La forza di Bruno Pinto

Casalecchio (Bo), 18/11/15. Ho incontrato di recente Bruno Pinto e sono stato contento di averlo ritrovato pieno della sua energia e voglia di fare; mentre scattavo foto per il suo nuovo catalogo, curato dalla figlia Bianca Maria e da Gianna, avevo capito che qualcosa bolliva in pentola ma i tempi ristretti e la fretta ci hanno impedito di fare quattro chiacchere, come si faceva un tempo, per capire cosa stava preparando. Ecco, ieri sera in redazione di Millecolline  è arrivata la risposta: Bruno stava preparando una giornata di esperienza pratica dove trasferire la sua conoscenza.

Ecco il comunicato degli intenti con il titolo dell’iniziativa:

 

sabato 21 novembreMillecolline

Diritti Riservati

LE OPERE D’ARTE SONO INALIENABILI?

LEGGERE L’ARTE SENZA CONFINI. Istruzioni per l’uso: perché nulla si disperda!

Le opere d’arte sono inalienabili?  Possono essere considerate oggetto di merce, di vendita, di guadagno ?

Mi sono fatto queste domande dopo aver letto alcuni episodi di cronaca giornalistica che hanno caratterizzato la solita fiamma della curiosità che, rapidamente, si spegne nel giro di ventiquattro ore. Intendo riferirmi al questione della “mobilità” delle opere d’arte ed a quella della inalienabilità ( non vendita ) di capolavori che appartengono alla storia delle Gallerie o Musei che li detengono. Queste notizie sono state oggetto di qualche presa di posizione e qualche polemica che hanno, momentaneamente, richiamato ed evidenziato un problema che non può essere risolto per slogans o per riduttive opportunità.

Klimt - Giuditta II Salomé
Klimt – Giuditta II Salomé

L’ultimo “fuocherello” ha visto come protagonista il Sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, che agli inizi del mese di ottobre u.s. avrebbe espresso il desiderio , per far quadrare i conti della sua amministrazione pubblica, di vendere due opere conservate nei Musei civici della città: un Klimt ( “Giuditta” – stima 200 milioni di euro ) e uno Chagall (“ Il Rabbino” – stima 80 milioni di euro ).

Chagall - Il Rabbino
Chagall – Il Rabbino

La motivazione sarebbe che queste opere sono estranee ed “inutili” al tessuto culturale della città. Il ministro dei Beni Culturali Franceschini ha risposto di no. Il critico d’arte Sgarbi, in una intervista rilasciata all’Adnkronos, ha voluto esprimere, invece, un parere favorevole, dicendo tra l’altro che: – “ Nessuno va a Venezia per vedere Klimt. Brugnaro ha fatto benissimo, la sua idea è davvero interessante e molto logica”.

Non voglio andare oltre, anche perché dopo un giorno di “scintille”, nessuno ha più ripreso l’argomento, né ci sono state altre considerazioni o prese di posizione. Questo tema, comunque, è presente, come quello della “inamovibilità” delle opere d’arte. Cioè non si vogliono spostare i capolavori dell’arte collocati nelle varie Pinacoteche o Gallerie o Musei per essere esposti in prestigiosi eventi artistici e culturali di risonanza nazionale o internazionale. Può essere curioso riportare alcuni brevi estratti da un lungo articolo, che apparve, sul n.10 del 1909 della diffusissima rivista italiana “Touring”.

“Contro l’emigrazione delle opere d’Arte”. Con questo titolo, l’autore Italo Bernardi, partendo  da una  positiva valutazione sull’ ”Industria dei forestieri”, che […] chiama fra noi gli stranieri a spendere per ammirare le bellezze italiane”, […] “ sono principalmente i nostri tesori artistici che suscitano il desiderio di visitare la penisola dando, con le bellezze naturali, al turismo un contenuto altamente educatore. Noi quindi dobbiamo sentire il dovere di non lasciare disperdere questo nostro glorioso patrimonio artistico”. L’articolo, molto documentato, affronta una serie di considerazioni e valutazioni sui maggiori capolavori dell’arte italiana, sottolineando che questo patrimonio non è solo da considerare come richiamo  culturale al necessario “movimento” turistico per far amare e far conoscere i luoghi in cui queste opere sono conservate, ma per rendere queste immortali opere ( parliamo delle grandi e significative opere che hanno distinto le varie scuole dell’arte italiana ), come occasione per riconoscere nell’arte una particolare funzione educativa, che può facilitare e risvegliare una latente coscienza formativa, che può passare anche attraverso il contatto diretto, quasi fisico, con le bellezze artistiche. Questo riferimento che, indubbiamente, va contestualizzato nel periodo storico in cui veniva scritto e in  cui erano ancora molto sentiti

I richiami ad una concezione, quasi risorgimentale, del sapere e di un certo modo di identificare l’arte con la patria, l’ho trovato ancora di viva attualità. Oggi non prevalgono più sensi di “amor di Patria” od una certa difesa dei valori e della valorizzazione delle culture locali, ma prevale il moloch mercato, che agisce come “pensiero” e non come “strumento”.

L’arte non può essere oggetto di merce, anche se la panacea per risolvere tutti i mali che ci affliggono nella frenesia del vivere contemporaneo, sia lo slogan che bisogna investire economicamente e monetizzare qualunque cosa ci circonda ( compreso la creatività, l’educazione, la formazione, i luoghi di aggregazione e di partecipazione ).

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Madonna del Rosario
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I bronzi di Riace

E’ un problema aperto. E’ certo che l’Italia, paese dei mille campanili , non deve essere relegata nel superficiale e riduttivo giudizio di realtà provinciale, ma pensare questi “mille campanili” come realtà dinamica, come risorsa culturale, inamovibile per la sua ricchezza valoriale e progettuale.

Cerchiamo di evitare che la “infetta” cultura della globalizzazione, non renda l’arte, espressione per eccellenza di libertà di pensiero, alla stregua di un “BOT” o ad un pacchetto “azionario”, rendendo la “Bellezza” delle opere d’arte, inequivocabile identità nazionale, un algoritmo variabile dell’economia contabile che determina l’amministrazione e l’organizzazione dei grandi o piccoli eventi, ormai, incontrollabili, che coinvolgono la politica dell’arte in Italia.

Non trasformiamo l’arte in un immenso cartello pubblicitario dove l’antico ed il moderno non si rapportano per i valori ed i contesti che esprimono, ma per le obbligate scelte suggerite dalle locali convenienze economiche e dagli investimenti richiesti dal mercato internazionale.

 

Franchino Falsetti

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ARTE ASTRATTA

W. Kandinskij, Primo acquerelli stratto , 1908
W. Kandinskij, primo acquerello astratto , 1908

Le parole dell’arte.  Rubrica a cura di Franchino Falsetti. Costruire un piccolo dizionario delle parole dell’arte contemporanea.

ARTE ASTRATTA
Nel linguaggio artistico contemporaneo, la terminologia di “arte astratta” o “astrattismo”, sollecita un processo di elaborazione compositiva – creativa, che tende ad evidenziare una chiara chiave verso il “nuovo” e la piena accettazione della vita, del costume del tempo corrente.
Si tratta di espressioni artistiche che rifiutano ogni riferimento ai modelli naturalistici e figurativi. L’artista vuole sperimentare nuove vie dell’arte entrando nel mondo delle “avanguardie” che hanno caratterizzano, in particolare il XX secolo : dall’astrattismo, al cubismo, al simbolismo, al surrealismo, ect… L’obiettivo principale è quello di astrarre le proprie esperienze da qualunque contatto concreto con la realtà.
L’arte astratta, infatti, “non mira a fornire un’interpretazione della realtà, ma a determinare e designare una condizione della coscienza”. ( G.C. Argan, 1951 ) – Storicamente il concetto di “astrazione” può essere dotato tra il 1908 ed il 1912. E’ del 1912 la prima opera pittorica “astratta”, un acquarello di W. Kandinsky, il quale nel 1914 pubblicò “ Lo spirituale nell’arte”. Opera fondamentale per capire una nuova filosofia della poetica dell’arte contemporanea.

Per Kandinsky l’arte astratta: “ non si trattò di semplificazione progressive dell’immagine naturalistica, ma di una progressiva ‘astrazione’ da essa”.
Interessante ricordare un importante volume curato da E. Mill, “La polemica sull’astrattismo” (1958), dove si esprimono pareri molto discordi ed avversi a questa tendenza culturale che, ormai, sta contaminando l’intero mondo artistico occidentale.
L’autore è convinto dell’impossibilità di considerare questa esperienza come arte ed afferma:”da questa ‘percezione’ di voler dare corpo ad una nuova concreta realtà, fatta solo di linee e colori ..[…] L’astrazione dalla realtà di cui parlano gli astrattisti e quindi un non senso…. La pura astrazione degli astrattisti è quindi la negazione completa dell’arte”.
Al di là di tante altre polemiche occorse fino ad oggi ed ancora oggetto di conflittualità ideologiche, l’arte astratta potrebbe essere capita ed affermata se si potesse si potesse collocare e collegare con i cambiamenti di vita e di costume della società.

Atanasio Soldati
Atanasio Soldati

L’arte non è una esperienza neutrale : vive, convive ed interpreta i modelli culturali di cui è direttamente emanazione.
Il suo tradizionale ruolo di concorrere al processo educativo e formativo della persona è oggi oscurato e deformato dalla pervasiva invadenza dei mass media e dalle sofisticate esperienze di natura fotografica e dalle tecnologie delle arti visive in genere. Rimane, però, ancora importante, come particolare espressione legata all’inventività e creatività individuale, per farci conoscere quell’immaginario collettivo che caratterizza, più di qualunque altra epoca, la vita contemporanea e le sue rapide trasformazioni.

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Piet Mondrian, 001 composizione, 1921

Forse per entrare con maggior consapevolezza, senza alcun pregiudizio, nella conoscenza e comprensione dell’arte astratta e di qualunque altra divergente tendenza stilistica o culturale di riferimento al tempo disordinato e tumultuoso che viviamo, si potrebbe rendere attuale, quanto ci ricordava Baudelaire, quando invitava gli artisti a saper cogliere: “l’héroisme de la vie moderne”.

Franchino Falsetti

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