La scuola modificata dal Covid potrà mantenere il suo ruolo?

Editoriale

L’Editoriale Millecolline

Pubblicato il 12/12/2021

La scuola modificata dal Covid potrà mantenere il suo ruolo?

L’insegnamento d i saperi hanno ed avranno lo stesso valore?

L’Istituzione scolastica italiana e quella di molti altri paesi stanno vivendo momenti di riflessione e caute valutazioni perché, comunque, il Covid ha contribuito a ribaltare il mondo che conoscevamo e di cui sembrava che godesse tempi illimitati.

La crisi è totale e la complessa macchina dell’istruzione pubblica va completamente ripensata sia verso i settori professionali (il mondo del lavoro), sia verso l’organizzazione dei saperi e delle conoscenze.  Senza trascurare nuove modalità ed efficaci riforme che riguarderanno i criteri di reclutamento del corpo insegnante e dei vari collaboratori a diverso titolo coinvolti.

Oggi viviamo una scuola, quella italiana, che si trascina sulle sedimentazioni dei precedenti governi, senza alcun adattamento e miglioramento in senso qualitativo e progettuale, ma sempre in senso quantitativo ed improvvisato. Vedi le classi pollaio che si stanno diffondendo in tutta Italia. Manca, da tempo, una visione organica della Scuola: dalla didattica alla qualità degli insegnanti e dell’insegnamento, alla gestione del personale scolastico e non scolastico,  a piena e concreta adattabilità rivolta alle nuove professioni ed alle  rapide trasformazioni del mondo del lavoro.

Si parla con una certa frequenza della riforma dei cicli scolastici, ma con quali prospettive? Che cosa significa esattamente? Mettere in atto un nuovo progetto a rotelle per i contenuti dell’educazione e dell’istruzione del XXI secolo? O meglio, del dopo Covid?

Gli esperti, dovrebbero leggere meno articoli findus  e sforzarsi di porsi domande sui veri vettori che cambieranno secoli di storia anche quella più recente. La missione della scuola è quella di trasmettere dei saperi, ma quali? Certamente quelli che concorrono alla formazione, alla emancipazione ed alla maturità dello studente.

Ma anche i saperi  per saper mettere ordine nel mondo, nel non considerarli solo orpello o mezzo da inserire nell’anagrafe dei crediti didattici (che hanno affossato il livello culturale della scuola e dell’Università). I saperi non sono una slot machine, non sono calcoli di probabilità, non servono per fare quiz e compilare moduli per la varie insipienti e burocratiche verifiche.

I saperi sono l’abito dello studente, la sua cifra, la sua identità culturale, un percorso costruttivo, un propellente che susciti curiosità e stimoli lo studente ad entrare sempre più, consapevolmente, nella conoscenza e nelle sue finalità.

In questo progetto, appena annunciato, bisognerà pensare ai pedagogisti della nuova educazione. A figure di alta professionalità e formazione che non abbiano a rimasticare il già conosciuto, l’inutile, il verboso, l’imitazione di una scuola che non cè più da diversi anni, ma che, volendo demolire il sistema gentiliano, non ha conosciuto altre esperienze oppure hanno sostenuto e sostengono la scuola fatta come un puzzle. Si aggiunge un pezzo secondo le mode: famiglia allargata, padre 1 padre 2, i sessi alla clorofilla, la perdita naturale delle identità sessiste(uomo e donna), le comunità multietniche, gli arcobaleno delle diversità, pedagogie aleatorie e servili. Questi non faranno la nuova scuola.

Forse, per non bruciare la scuola come sosteneva il grande Papini, la domanda fondamentale è e sarà: che cosa si può insegnare nella scuola di oggi e domani (post Covid)? Il cancel culture sta proprio censurando e cancellando interi programmi scolastici, in ogni ordine e grado dell’istruzione pubblica e rischia di essere il nuovo Progetto educativo per la depurazione e censura della cultura e della formazione, a partire dagli  autori classici e la grande tradizione storica, artistica e letteraria. Con la complicità politica e delle nuove teste dUovo (filosofi- pedagogisti – politici- scrittori da passeggio).

Oltre vent’anni fa uscì in Francia un libro molto interessante di Jean-Pierre Le Goff, filosofo molto critico e contro “i modernisti”, dal titolo: La Barbarie dolce. Una tendenza che si potrebbe applicare anche alla scuola. E, quindi, la sua raccomandazione fu quella di prendere coscienza circa la pluralità degli effetti “insidiosi” nel sistema scuola della “barbarie dolce”.

                                                                 Franchino Falsetti

 

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