Intervista a Elena Veronesi – Prima parte

Elena Veronesi “clarinettista bazzanese a Salisburgo” si racconta su Millecolline in una videointervista.

In questa prima parte (registrata lo scorso agosto) Elena si presenta, ci parla di come i musicisti siano spesso in viaggio e del suo primo concerto nell’Orchestra Giovanile Italiana.

A breve la seconda parte!

Si ringraziano Elena per la sua disponibilità e l’agriturismo Corte d’Aibo (Via Marzatore 15, loc. Monteveglio Valsamoggia BO) per averci permesso di girare questo video nei suoi vigneti.

175 anni dalla nascita di Monet, è ancora primavera.

Associazione Cultura e Arte del ‘700

                    Teatro 1763

Nel centosettantacinquesimo della nascita ( 1840 – 2015 )

“ Claude Monet, pittore francese e padre dell’Impressionismo.

L’opera : “Impression, soleil levant” (1872) di Monet, segnò la nascita dell’impressionismo. Titolo che venne coniato, con una certa ironia, dal critico Luis Leroy. Avrebbe dovuto significare una “stroncatura” ed invece si affermò, con vasto entusiasmo, una nuova visione dell’arte e dell’artista. Una nuova cultura che si irradiò nella musica e  nelle altre arti espressive”.

 C. Monet -Printemps- (Copertina)

Relatore : Prof. Franchino Falsetti

   Critico d’Arte

    Martedì 21 aprile 2015 – ore 16,30 – Teatro 1763 – Villa Mazzacorati

Via Toscana, 19 – Bologna –

Viste da un quadro ritrovato

Bazzano in Valsamoggia (Bo), 11/04/15.   Il quadro di Angelo Cappon ha fatto la sua comparsa nel lato corto del muro dell’archivio comunale; è comparso alla mia vista solo dopo aver terminato una serie di foto per la locandina di Corti, Chiese e Cortili 2015. Ricordo Cappon, persona assai gentile e costantemente interessata anche agli avvenimenti sociali che ci circondavano in quegli anni. Certo, il quadro di Cappon è stato appeso molto tempo fa in quel muro seminascosto; probabilmente la persona che ha piantato il chiodo per appenderlo nemmeno sapeva quale periodo bazzanese raccontasse quel quadro così semplice. Io stesso me ne sono reso conto soltanto quando l’ho visto, finalmente, e non soltanto osservato: probabilmente era un quadro esposto in una parete della vecchia biblioteca di Bazzano, quando ancora era in cima alle scale di quella piccionaia che oggi si chiama “Sala 11 Settembre”. Quel quadro lo vedevo spesso; la mia compagnia di amici aveva il punto di ritrovo in quella biblioteca ed era, nel suo piccolo, un luogo di scambio e formativo.

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Erano gli anni ’70 e ci sentivamo in piena epoca di fermenti artistici e politici; a quei tempi un pò tutte le persone sensibili si cimentavano in una delle arti a loro più congeniali; erano i giorni in cui il tempo libero era riconosciuto come un valore da coltivare per crescere e non un insulto di cui vergognarsi perchè “non produttivo” per il mercato globale. Ecco, quel quadro di Cappon, seminascosto e riconoscibile solo da coloro che lo hanno vissuto, è metafora di quanto stiamo attraversando; racconta un pezzo di storia del paese che ha avuto l’istinto di interpretare l’evoluzione come qualcosa di diverso dal possedere una automobile da 200 cavalli e che ora viene riconosciuto solo da chi ha condiviso quei momenti. Così, nascosto,  racconta la storia di quello sparuto gruppo di pittori bazzanesi che si raccolse per formare un nucleo artistico in provincia e che lavorò per farsi conoscere; ricordo Roncarà, Biagi, Cappon, De Maria, erano tanti i nomi di quei ragazzi, più grandi di me, che si trovavano per confrontarsi su ciò che dipingevano ed esponevano i loro lavori. In quel periodo nacquero anche alcuni , sgangherati gruppi musicali da cui uscirono anche piccoli e divertenti talenti. Forse dobbiamo di più da quegli anni rispetto a quello che ci sentiamo raccontare su di loro da chi non li ha vissuti.

 

Testo e foto di Roberto Cerè per millecolline

Al partìid, iniziamo la collana che racconta la nostra terra.

Bazzano in Valsamoggia (Bo). Dal primo momento in cui ha fatto la sua apparizione, millecolline, ha incluso fra sue Palette una sezione dal titolo misterioso: al Partìid. Molti di voi si saranno chiesti che genere di arte potesse essere; presto detto: è l’arte di raccontare un modo di essere che ha accumunato il nostro territorio per tantissimi anni e che ha avuto una forma tramandata attraverso i fumosi (e alcoolici) incontri di osteria. In qualche modo ci racconta come eravamo quando eravamo più italiani che anglosassoni e lo esegue attraverso il racconto di episodi realmente accaduti ad amici o conoscenti, caricandoli della sagacia dialettale emiliana. Sono racconti tramandati per anni che hanno plasmato il modo di essere e il modo di dire dei nostri piccoli paesi. Al partìid venivano raccontate in compagnia di amici con lo scopo di divertirsi, ricordare e passare il tempo; seduti attorno ad un tavolo si raccontavano la difficoltà, gli inciampi o il ridicolo di quel quotidiano che pare, ormai, dimenticato dalla nostra folle velocità. Questo è quello che vogliamo presentarvi. Fino ad oggi è stata una Palette con un vuoto imbarazzante ma finalmente siamo riusciti a incontrare alcuni “raccontatori” del calibro di Pietro Ospitali e Silvio Montaguti ed ora abbiamo l’onore di iniziare e farvi assistere allo spettacolo della nostra vecchia terra contadina.

Testo e foto di Roberto Cerè per millecolline.