, di cui i bolognesi sono ottimi consumatori.

Iwagumi-Dismisura. Bologna, 2025 (ph. F. Falsetti)

Vorrei concludere che questa inutile installazione non può essere chiamata “arte”, né può essere interpretata come un fatto che può farci riflettere, semmai come nullità dovrebbe preoccuparci perché, da tempo l’arte è morta e bisognerebbe chiamare queste forme di realizzazione con altre denominazioni oppure, semplicemente, “fattoidi” per arredi privati e pubblici.

“Ogni uomo è un artista: tutto ciò che fate è arte” (Beuys).

Questo genere di demagogia generalizzata, sia detto per inciso, fornirà una straordinaria risorsa politica ai governanti, che inizieranno a occuparsi molto di arte “contemporanea”, il loro nuovo giocattolo, nella misura in cui una simile propaganda permette di valersi dell’arte e di atteggiarsi a persona di spirito aperto, dunque “moderna”, risparmiandosi la fatica di mettere a punto un programma d’insegnamento…. […]”. (Jean Clair, Breve storia dell’arte, 2004)

Franchino Falsetti

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