C’ERA UNA VOLTA IL LUNA PARK. FOTOREPORT DI MASSIMO MALAGOLI

Ho il ricordo di quando ero bambino e, in primavera, in città arrivava il Luna Park, che noi chiamavamo “i baracconi”. Ormai la scuola stava finendo ed il fine settimana i ragazzini si trovavano a trascorrere insieme momenti di puro divertimento. Ricordo che c’erano talmente tanti bambini che per poter fare un giro di giostra dovevi attendere che l’enorme fila si smaltisse nel tempo, e l’ansia aumentava, e l’attesa si faceva fremente … ed il gioco sembrava ancora più bello che prima.

Questa primavera, nella stessa città, quella in cui vivo ancora, lessi che sarebbe arrivato il Luna Park … memore di tempi “antichi” portai il mio bambino al suo primo giro “ai baracconi”. Durante il viaggio gli spiegai quanti giochi avrebbe visto e quanti bambini avrebbe incontrato, lo misi in guardia sulle lunghe attese per conquistarsi il posto sulla giostra …

Arrivammo un sabato mattina non appena aprì il parco, convinti della ressa rimanemmo stupiti della desolazione che si presentò ai nostri occhi : metà delle giostre chiuse, nessuna famiglia con bambini, eravamo noi e un addetto alle pulizie. Attendemmo parecchio prima di vedere qualche giostra partire e qualche timido bimbo salirci, da solo !

Ovviamente mio figlio si divertì lo stesso, ma io non mi capacitavo di ciò che avevo provato. L’indomani, la domenica, presi la macchina fotografica e ritornai al Luna Park, la situazione fu la stessa: deserto. Andai a parlare con i gestori delle giostre per capire come mai di quella assurda realtà, una sola risposta : questa è la crisi signore … !!

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Auguro a tutti i bambini del mondo … almeno un giro di giostra.

 

Massimo

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Valsamoggia, i campanari di Bazzano – VIDEO

Valsamoggia, i campanari di Bazzano

Eccoli i campanari di Bazzano; ora ci raccontano della scampanata Doppia Bolognese e per farlo abbiamo scelto il più piccolo, stretto ed angusto campanile di tutta la Valle del Samoggia: quello di Pragatto. Certo ci rincontreremo e giocheremo in casa la prossima volta, magari a Pasqua, nel campanile di S. Stefano a Bazzano in Valsamoggi (Bo). Intanto permettete che Millecolline ve li presenti, buona visione.

Produzioni Millecolline

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Pillole corsare n.4. Chi di “destra” ferisce, di “sinistra” perisce…

Chi di “destra” ferisce, di “sinistra” perisce…                      [n. 4]

Può sembrare una boutade gratuita, senza senso. Invece, mi auguro, possa diventare un motivo di ripensamento, poiché oggi viviamo una realtà che non ha più bisogno di orpelli ideologici, né di vivaci contrapposizioni teoriche- folkloristiche ( come recitava il vecchio e simpatico refrain: visto da destra, visto da sinistra ), ma questa “fluida o liquida” società del XXI secolo, ha bisogno di ri-considerare quanto la “destra” ha teso a svolgere un ruolo di radicale attaccamento a ciò che poteva rappresentare in un certo immaginario, definito “conservatore”, e quanto la “sinistra” abbia teso a demolire i castelli utopici, per un innato senso alla rivolta, al desiderio di contrapporre “barricate” in difesa, molto spesso, di un certo particulare, dove l’individualità cedeva il posto all’informe stagione della rivincita delle masse.

Oggi il fenomeno globale delle migrazioni ci ripongono la difesa di certi valori, di una certa cultura,di un certo modo d’intendere la Cultura.

“La crisi del nostro tempo è caratterizzata dalla fine della fede nei valori tradizionali: in quei valori, cioè, ai quali sono stati educati gli uomini della vecchia generazione e che non riescono più ad avere significato e fondamento per le nuove generazioni”. ( U. Spirito, Ideali che tramontano..). Queste poche righe introduttive di un importante saggio del filosofo di “destra” Ugo Spirito, vennero pubblicate nel 1969, un tempo in cui si erano,ormai, tolti i veli che ricoprivano le ultime resistenze al travolgente ’68, alle sue “irreparabili” dissacrazioni e negazioni della “sacra” identità della persona. La dilagante concezione dell’egualitarismo della “sinistra”, il vero “virus” dell’appiattimento delle coscienze di oggi. Come l’ISIS sta cancellando, in modo violento e terroristico, le testimonianze delle culture millenarie del bacino mesopotamico, così una certa dissennata  cultura ideologica ha coltivato il sogno della cancellazione dei valori e dei contenuti che hanno animato e sublimato una civiltà millenaria, come quella occidentale, in particolar modo, quella europea.

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Distacchi. Bologna, 2013 – Ph. Roberto Cerè

Oggi parliamo, con sfumature diverse, di cultura di massa ( la mass-culture , che scoprì la sociologia americana, a seguito della seconda guerra mondiale, e che venne denominata : Terza Cultura ).

“Per come la intenderemo, la cultura di massa è una cultura: costituisce un corpo di simboli, di miti e immagini concernenti la vita pratica e la vita immaginaria, un sistema di proiezioni e di identificazioni specifiche, che si aggiunge alla cultura nazionale e alla cultura umanistica, entrando in concorrenza con loro”. ( E. Morin, Lo spirito del tempo… ).

Oggi le società contemporanee sono policulturali e multiculturali.

Si intrecciano diverse problematicità: dalla crisi delle religioni, allla crisi dello Stato, delle sue istituzioni fino alla tradizione umanistica ed etica.

Si aggiunge a questo quadro l’incontro ed il disgregarsi delle altre culture.

Una sorta di nascente “mondo culturale globale”, dove la vulgata marxista è in piena ritirata, quasi scomparsa, ed i famosi “trombettieri della rivoluzione”, stanno, velocemente, cambiando spartito!

 

Franchino Falsetti

 

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Gli ultimi campanari di Bazzano – ANTEPRIMA VIDEO

ANTEPRIMA. Suonare le campane è sempre stata tradizione di ogni paese e anche Bazzano ne conserva la memoria grazie ai pochi campanari rimasti che siamo andati a trovare in “trasferta” nel più piccolo (ed angusto) campanile della Valle Samoggia: quello di Pragatto. Il suono delle campane, nella provincia di Bologna e dintorni, ha una sequenza particolare, noi non ce ne rendiamo conto ma è una melodia unica.

Produzioni Millecolline

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Valerio Dondini espone alla galleria Duende

Zola Predosa (Bo), 4/12/15. Nella misura del tempo. Ecco, finalmente, ritorna la galleria Duende e lo fa presentando un artista forse inatteso: Valerio Dondini. Certo, noi di Millecolline eravamo all’inaugurazione ma non siamo riusciti a pubblicare rapidamente questo articolo che esce quindi un po’ in ritardo ma, per fortuna, sempre in tempo per riuscire ad andare comodamente a vedere le opere di Dondini. Per raccontare l’artista possiamo leggere quanto scritto nell’invito della mostra e a seguito troverete alcune foto della inaugurazione. Le note per visitare la mostra le troverete nella locandina completa pubblicata negli APPUNTAMENTI della nostra rivista.

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Franchino Falsetti, Valerio Dondini e Claudio Bonfiglioli. Galleria Duende, 2015

 

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Valerio Dondini. Galleria Duende, 2015.
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Galleria Duende, esposizione di Valerio Dondini, 2015.

 

invito Dondini retro testo critico

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Opera di Valerio Dondini. Galleria Duende,2015.
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Valerio Dondini fra il pubblico. Galleria Duende, 2015.
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Opera di Valerio Dondini. Galleria Duende, 2015.

 

Fotografie di Roberto Cerè per Millecolline

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Le Parole dell’Arte: Informale

Informale

L’arte è stata definita come imitazione della realtà, poi come rappresentazione della realtà, come interpretazione della realtà, come invenzione della realtà ed infine come pittura informale, capace di cogliere una realtà dove l’assenza di forme definite ci offre nuove realizzazioni e concezioni, non solo dell’arte, ma della stessa esperienza vissuta non più in “laboratorio- atelier”, ma come parte espressiva dell’essere sociale. Le guerre mondiali, la diffusa disumanizzazione, le sofferenze e le distruzioni, hanno contribuito, notevolmente, a visioni del mondo e della umanità in modo critico e dissolvente. Gli schemi tradizionali della creatività artistica vennero capovolti e rivoluzionati

( significative e determinanti furono le esperienze nate con il futurismo ed il dadaismo ).

L’affermarsi, viva via, dell’informale o della non – forma, aprirà nuovi orizzonti e porterà l’artista ad essere “suggestionato” dagli avvenimenti che lo coinvolgeranno direttamente: avremo il pittore-soldato, il pittore delle trincee, il pittore spettatore dei nuovi disordini sociali, il pittore coinvolto in tragedie epocali. Lontani sono i ricordi dell’arte come progetto della Bellezza, dei grandi sentimenti, delle catarsi liberatorie.

 

 

Senza titolo - Emilio Vedova, 1962
Senza titolo – Emilio Vedova, 1962

 

 

Siamo nella storia degli avvenimenti del XX secolo che non lascia più spazio alle distrazioni, alle divagazioni, alle creatività suggerite come immagine “ricreative” di società “gaudenti” o celebrative di famiglie di dominatori e di eroi protagonisti del destino delle nazioni e dei popoli.

La poetica della pittura informale diverrà il vero specchio delle società in crisi e prive di ogni rassicurazione e certezza sociali. Una nuova realtà che cambierà il modo di considerare il quadro e le sue linee compositive.

Il linguaggio dei segni avranno preminenza nell’esecuzione del quadro ed il gesto , in particolare, caratterizzerà l’atto pittorico.

 

 

Viaggio anima mente. Alberto Burri, 1966
Viaggio anima mente. Alberto Burri, 1966

 

 

 

Mathieu, tra i principali esponenti dell’informale, ricorda che :” Dal punto di vista fenomenico, l’atto del dipingere sembra rispondere in entrambi i casi alle seguenti condizioni: 1. primato unito ad una sveltezza di esecuzione; 2. assenza di premeditazione delle forme e dei gesti; 3. necessità di un secondo stato di concentrazione […]”.

Pollock, significativo protagonista di un particolare “Informale” come “fiammante esplosione di colori” che si riversano sulla tela, definì la sua esperienza, in modo molto concreto.

“La mia pittura non nasce sul cavalletto. Quasi mai, prima di cominciare a dipingere, mi accade di stendere la tela sul telaio. Preferisco appenderla al muro o posarla sul pavimento, perché ho bisogno della resistenza di una superficie dura. Sul pavimento mi sento più a mio agio, più vicino, più parte del quadro; posso camminarci intorno, lavorarci da quattro lati diversi, essere letteralmente dentro al quadro. E’ un po’ come il metodo usato da certi indiani del West che dipingono con la sabbia. […]”.

 

 

Convergence. Jackson Pollok, 1952
Convergence. Jackson Pollok, 1952.

 

 

Procedimenti casuali come gestualità dell’ignoto. Forse questa è la vera fonte dell’Informale?

 

Fontana
Concetto spaziale, attese. Lucio Fontana, 1961.

 

Franchino Falsetti

 

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