Paolo Nori e i matti a Carta/Bianca

Bazzano in Valsamoggia (Bo), 17/10/15. Divertente serata (tardo pomeriggio) trascorso in libreria Carta/Bianca, dove l’allegra lettura dell’autore Paolo Nori intrattiene il pubblico ospitato fra le librerie della libreria bazzanese. Paolo Nori ha letto alcuni brani del suo libro, Repertorio dei matti della città di Bologna, e sono convinto che, alcuni di noi, al termine delle letture non fosse più così convinto di dove potesse stendersi il confine fra il “matto” e il “normale” nella vita quotidiana.

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Paolo Nori. Carta/Bianca, Bazzano, 2015

Brillante modo per ritrovarsi in questo primo accorciarsi della luce del giorno. Aspettiamo la prossima.

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Il pubblico in libreria. Carta/Bianca, Bazzano 2015.

 

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“Uno giocava a calcio nel Bologna. Poi aveva fatto anche il commentatore TV e lo scrittore. Quando giocava a calcio diceva: -“ Perché dovrei correre, la terra è rotonda, la palla pure, sono sicuro che prima o poi passerà dalle mie parti”. E poi come calciatore diceva di sé : –“ Ero un fenomeno, ma mi piaceva troppo la figa”. Da commentatore, una volta, durante la partita Italia / Turchia, disse che i portieri turchi erano i più forti perché erano Ottomani. La Rai dopo un po’ lo aveva rimosso dall’incarico. Da scrittore ha pubblicato un libro dove parla della sua esperienza calcistica al Torino, la squadra con cui ha vinto anche uno scudetto. Nel libro racconta che il primo giorno di allenamento nella nuova squadra, l’autista della società lo andò a prendere per accompagnarlo alle visite mediche. Lui disse semplicemente: – “Piacere sono Eraldo Pecci, la migliore mezz’ala del dopoguerra e sono sano come un pesce.  Andiamo “.

 

 

Brano tratto dal libro Repertorio dei matti della città di Bologna di Paolo Nori. Ed. Marcos y Marcos.

 

 

 

 

 

 

Breve testo e fotografie di Roberto Cerè per millecolline

Diritti riservati

Camminando una sera d’autunno

ANTEPRIMA. Bazzano in Valsamoggia, 17/10/2015. Quel giorno degli anni ’70 ero con Nerio alla fermata dell’autobus; quel giorno avevamo fatto fughino ma ormai si doveva ritornare a casa ed io dovevo prendere la corriera delle 13:30. Cominciava a fare freddo e ci ritirammo più sotto al portico, ovvero, più accanto a quella che un tempo era la Libreria Bolognina e fu in quel momento che vidi la copertina di un libro che aveva uno strano, intraducibile titolo e chiesi al mio amico Nerio se sapesse tradurre in italiano quello strano termine inglese. Nerio, che era un noto intellettuale fra noi della 2°C, fece una serie di considerazioni tardo anglofone ed io compresi che questa volta la stava facendo fuori dal vaso. A quel punto gli dissi, scherzosamente, quello che pensavo della sua traduzione e mi avvicinai di più alla copertina di quel libro; notai che l’autore era Federico Fellini. Federico Fellini? E’ un romagnolo, vuoi vedere che…  ma certo! Nerio non è un titolo in un inglese a noi sconosciuto… Si legge Amarcord e gli si deve dare la valenza del dialetto romagnolo (in questo caso simile all’emiliano) e si traduceva in: ” Io mi ricordo”. Ma veh! Federico Fellini aveva scritto un libro con un titolo in dialetto. Non dovemmo aspettare che pochi giorni per scoprire che Federico Fellini, oltre al libro, aveva anche presentato il suo ultimo film nelle sale italiane; quel film si chiamava, appunto, Amarcord. Il film fu un grande successo, ricordo che mi divertii molto quando lo andai a vedere nella sala del cinema Astra di Bazzano. E passano gli anni. Camminando in questa sera di autunno, di sabato 17 ottobre, per caso, mi fermo davanti alla libreria Carta/Bianca a Bazzano, “butto l’occhio” a cosa vedo? La locandina di Amarcord che sottolinea il fatto che il film di Federico Fellini sia stato recentemente restaurato e, in un fogliettino bianco, piccolo piccolo, la nota in cui si informa che questo capolavoro italiano lo potremo rivedere nella serata di mercoledì 21 ottobre 2015 al Cine Max di Bazzano. Ma si può venire a sapere una cosa come questa in questo piccolo modo?

Testo e foto di Roberto Cerè per Millecolline

Diritti Riservati

Piccolo omaggio artistico per un risveglio di Bologna – VIDEO

BOLOGNA, 7 ottobre 2015. “Bologna tra passato e presente, intrecci di memoria”  è il titolo della mostra curata dal prof. Franchino Falsetti. La mostra è stata organizzata nella Sala Gualandi della Parrocchia della S.S.Trinità, in via S. Stefano a Bologna, ed ha raccolto lavori, dedicati alla città, eseguiti dai componenti della sezione bolognese dell’UCAI i quali hanno avuto una brevissima occasione per poterla raccontare: dal 3  al 10 ottobre 2015. Un tempo brevissimo. Per compensare la brevità del tempo espositivo abbiamo pensato di raccontarvi la mostra con un corposo intervento del suo curatore, il prof. Falsetti, che ci racconta anche qualcosa di più; qualcosa che riguarda Bologna, una specie di dichiarazione d’amore alla città a cui si rivolge questo breve omaggio artistico.

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LEGGERE L’ARTE SENZA CONFINI. Perchè nulla si disperda.

Istruzioni per l’uso: perché nulla si disperda!

A partire da questo nuovo anno di collaborazione con la redazione di Millecolline, in modo periodico, presenterò l’arte nei suoi possibili aspetti, curando, in modo particolare, i contenuti dell’espressione artistica anche nei vari contesti tecnologici e scientifici che condizionano, soprattutto, l’esperienza contemporanea e le sue nuove ricerche sperimentali e le , molto spesso, incomprensibili “provocazioni”.
Tutto questo senza aver la pretesa di definire l’arte, che è , comunque, una vera impresa,oggi, poiché l’aver teorizzato e praticato il nuovo dogma : uscire dagli schemi e dai metodi, ha generato forme aleatorie od indefinibili del processo artistico del tradizionale concetto di creatività e di inventività . C’è il rischio che l’opera d’arte contemporanea si giustifichi non per quello che esprime, per le sue implicazioni culturali, ma per quello che , come fatto extra-arte, lo condiziona e lo produce.
La società di oggi, nella sua “liquida” trasformazione, ha , inesorabilmente, contaminato ogni espressione e ogni comunicazione.
L’arte è lo specchio deformante di questa società, sempre più disumanizzata e sempre più destrutturata.
L’arte, in questo disarmante e precario contesto sociale, può ri-conquistarsi un suo ruolo, una sua autonomia, una sua funzione pedagogica, per es. quella di “aprire” gli occhi della mente.
“ La barbarie estetica realizza la minaccia che pesa sulle creazioni spirituali fin dal giorno in cui sono state raccolte e neutralizzate come cultura”. ( Max Horkheimer, Theodor W. Adorno, Dialettica dell’Illuminismo, Torino, Einaudi,1976, )
E poiché è sempre importante ricordare che “per deliberare occorre conoscere”, l’arte oltre ad essere materialità, è, soprattutto, pensiero, un modo per pensare la realtà e la materialità. E , quindi, è opportuno leggere, studiare, riflettere sui “casi” dell’arte, sulle sue teorizzazioni, sulla sua storia, su i suoi modelli culturali ed interpretativi.
E questo sarà il mio programma per l’anno 2015-16, la mia identità come studioso, come docente, come critico dell’arte.
Ecco perché ho intitolato questo percorso di cultura e di educazione: “Leggere l’arte senza confini..…riflessioni, recensioni, bibliografie, ect.. ”.

Lo “scaffale “ dell’arte

1. Jean Baudrillard, La sparizione dell’arte, a cura di Elio Grazioli, Milano, Abscondita, 2012
E’ uno stimolante volumetto, dove sono state raccolte due conferenze tenute negli Stati Uniti nel 1987 da Baudrillard, importante studioso, intellettuale, critico d’arte e saggista francese.
Il modo migliore per capire di cosa parlino questi duestimolanti “manifesti” dell’arte, preferisco trascrivere alcune righe scritte dallo stesso autore.
“Quando si parla dell’arte, è perché non esiste già più. Certo, non nei fatti – la vediamo proliferare ovunque, e il discorso sull’arte ancora più velocemente -, ma nel suo genio, nella sua avventura, nella sua potenza di illusione, nella sua capacità di negare il reale e di opporre al reale un’altra scena in cui le cose obbediscano a una regola del gioco superiore, una figura trascendente in cui gli esseri, a immagine delle linee, dei colori su una tela, possano perdere il loro senso, eccedere la propria fine e, in uno slancio di seduzione, raggiungere la loro forma ideale, fosse pure quella della loro distruzione”.

2. Lev N. Tolstoj. Che cosa è l’arte?, a cura di Filippo Frassati, Milano, Universale Economica Feltrinelli, 1978
Il grande scrittore russo sensibile non solo non solo alla scrittura narrativa ma ad ogni segno estetico di ricerca comunicativa e creativa. I suoi interessi erano, principalmente, rivolti alla dimensione estetico- artistica. “L’arte, la poesia? Per molto tempo, sotto l’influsso del successo, della lode della gente,, io m’ero persuaso che questa era l’attività che dovevo svolgere, senza considerare che poi sopraggiunge la morte che annienta tutto : le mie opere e il ricordo di esse”. In questo piacevole libretto, Tolstoj vuole indagare l’animo umano, per scoprire le motivazioni di questa antica pratica, antico linguaggio dell’arte.
Prima di arrivare a dare una sua definizione dell’arte, c’è un capitolo dedicato alle varie teorie dell’arte sia come attività, che come manifestazione dell’uomo.
Il senso di religiosità o di coscienza religiosa che Tolstoj affida all’arte, lo porta a sostenere una sua definizione, su cui si dilungherà nella sua lunga ed articolata trattazione.
“ L’arte comincia quando l’uomo, nell’intento di trasmettere ad altri una sensazione da lui provata, la risuscita in sé e la esprime con certi segni esteriori”.

3. Francesco Bonami, Lo potevo fare anch’io! Perché l’arte contemporanea è davvero arte, Milano, Mondadori, 2009
Un testo piacevole scritto con una certa (auto) ironia da un eccellente protagonista della critica d’arte italiana. Il titolo è già un invito alla lettura con forti curiosità, perché , come ci ricorda lo stesso autore: “L’arte è come il cibo, nessuno dice ‘non me ne intendo’ quando va al ristorante. E’ il cibo dell’anima e della mente: dopotutto si mangia anche per piacere, non solo per sopravvivere. Gusterete l’arte come mangiare la pasta, senza pensarci tanto, criticando quella scotta e apprezzando quella al dente”. Il libro è costruito in modo libero, senza cronologie di rigore. Si procede per capitoli dedicati a differenti artisti, proprio come si fa con un buon menu assortito : non è richiesta nessuna competenza ma un buon palato. Gli artisti, per ricordarne qualcuno, vanno da Arnaldo Pomodoro a Lucio Fontana, da Warhol a Cattelan.

Segnalazioni bibliografiche

– Francesco Bonami, Mamma voglio fare l’artista! Istruzioni per evitare delusioni, Milano, Electa, 2013
[ si rivolge ai bambini di 9 anni e genitori intelligenti ]
– Flavio Caroli, Arte d’Oriente arte d’Occidente, Milano, Electa, 2012
[ Una descrizione accurata di mappa delle culture del mondo per comprendere i principi che ne hanno determinato le differenze e che poi hanno raggiunto forme di incontro e di intreccio fra loro. ]
4. Gabriel M. Roig, Arte per bambini, Trieste, Editoriale Scienza, 2012
(Un libro scritto ed illustrato per avvicinare i bambini all’arte mediante “l’osservazione, il gioco, l’ingegno e la sorpresa”).

Franchino Falsetti

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Le parole dell’arte, Action Painting

A cura di Franchino Falsetti avviamo una nuova rubrica con l’idea di costruire un piccolo dizionario delle parole dell’arte contemporanea.

Action painting –  ( pittura d’azione )

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Denominazione inventata e proposta dal critico americano Harold Rosenberg ( sulla rivista “Art News”, dicembre 1952 ).
Venne posta e messa in concorrenza all’altra già diffusa di abstract expressionism ( espressionismo astratto ) ed al dripping ( sgocciolature e
spruzzi disordinati , non predeterminati, di colore sulla tela con effetti violenti e di forti impressioni ).
Questa parola sta ad indicare, in senso strettamente tecnico, un’espressività gestuale, libera da ogni sistematico processo compositivo.
“ Per ogni pittore americano”, scrive Rosenberg nell’articolo, sopra ricordato,”arriva un momento in cui la tela appare come un’arena offerta al suo intervento piuttosto che uno spazio dove riprodurre , ricreare, analizzare o esprimere un oggetto reale o immaginario. Allora ciò che deve essere trasmesso alla tela non è più un’immagine, ma un fatto, un’azione”.
Alcuni protagonisti di questa tendenza: Jackson Pollock, Willem De Kooning, Philip Guston, Joan Mitchell, Franz Kline.

 Franchino Falsetti

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La vita attorno a un tavolo, ora è un film

Bazzano in Valsamoggia (Bo), 26/09/15. Stefano Massari ha presentato questa sera il suo nuovo film “Valsamoggia, la vita attorno a un tavolo” che fa parte della iniziativa Territori da Cucire promossa assieme al Teatro delle Ariette e basato sul loro spettacolo “Teatro da mangiare?” portato in tournee, questa estate, lungo la Valsamoggia. La presentazione del film di Massari è stata organizzata su due date e in due luoghi samoggini; la prima a Bazzano il 26 settembre e la seconda a Savigno il 3 ottobre 2015; in entrambe i casi sono stati invitati tutti gli abitanti a cui è stato chiesto di portare qualcosa di cucinato da loro per condividerlo in una cena collettiva prima della proiezione del film. L’iniziativa ha riempito i tavoli  di prenotazioni, tanto da dover ripiegare nella più spaziosa corte del la Rocca perchè la sala predisposta non sarebbe stata sufficiente ad accogliere tutti. Siamo stati alla prima di Bazzano e ve la raccontiamo attraverso il videoracconto della serata. Buona visione.

 

 

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