Editoriale Millecolline. Fino a quando avremo voglia di votare?

Editoriale

L’Editoriale Millecolline

Pubblicato il 07/08/2022

Fino a quando avremo voglia di votare?

È una domanda che può apparire viziosa ma è molto opportuna trovandoci in piena campagna elettorale, avendo anticipato di un anno la scadenza regolare della legislatura fissata per la primavera del 2023. È una domanda che a qualcuno può sembrare retorica od inutile. Mentre sono convinto che siamo arrivati al capolinea della democrazia e dei suoi strumenti di ossigenazione che hanno finora evitato di ripetere la drammatica fine di un nuovo Piazzale Loreto. Non intendo creare mappa o mappine degli ipotetici schieramenti che si arrovellano, delle varie lottizzazioni delle componenti improvvisate, di quelle che vantano dei retaggi storici, ed altri di puro e semplice narcisismo politico. Abbiamo assistito di tutto. La destra più a destra, la sinistra più a sinistra, il centro atomizzato, aperto, spazioso, allargato, arcobaleno, una table ronde per meglio accomodarsi fingendosi un po’ il giovane Efrem, soldato di ventura. Romanzo storico del grande scrittore Mino Milani che forse potrebbe essere una illuminante lettura per ritrovare la forza di volontà per affermare valori indiscutibili come la dignità, la consapevolezza di sé, il limite delle proprie capacità, il pudore di affermare che essere un politico non è una carriera.

Una campagna elettorale tutta basata sul risentimento, sullo strisciante odio, sul fango da gettare all’avversario, anzi al nemico.

Umberto Eco nel suo straordinario saggio “Costruire il nemico” ci sintetizza, in modo inequivocabile, che: “Avere un nemico è importante non solo per definire la nostra identità ma anche per procurarci un ostacolo rispetto al quale misurare il nostro sistema di valori e mostrare, nell’affrontarlo, il valore nostro”.

Le elezioni del XXI secolo si stanno caratterizzando in questo modo: eliminati i partiti (forme storiche di aggregazioni ideologiche e miranti a realizzare progetti di cultura-formazione e di orientamento amministrativo politico-sociale), si sono sempre più caratterizzate le liste civiche, liste personali all’americana, coalizioni tra i reduci  dei vari partiti decimati dal vento rovinoso di “Mani pulite”, libere associazioni nate su rivendicazioni sociali ed emancipazioni sessiste, per demonizzazione dei valori tradizionale (famiglia, sesso, ruolo della donna, costruendo vere categorie    corrispondenti all’età dell’uomo: dall’infanzia alla vecchiaia) , una sorta di ritorno medievale tra corporazioni, principi, papi, valvassori, vassalli e valvassini.

Ma per fornire al lettore elementi di maggiore comprensione desidero trascrivere alcuni riferimenti da un dimenticare.

“Le elezioni sono procedure attraverso le quali si scelgono una o più persona per una o più cariche mediante una votazione. Le elezioni possano riguardare i diversi organi… in cui si articolano i pubblici poteri (le elezioni europee, politiche, amministrative, ecc.). In generale, quando si parla, di elezioni, si intende però riferire alla elezione del Parlamento”. (Encicl. Treccani)

“[…] Quando il gusto per il benessere materiale si sviluppa più rapidamente della civiltà e dell’abitudine alla libertà, arriva un momento in cui gli uomini si lasciano trascrivere e quasi perdono la testa alla vista dei beni che stanno per conquistare. Preoccupati solo di fare fortuna, non riescono a cogliere lo stretto legame che unisce il benessere di ciascuno alla prosperità di tutti. […]”. (Alexis De Tocqueville, De la démocratie en Amerique, 1840)

Questi riferimenti sono molto parziali, ma significati nel aver ben preciso il senso della partecipazione, il valore dell’atto civile e democratico del votare, il pensare al bene della comunità ed al suo sano progresso sociale.

Una campagna elettorale deviata dai rancori, dall’odio, dal fango, dalla perdita di dignità e rispetto della persona, dal identificare un presunto nemico alla pari dell’uomo nero, predisporre quadri apocalittici e disperati se non dovessero vincere le sinistre consorziate, può, senza, timori, fotografare la caduta un sistema, quello democratico, e il rigurgito medievale delle piccole e grandi consorterie.  Se in questo mese e mezzo ancora di campagna elettorale infuocata, in tutti i sensi, non si ricomporranno serenamente le parti che sono come in un antico torneo schierate, l’Italia può rischiare di divenire ingovernabile e la prospettiva che la Storia ripeta i tempi più bui e di selvaggia anarchia, potrà divenire una triste realtà.

Il Parlamento sarà un nuovo Direttorio, in cui taceranno i diritti di parola e di pensiero ed il programma sarà l’attuare la più ferrea restaurazione che cancellerà le libertà individuali e collettive, fondamentali conquiste del regime democratico e repubblicano.

Che la nostra Costituzione ha reso immortali e che noi, uomini ancora liberi, non accetteremo che si realizzi.

Le elezioni come ci chiarisce la definizione della Treccani, sopra riportata, vengono svolte per cambiare, per trovare uomini nuovi, per realizzare la cosiddetta alternanza. Mentre come tutti possiamo vedere il mercato presenta sempre la stessa merce, rimescolata, come nel gioco delle tre carte, ma sempre quelli e quelle che si presentano, ormai, invecchiate, all’elettorato italiano.

Sono oltre cinquant’anni che sentiamo gli stessi protagonisti con voci diverse, giacche rivoltate, volti depressi e cinici. I giovani sono i loro imitatori. Le donne sono uoma e gli uomini sono donno.

Finora il Parlamento si è occupato di ius in tutte le coniugazioni compreso quelle sessiste e di cambiare il dizionario della lingua italiana per definire il sesso delle cariche professionali, non la preparazione e la cultura di questi rappresentanti. Esponenti solo di sé stessi, della loro ignoranza, della loro ignara consapevolezza di non possedere nessun pedigreee.

È possibile votare questo gregge ed i loro pastori rinsecchiti?

È possibile votare giovani e giovanissime solo perché sostenute dai vessilli delle nuove carbonerie? Sotto il servizio militare obbligatorio, un tempo durante il servizio, capitava che si venisse fermati e rigidamente sull’attenti ci si doveva presentare, in particolare ricordare l’Arma di appartenenza, eventuale grado e distaccamento del servizio. Con questo esercito distribuito per i 147 collegi elettorali, questa domanda è impossibile, perché, in particolare i giovani stanno confondendo la preparazione ad assumere una così lata responsabilità nel gestire la cosa pubblica con l’aver conseguita una laurea, un soggiorno Erasmus, un lavoro all’estero, conoscenza della lingua inglese.

Il Parlamento, i Consigli Comunali, i consigli Regionali non sono uffici di collocamento ed è meglio cominciare a dire ai giovani che prima di candidarsi bisogna studiare, non possedere un curriculum standard o continuare con la politica del porta borse. Per avere futuro bisogna tornare al passato. Con settembre scriverò la seconda puntata. Dopo le strategie toccate e ritoccate e dopo aver ben rimescolati i candidati di appartenenza ai vari serragli rosa, blu, giallo, rosso, nero, per pronosticare se vale la pena votare il già visto, il già conosciuto, il già vissuto.

Secondo i versetti della Bibbia:

“Ciò che è stato sarà e ciò che si è fatto si rifarà;

non c’è niente di nuovo sotto il sole”. (Qoelet, 1,9)

 

                                                               Franchino Falsetti

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