E riapparvero gli animali, giovani con indole diversa da quelle dei loro bisnonni -Replica-

Il lavoro di Catherine Zambon, letto al buio della campagna, non lascia indifferenti 

Mi raccolgo in alcuni pensieri sciolti e irregolari scalfitti da “E riapparvero gli animali”

 

Cari amici
“TERRITORI DA CUCIRE 2020 – E riapparvero gli animali” sta andando benissimo, oltre ogni nostra aspettativa.
Abbiamo aggiunto tre repliche, 
martedì 28 luglio, giovedì 30 luglio e mercoledì 5 agosto.
L’ultima replica sarà anche l’occasione per salutarci e darci appuntamento al prossimo anno, quando finalmente potremo tornare nelle piazze, abbracciarci, in tanti, con tutto il gruppo di cittadini che ha partecipato con noi all’Odissea e alla Tempesta e ripartire insieme per una nuova avventura. Teatro delle Ariette.

 

Pubblicato il 17/07/2020

 

Prima tutto accadeva precipitando (io non c’ero)

C’è un problema? L’unico modo che conosciamo per sopravvivere è tentare di ucciderlo. Ma non è un modo troppo limitato di ragionare? (Okkio) Ho scritto “sopravvivere; non vivere bene. C’è differenza.

Quando poi questo modo di fare è applicato e giustificato dal sistema vigente ci sentiamo più autorizzati ad applicarlo senza farci domande; fino ad un certo punto. Già, quando arriva la soglia di questo punto?

Quando ci accorgiamo che la rigidità è sintomo di vecchio e l’elasticità e sintomo di vitalità ci accorgiamo che è questo è il messaggio di chi, essendo giovane, dovrebbe insegnare a chi è vecchio (vecchio di testa, non di anagrafe).

La funzione dei giovani è scrostare sedimenti e schemi di una vita frustrante; il problema è quando i giovani stessi ragionano come un cervello vecchio e rimangono nell’indifferenza dei loro anziani istruttori.

La coscienza addormentata da regolamenti, aspettative sotto controllo, la paura di inciampare in una legge che costi cara inibisce le coscienze di chi procede con l’età e se la scusa della responsabilità inizia a non reggere più si tende comunque a non farsi coinvolgere per “buona creanza”. Ma ci sono ancora i giovani che se riacquistassero la loro facoltà di rinnovare dopo tutti questi anni di caccia alla diversità in un inno alla ‘appiattimento potrebbero risvegliare la coscienza di chi dorme notti insonni.

Mentre scrivevo queste note ero in ascolto dei miei brani preferiti ed ecco comparire acusticamente “Another brick in the wall” dei Pink Floyd:

“Non abbiamo bisogno di alcuna educazione
Non abbiamo bisogno di alcun controllo del pensiero
Nessun oscuro sarcasmo in classe
Insegnanti lasciate stare i bambini
Ehi! Insegnanti! Lasciate da soli i bambini!
Tutto sommato è solo un altro mattone nel muro”

Educazione, in questo brano, è intesa come imposizione innaturale e coercitiva. Erano avanti i Pink Floyd.

L’asservimento che inibisce le coscienze può essere risvegliato dal sacrificio di chi alza la testa e ci rimette del suo per evidenziare un errore di condotta ma bisogna usare l’intelligenza e la sensibilità per capirlo e la protagonista di questo racconto, per fortuna, non aveva perso nessuna di queste due cose; semplicemente le aveva inibite e l’intervento della giovane Cloe le ha risvegliate.

Partecipare e dichiarare ciò che non è giusto, senza timore, questo potrebbe essere uno degli altri insegnamenti di questa lettura.

Prima accadeva tutto delegando e precipitando “ciò che va fatto lo devono fare gli altri” (io non c’ero) poi il risveglio delle piccole cose in coscienza (io c’ero).

Rendere la Natura estranea alla nostra vita quotidiana consente di poterla uccidere senza conseguenze o rimorsi; ma il risveglio è drammatico, la natura siamo noi. Non viviamo correndo per far contento l’ordine di qualcuno solo perché ci paga e non ci nutriamo di soldi di carta e monetine di latta. Il dramma di questo racconto è che l’uomo si accorge di quanto ha consentito sempre quando si avvede che non potrà, mai più, ritornare indietro. La speranza di continuare a vivere la può dare la ricomparsa di un animale dopo anni di sterminio forzato della natura.

Il “pericolo” della biodiversità è un mostro inventato da sconfitti della comprensione. Questo è un pensiero che ho scritto sulla mia agenda verde mentre ascoltavo Paola Berselli leggere il testo di Catherine Zambon.

Esserci e poter trasferire al meglio ciò che abbiamo trovato quando siamo arrivati.

E riapparvero gli animali, insomma, giovani con indole diversa da quelle dei loro bisnonni.

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Per chi volesse saperne un po’ di più su “E riapparvero gli animali” potrà vedere la videointervista che abbiamo fatto a Stefano Pasquini cliccando QUI.

Per chi volesse vedere la locandina dell’evento; clicchi QUI.

 

Testo su considerazioni trascritte durante l’ascolto di “E riapparvero gli animali” di Roberto Cerè per Millecolline.

Tutte le fotografie a Paola Berselli sono di Roberto Cerè e sono state eseguite dirante lo spettacolo di mercoledì15 luglio 2020

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