CATTIVI PENSIERI. L’ignoranza domina perché è orgogliosa.

Inviti ad abbandonare il pensiero unico

Sono considerazioni come fossero Cattivi Pensieri per chiedersi altro: siamo tutti colpevoli ?

Pubblicato il 16/11/2022

L’ignoranza domina perché è orgogliosa

Può sembrare un nuovo motto simile a quello latino: Asinus asinum fricat (Un asino gratta l’altro) dove s’intende, con una certa dose di umorismo, che gli asini si aiutano tra loro, si consolano, si gratificano. È ancora molto presente questa riflessione latina con nuove sfumature che una potrebbe essere proprio che l’asino non cerchi più mutui soccorsi, ma si scopre anche ignorante, cioè sprovvisto di ogni cultura e di ogni strumento necessario per procurarsela. Vive felice della sua condizione di ciuco nella “beata” realtà, guardandosi attorno, si scopre maestro di nuove forme di conversazione, di valutazioni, di osservazioni, persino di argomenti filosofeggianti. Le sue proverbiali umiltà e sopportazione si trasformeranno in contesti di stimolanti emulazioni in presenze mascherate ed in rapidi adattamenti metamorfosi.

L’età della comunicazione e dei mass media, hanno sostituito le vecchie “cattedre”, i grandi Maestri, le severe Accademie, le mirabili Conferenze con tematizzazioni formative per acquisire nuovi linguaggi, nuovi modus interpretativi, necessari per conoscere e per raggiungere autonome capacità interpretative e creative.

I semplici professori di latino sono uguali a latinisti, di pedagogia a pedagogisti, di poesia a poeti, di filosofia a filosofi, di letteratura italiana a letterati, di scienza a scienziati, di musica (strumentale o teorica) o di storia della musica a musicologi e musicisti.

Nessuno ha lasciato traccia del proprio eventuale pensiero. Non esiste nessuno di questa sterminata categoria di intellettuali da passeggio o da carriera, che abbiano prodotto alcuna innovazione. Non a caso gli ambiti umanistici non si determinano ma si svolgono e sono soggetti a continue modiche e trasformazioni. I veri filosofi hanno sempre cercato prima di affrontare il loro schema progettuale per interpretare e modificare il mondo di scoprire un nuovo metodo investigativo e sistemico. Cosa che non avviene nella nostra Epoca dove tutto si descrive, si copia, si trasmette come una fotocopia. Ed ecco perché il mondo è arrivato ad un punto finale della sua incapacità, della sua inefficienza, nel non saper usare della conoscenza del passato, anzi di attivare strategie malefiche per produrre censure, riduzioni e cancellazioni.

Tutto ciò che è testimonianza (dall’arte alla musica, dalla letteratura alla poesia, dalla storia ai protagonisti di maggiore prestigio sociale e culturale) non è di alcun interesse, anzi, per “imitazione” diviene oggetto di distruzione, banalizzazione, di atti vandalici, di forme negazioniste.

I giovani nelle scuole non imparano a ragionare e non sono invogliati a studiare per conoscere e ma per superare un’interrogazione. In questo la scuola è rimasta immobile, mascherata nella routine della quotidianità che sembra voler distrarre lo studente perché la scuola non prepara più per la vita ma per compilare i registri delle singole discipline e relativi voti espressi secondo una modulistica predeterminata (priva di contestualità motivazionali, a dispetto di tutti coloro che hanno parlato per decenni di programmazione, di tassonomie, di didattica integrata e di valutazioni “personalizzate”).

Una scuola all’insegna degli slogan prodotti dagli descolarizzatori, dai sostenitori di sperimentazioni libertarie, come quelle senza cattedra e senza banchi, dell’apprendimento secondo natura, all’aperto, secondo nuovi “ordini” dottrinari di stampo emozionale, sensoriale, tattile, senza regole: liberi nel manifestare ogni vocazione esperienziale e deprivata da ogni pensiero.

Giovani che vivono di una ignoranza prodotta dalla non scuola e che pretendono di discutere su ogni argomento del sapere, tentando di inventare soluzioni senza alcuna conoscenza specifica di ben 25 secoli. Si confonde l’opinione personale con il saper argomentare. Si utilizzano gli strumenti del Wikipedia per sostenere conversazioni ed incontri pubblici. Non è questo il metodo per saper entrare ragionare ed esprimere una propria opinione motivata e documentata. La formazione del pensiero risiede sulla conoscenza di ciò che è stato studiato e prodotto prima di noi.

Noi dobbiamo saper ri – elaborare per assimilare e se è possibile, scoprire altre creatività e continuità per nuove inventività.

Vorrei concludere questa mia riflessione nel consigliare meno televisione, meno chat, meno fonti social e meno Wikipedia e più studio delle fonti, dei testi base che hanno costruito il sapere e le conoscenze del mondo antico, moderno e contemporaneo.

 

                                                                                                                                                                       Franchino Falsetti

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