Editoriale Millecolline. La globalizzazione ed il pensiero unico

Editoriale

L’Editoriale Millecolline

Pubblicato il 19/06/2022

La globalizzazione ed il pensiero unico

Con la Pandemia, gli effetti del Covid-19, la crisi energetica e l’attuale conflitto russo-ucraino, siamo meno globalizzati ma più colpiti dal morbo del pensiero omologato, unico.

Le concorrenze si sono allentate ed i bacini di esportazione e di mercato in paesi emergenti dell’estremo Oriente e del sud America non rispondono più alle richieste ed i tempi di consegna si sono enormemente dilatati. Si sta modificando uno degli obiettivi della Globalizzazione: “ridurre le distanze tra le parti del globo”. La Germania ha perso il suo indiscusso dominio economico e, in modo implosivo, i vari settori di maggiore richiesta (quelli, soprattutto, industriali ed economici), sono divenuti una nuova aggregazione imprenditoriale della nuova “economia” della Comunità europea.

Il settore dell’abbigliamento e della moda, per esempio, si sta spostando verso il bacino Mediterraneo (dal Marocco alla Turchia) e sembra che si stia consolidando e sicuramente sostituirà i giovani e nascenti mercati di angoli della Terra ancora incontaminati dal consumismo e dalla invadenza neo-capitalistica. La Cina in questo ribaltamento è ritornata ad essere vicina, non politicamente, ma economicamente, con meticolosità e laboriosità nel conquistare gli spazi abbandonati o nel perseguire l’obiettivo preoccupante di una sua capacità di acquisto, non solo di aree di potenziale mercato in zone strategiche ma in vari e vasti territori con naturali risorse turistiche e del sottosuolo (dall’Europa all’Africa al sud est Asiatico). Senza dover citare, con altrettanta preoccupazione, della intensa e mirata diffusione su tutto il Pianeta, delle loro prolifiche Comunità e relative ramificazioni “silenziose” sul mercato dell’oggettistica e manufatti d’immediato uso domestico. Nonché l’acquisto di beni immobili che erano luoghi storici, di evocazioni e tradizionali culturali e sociali autoctone.

A Bologna i cinesi hanno comprato o sono visibilmente presenti ed attivi nei locali storici del Centro cittadino, come l’ex Raquette, bar sulla magnifica via Rizzoli, che ha segnato un pezzo di storia della città e dei bolognesi. Ma è solo la punta dell’iceberg di un flusso migratorio che da anni ha colpito le più belle città d’Italia: da Venezia a Bologna, da Milano a Firenze a Roma e Napoli. Ma la parola fine non è stata ancora scritta.

Ma mentre i nuovi equilibri economici mondiali si stanno ridefinendo od orientandosi su altre fruttuose scelte economiche e produttive, rimane ad alta tensione l’inesorabile ed inarrestabile processo della lottizzazione delle menti e delle loro devianze strumentali. Da alcuni decenni abbiamo importato dalle università americane modelli di drastica censura sulle opere del passato prossimo e remoto che per secoli hanno formato decine di generazioni. I virus mortali si chiamano politically correct e cancel culture. Entrambi complementari con aperture non solo sulla produzione intellettuale ritenuta nociva e superflua ma anche verso tutto ciò che può risvegliare o continuare sentimenti nazionali, patriottici con forti richiami alle tradizioni e ai valori con le nostre radici culturali.

Si stanno riscrivendo i libri di testo per le scuole elementari e medie di primo grado. I nuovi contenuti non riguardano l’eliminazione della storia, delle opere come il Dott. Zivago dello scrittore Boris Pasternak premio Nobel (1958), un libro che per merito del giovane editore Feltrinelli, l’Occidente poté conoscere in anteprima mondiale con l’uscita in Italia il 15 novembre 1957. Un vero scoop per l’editoria del tempo.  Venne pubblicato in Urss nel 1988. Così vale per Lolita di Nabokov del 1953 (venne pubblicato in Urss nel 1989). Altro indesiderato la denuncia di Solzhenitsyn sui lager sovietici, attivi fin dagli anni ’30 del secolo scorso. Arcipelago Gulag, che venne pubblicato nel ’79 ed in Urss nel 1989.

Così per George Orwell con il suo romanzo “1984”, contro ogni forma di totalitarismo, tirannia, limitazione della libertà e dignità umana. Un famosissimo romanzo che i mass media hanno identificato nel Grande Fratello, divenuto sulle tv berlusconiane oggetto di banalità per un insulso e volgare programma per attricette (od aspiranti tali) ed attori – conduttori inqualificabili!

Anche questo è un modo insipiente e pericoloso per far conoscere una certa produzione letteraria (scomoda – ritenuta dannosa) attraverso la demagogica manipolazione edulcorata della fiction o dai format seriali delle telenovelas.

La censura, le denunce, le liste dei libri proibiti, dei monumenti che ricordano uomini illustri ed eroi del passato che hanno concorso al bene dell’Umanità e delle persone indesiderate, cancellano le nostre radici e la nostra memoria. Condizionano persino l’attuale Ucraina che in peno svolgimento di una guerra sempre più incomprensibile e sanguinaria, il governo tuttora in carica, preferisce bandire e riscrivere la propria storia e la propria identità culturale e politica, eliminando ogni traccia o contatto con il mondo russo, artefice della sua distruzione. Una sorta di pulizia etnica che potrebbe essere imitata da chiunque aprisse nuovi conflitti armati od ideologici. Il problema non si esaurisce così semplicemente, sarò impegnato a ritornarci con più esempi e più esperienze di cui bisogna, altamente, preoccuparci. E certo che la perdita del potere economico globalizzato di conseguenza ha potenziato le licenze di “uccidere” le civiltà. E noi dovremo sorvegliare e saper rispondere che questo non accada.

Non dimenticarsi, comunque, che se tutto questo sta avvenendo e sviluppando è perché siamo diventati poveri di idee, la ragione è stata sostituita dalle emozioni, dal voler usare il presente come l’unica esperienza possibile.

 

                                                                    Franchino Falsetti

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