Le parole dell’Arte – Pop Art

Le parole dell’arte. 

A cura di Franchino Falsetti. 

Pop Art. 

“Gli artisti pop hanno creato immagini che chiunque era in grado di riconoscere all’istante – fumetti, tavoli da pic-nic, calzoni da uomo, celebrità, tende da doccia, frigoriferi, bottiglie di Coca-Cola – tutte le grandi cose moderne che gli espressionisti astratti avevano cercato tanto di non notare affatto”.

Così si esprimeva Andy Warhol, uno dei più noti e significativi esponenti della Pop Art ed in queste poche righe si racchiudono la filosofia ed il progetto artistico di una delle correnti culturali che, a partire dal dopoguerra,  ha rivoluzionato il mondo dell’Arte .

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Marilyn. Andy Warhol, 1967.

Nato in Inghilterra alla fine degli anni ’50, prese consistenza e si sviluppò in seguito negli USA, a partire dagli anni ’60, per poi attecchire e diffondersi in Europa, producendo, veri e propri ribaltamenti rispetto alle esperienze dell’informale e dell’espressionismo astratto (imperante).

Pop Art è una contrazione di “Popular Art” , cioè “Arte popolare”, dove il termine “popolare” va inteso di “massa”. Un termine già consolidato dai sociologi per indicare un nuovo modo di rappresentare l’immaginario collettivo della prorompente società dei consumi.

Questa espressione fu coniata dal critico letterario statunitense Leslie Fiedler per indicare le afferenze espressive e connotative della cultura di massa, del “mid-cult” , che dopo la seconda metà degli ’50,  si identificavano nei : fumetti, cartoons, ed altri prodotti, tipici della “bassa cultura” dei mass-media.

Il 1964, data memorabile, la Pop Art sbarca alla XXXII Biennale delle Arti Visive di Venezia, e gli artisti della scuola newyorkese della Pop Art, verranno selezionati ed il Primo Premio come miglior artista straniero verrà assegnato Robert Rauschenberg, provocando molte polemiche, anche all’interno della giuria internazionale. Questa scelta segnò la fine del primato europeo nell’ambito della ricerca pittorica delle avanguardie e collocò l’Arte americana, a partire dalla Pop Art , come il futuro dell’arte contemporanea e divenne il “modello imperante” nel mercato dell’arte internazionale.

Hopeless. Roy Lichtenstein, 1963.
Hopeless. Roy Lichtenstein, 1963.

La “nuova arte americana”, arrivò a Venezia , con l’appoggio del governo USA e fu subito lo sconcerto tra i visitatori e galleristi. Vennero messi in bella “mostra” :” barattoli sporchi – uccelli impagliati, tubi di dentifricio, ecc..”. Venne inventata l’icona degli oggetti- simbolo : le immagini che appartengono alla quotidianità e costituiscono, ormai, l’immaginario collettivo dell’uomo medio, oggetto della cultura e del mercato dei consumi.

Gli artisti Pop diverranno gli interpreti critici, banalizzando, di un mondo artificiale, fatto di plastica e di materiali usa e getta e di una cultura predisposta all’effimero, all’occasionale, al passatempo, ad un nascente e pervasivo edonismo, che caratterizzeranno gli ’70 e ’80 del secolo scorso.

Mimmo Rotella
Marilyn. Mimmo Rotella, 1962.

Il fumetto, l’illustrazione, la pubblicità mescolati, a volte, con i contenuti della tradizione pittorica delle precedenti esperienze artistiche, diverranno i nuovi motivi di proposta e di ricerca.

Mario Schifano
Coca Cola. Mario Schifano.

Tra gli esponenti di maggior riguardo, oltre alla spiccata ed originale personalità artistica di Robert Rauschenberg, ne possiamo ricordare altri come: Roy Lichtenstein – Richard Hamilton – William Copley -Mimmo Rotella- Mario Schifano ( principale esponente della Pop Art  della “Scuola romana”) – Giosetta Fioroni – Mario Ceroli – Concetto Pozzati .

 

 

                                                                       Franchino Falsetti

 

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Tutto quello che so del grano

ANTEPRIMA. Siamo andati a trovare Stefano Pasquini per farci raccontare in anteprima come il Teatro delle Ariette stia preparando i lavori di Tutto quello che so del grano che presto potremo vedere al Teatro delle Moline a Bologna. Ecco quello che abbiamo raccolto:

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Movievalley 2016, si inizia con il Gustacinema

Disfida tra cuochi e ristoranti a tema cinematografico

Di Maria Grazia Palmieri

GUSTACINEMA – Quinta edizione –  28 febbraio/12 marzo 2016

Torna la 5a edizione di  Gustacinema, evento che unisce il cibo al cinema, con un originale connubio. L’evento  nato a latere di MovieValley Bazzacinema, Festival Nazionale di Cortometraggi, entrambi ideati e organizzati da Maria Grazia Palmieri, prende quest’anno un’ identità tutta sua e si propone con due filoni: la disfida-cooking show con tre giovani cuochi e la gara tra ristoratori. Il Gustacinema  si svolgerà di nuovo in Valsamoggia, tra due località, Bazzano e Monteveglio, e prenderà avvio Domenica  28 febbraio alle 17 alla prestigiosa Tenuta Santa Croce. Anche quest’anno la tenuta ospiterà la  disfida domenicale tra giovani cuochi, che in questa quinta edizione provengono da tre Istituti Alberghieri della nostra regione: il Tonino Guerra di Cervia, l’Artusi di Riolo Terme, lo Scappi di Castel S.Pietro. Il tema che i giovani talenti della cucina, capitanati da uno chef interno all’Istituto, dovranno seguire, per creare i loro piatti, sarà  la figura femminile, vista dall’occhio artistico, visionario, ironico, ed intenso, di tre grandi del cinema: Fellini, Germi e Monicelli.  L’emozionante confronto si svolgerà di fronte ad una giuria costituita da giornalisti ed esperti ed al pubblico, il cui accesso è gratuito. E come gradevole novità, un fortunato tra i presenti, rispondendo ad una domanda relativa al Gustacinema, potrà vincere anche un fine settimana per due persone, di due notti a Nimes, bellissima città della Francia del sud, e una visita ai monumenti romani, offerto da  Office de Tourisme e des Congres de Nimes.

Un momento di Gustacinema 2015. Ph. Ronberto Cerè.
Un momento di Gustacinema 2015. Ph. Ronberto Cerè.

Ma torniamo alla disfida: Quest’anno i giovani cuochi provenienti dai tre Istituti alberghieri emiliano romagnoli,  realizzeranno di fronte al pubblico un antipasto ed un primo che sarà anche piatto unico. L’Alberghiero Tonino Guerra di Cervia, proporrà “Suprema di pollo e gamberi alla “Volpina” con misticanza d’erbe e asparagi” E come primo piatto, “Cappelletto al formaggio di fossa con battuta di maiale bianchetto di pineta, e le sue verdure”. L’ispirazione? Federico Fellini e il suo Amarcord. L’Alberghiero Artusi di Riolo Terme, proporrà un involtino “Fegatini e topini” ispirato al film Cari Fottutissimi Amici di Monicelli e, come primo piatto, una zuppa “Colazione di castagne” ispirata al film Le Fate, con un episodio di Monicelli. Quanto all’alberghiero di Castel San Pietro, sta ultimando l’elaborazione delle sue proposte, che dalle indiscrezioni, sappiamo essere molto interessanti. La giuria di giornalisti ed esperti decreterà il vincitore, tenendo conto di gusto, originalità, impiattamento, lavoro di ricerca. Seguirà una cena su prenotazione, organizzata in collaborazione con Slow Food, nel cui menù saranno proposti i due piatti dell’Alberghiero Tonino Guerra presentati nella disfida, oltre ad un aperitivo rigorosamente biologico presentato da Natura Sì, ad alcune sorprese e ad un trionfo dolce, firmato dal pluripremiato  maestro di pasticceria di fama internazionale, Gino Fabbri.

Il 28 febbraio partirà anche la sezione del Gustacinema che coinvolgerà  alcuni ristoranti valsamoggini, in gara tra loro nella realizzazione di un piatto ispirato al tema dell’edizione 2016 di Gustacinema. I ristoranti sono:

Bazzano:

Albergo Alla Rocca

Osteria del Rivellino

Osteria Porta Castello

Enoteca La Zaira

Trattoria Carducci

Monteveglio:

Trattoria dai Mugnai

Trattoria del Borgo

 

La clientela potrà gustare i piatti dedicati al Gustacinema, inseriti nei  menù dei ristoranti in lizza, sino al 12 marzo. Chi sommerà il maggior numero di ristoranti visitati, potrà  concorrere ad un fine settimana per due persone in Austria, all’Hotel Kurschner, a Kotschach-Mauthen, offerto dall’associazione Austria per l’Italia Hotel, con le modalità che i ristoratori spiegheranno alla clientela. Una giuria esperta, stabilirà chi tra i ristoranti in gara, si guadagnerà il primo premio per il miglior piatto della loro sezione del Gustacinema.

 

Patrocinio di:

Comune di Valsamoggia, Cineteca di Bologna-   FICE Federazione Italiana Cinema d’Essai-  Università di Bologna Corso di laurea di Cinema Televisione Prodotti Multimediali- 

Museo Il Mondo di Tonino Guerra

www.movievalleybazzacinema.

 

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Pillole corsare N°9 – E l’Italia si salvò, coprendo le “vergogne”!

E l’Italia si salvò, coprendo le “vergogne”!                      [n.9]    

Ci si ritrova ancora una volta meravigliati, quasi increduli, quando accadono cose di cui non si coglie alcuna ragione, alcuna seria motivazione od qualche, forzata giustificazione. Un tempo si diceva: roba dall’altro mondo. Ma l’altro mondo, in questi ultimi decenni, è diventato questo mondo. Si vive nella irrealtà, nella irrazionalità, nel non sense in assoluto. Il vivere alla giornata che era di una particolare categoria di superficiali e buona a nulla, oggi ne è diventata una ambita filosofia.

La recente visita del Presidente iraniano Hassan Rouhani è stato motivo di un episodio incomprensibile ed allarmante. In nome della ,ormai, disarmante politically correct, le statue di nudo dei Musei Capitolini sono state coperte da pannelli, riparatori di non si sa quale “peccato originale”.

E’ scoppiata, come è abitudine un’immediata polemica, che, con motivazioni diverse, gridando alla “censura”, al “provincialismo” ed addirittura alla “sottomissione”, non ha esordito alcun significativo effetto.

Ancora l’arena dei sussurri e grida. Questo è forse ciò che più deve essere considerato: come svegliare le coscienze italiche? In questi tristi tempi si parla un linguaggio che non è scritto. Nessuno riesce più  a leggere i testi di cui parliamo, di cui facciamo riferimento, di cui, in modo abitudinario e spavaldamente, usiamo per i nostri interventi predicatori e di relazioni con gli altri. La nostra cultura, quella italica, è rimasta e custodita negli scaffali delle Biblioteche. Nessuno li legge più, né li consulta, né li conosce.

L’incontro delle culture diverse, nel passato non ha creato alcun problema di “rimozione” psicologica o politica od ideologica. Le culture esprimono delle identità, senza far scattare una sorta di gerarchizzazione. Le culture diverse quando si incontrano sono di pari dignità. E nel rispetto di questa dignità sta il rispetto delle tradizioni, dei costumi, delle origini, di quel piccolo e grande mondo che è patrimonio di ogni popolo.

Coprire le “vergogne” di quelle statue femminili significa rinnegare il fondamento della cultura e della civiltà occidentale, mediterranea ed europea. Non ci vuole molto a capire che certi gesti non sono giustificabili, perché l’arte non ha bisogno di interventi “preventivi” di ipocrisie pubblicitarie. “Mettere le mutande all’arte per non offendere la suscettibilità di qualcuno! Ma sono loro, i visitatori, che debbono accettare i costumi di chi li ospita, non il contrario”. ( Adonis, poeta e saggista siriano ).

 

Foglia di fico su catrame. ( Ph. Roberto Cerè, 2013 )
Foglia di fico su catrame. ( Ph. Roberto Cerè, 2013 )

 

       Franchino Falsetti

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Francesco Di Vicino incontra Bazzano – VIDEO

Bazzano in Valsamoggia (Bo), 07/02/16. Francesco di Vicino apre la rassegna “I colori della Musica Folk” presentata dalla Scuola Intercomunale di Musica “G. Fiorini” e la presenta alla grande con un concerto-lezione di musica in cui ha presentato la sua terra: la Campania.

Uno dei massimi esponenti dell’ etno-folk napoletano, il suo è un repertorio originale dove la tradizione musicale e poetica partenopea e gli stilemi del folk d’autore vengono magistralmente fusi con il moderno linguaggio musicale del pop, con intelligente ironia, autenticità e potenza.

Ascoltiamolo in questo video.

Ci saranno altre date per ascoltare altri rappresentanti della musica folk italiana, per conoscerle potete consultare la locandina presente in APPUNTAMENTI di Millecolline.

 

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Cronache dal bosco della 40° Arte Fiera di Bologna

Di Franchino Falsetti.

Come uscire felici e contenti dal “bosco della 40°Arte Fiera” di Bologna  2016 ?

Non è soltanto un retorico interrogativo. In quarant’anni di vita le cose si sono centuplicate e questa singolare rassegna d’arte, assomiglia più ad un “festival” di evocazione lagunare, che non ad un sensibile e ricercato appuntamento con l’arte italiana in contatto con esperienze di grande interesse internazionale. Di fronte all’ invito di sentirsi meravigliati o “entusiasticamente” coinvolti, mi sembra che divenga opportuno partire dalle dichiarazioni o valutazioni degli organizzatori e sostenitori di questa kermesse, a cui, sembra, impossibile, criticare.

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Come leggeremo, tutti i vari protagonisti sono elogiativi e pronti ad auto referenziarsi, come se fossimo di fronte ad una permanente campagna pubblicitaria alla rovescia: dai contenuti al contenitore, dai prodotti esposti alla decantazione di contenuti di esclusivo richiamo per un mercato  privilegiato “condito” dagli inviti consumistici delle grandi sagre paesane. Un po’ come avveniva nelle famose e storiche “Fiere Campionarie” di Bologna, da cui l’edizioni dell’Arte Fiera” hanno avuto origine ( 1974 ).

Si trattò, secondo il gruppo dei temerari galleristi ed artisti fondatori di questa “stravagante” idea, di portare le opere, solitamente esposte nelle gallerie d’arte del centro cittadino, in un nuovo spazio, particolarmente, allargato ed affollato, come la “Fiera Campionaria”, di lunga tradizione popolare e molto amata dai cittadini bolognesi. I quadri e le sculture vennero collocati tra i “ mobili, arredi ed oggettistica di vario genere” .

Le gallerie  che parteciparono a questa  “improbabile avventura” furono una decina:  le bolognesi de’ Foscherari, Studio G7, Forni, Duemila, Il Cancello, La Loggia, San Luca, Stivani, e con la partecipazione della Galleria Giulia di Roma e la Vinciana di Milano.  Giorgio Ruggero, critico de “Il Resto del Carlino, nell’introduzione al catalogo della mostra di cui era curatore , si augurava che questa esperienza “sperimentale”, potesse crescere e “creare un nuovo e potente strumento di mercato” con lo scopo di “promuovere un’azione moderatrice, equilibratrice e calmieratrice nel discusso mercato dell’arte contemporanea”.

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Pasquale Ribuffo della galleria “de’Foscherari” ricorda così questa data, indubbiamente, memorabile: -“Soprattutto il caldo. La Fiera Campionaria si teneva a giugno. Eravamo un gruppo di cani sciolti, ma la città viveva un momento di grande fermento creativo. E Bologna l’accolse fin da subito con grande benevolenza. All’epoca era Sindaco Zangheri e poi c’erano Arcangeli e Anceschi”.

Concetto Pozzati, uno dei fondatori dell’ArteFiera così ricorda quei momenti: -“L’idea fu di Giorgio Ruggeri con Maurizio Mazzotti, uomo di grande sensibilità. E io, con Franco Bartoli della “de’ Foscherari” e Tiziano Forni dell’omonima galleria, aderimmo con entusiasmo.  Arte Fiera è nata così e ben presto si è affermata come la più importante in Italia oltre ad aver consolidato la scena artistica bolognese”.

Claudio Spadoni che cura con Giorgio Verzotti dal 2013 Arte Fiera con un preciso e comune impegno : rilanciare l’arte italiana ed il sistema artistico collaterale. Come orientarsi : -“Ai padiglioni 25 – 26 che come sempre proporranno rispettivamente il moderno e il contemporaneo, abbiamo affiancato un nuovo grande spazio che in qualche modo rappresenta le nuove tendenze. Qui abbiamo riunito la fotografia, la sezione Solo Show, rivolta alle gallerie che intendono esporre un solo artista, insieme alle Nuove Proposte, che cioè presentano elusivamente artisti under 35 […] Un dato ancor più significativo è poi che tanti dei galleristi che partecipano alla fiera da diverse edizioni hanno acquisito spazi più grandi, il che naturalmente implica per loro maggiori costi. Una prova inequivocabile del fatto che a Bologna si fanno affari”.

Laura Carlini Fanfogna – Direttrice dell’Istituzione Bologna Musei e curatrice della edizione di Art City: -“La manifestazione  Art City  vuole essere soprattutto una grande festa, sempre affollata. In cartellone ci sono oltre 70 eventi in 40 sedi diverse, dal centro alle periferie. Il programma prevede ancora il prolungamento degli orari nei musei, l’attivazione dell’Art City Bus, e gli appuntamenti che intratterranno i bambini […] Daremo spazio al saper fare e racconteremo riti, miti e mitologie, creando diverse connessioni e rimandi tra i protagonisti. Sono caratteristiche che si ritrovano anche nelle iniziative organizzate dalle altre istituzioni”.

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Simona Gavioli – Presidente di SetUp Contemporary Art Fair : –“ SetUp è ancora una fiera molto giovane, ma in questi anni è già cresciuta e maturata, ha più consapevolezza. E lo ha fatto grazie anche ai “furti” che abbiamo fatto in questi anni: ovviamente niente di illegale, ma come diceva Picasso: “ I cattivi artisti copiano, i geni rubano”.  Non penso di essere un genio, ma prima andavo alle Fiere in giro per il mondo solo come collezionista, adesso ci vado da addetta ai lavori e guardo tutto, soprattutto, i dettagli: dal catalogo, ai pavimenti e perfino le luci. Quando vedo una bella idea me la metto in borsa e la porto a SetUp. Il tema di quest’anno, l’orientamento ( dell’arte), non è solo una chiave di lettura per i visitatori, ma anche per noi, per capire cosa abbiamo costruito in questi pochi anni e un momento di riflessione per capire dove andremo”.

Alice Zannoni – Direttrice di SetUp Contemporary Art Fair : -“ L’orientamento ( dell’arte ) mi ha sempre intrigato in qualche modo è quello che permette all’essere umano ( e anche negli animali ) di non perdersi. E’ il sapere dove andare e metaforicamente significa avere le idee chiare sulla meta, sugli obiettivi. SetUp è nato con le idee chiare, infatti in 4 anni il format non è cambiato ma l’esperienza delle edizioni passate ci ha insegnato quale strada percorrere: in qualche modo abbiamo tracciato un percorso su una mappa ideale che corrisponde al fatto di avere capito da subito l’importanza di strutturarci sia in termini culturali che commerciali”.

Questa breve scorribanda tra le dichiarazioni ed interviste dei principali attori della quarantesima edizione dell’Arte Fiera- Bologna 2016, ci può aiutare, in modo molto parziale e limitato, ad aprire anche , per chi non è addetto ai lavori, un piccolo dibattito per farsi e fare altre domande ed altre considerazioni. Questa è una nota di libere considerazioni e non una cronaca dettagliata delle sezioni che hanno caratterizzato questo, comunque, importante compleanno artistico bolognese. Sono convinto, anch’io, che questa manifestazione è , indubbiamente, una esperienza di grandi prospettive ed aspettative, soprattutto, nel mondo dell’arte contemporanea. Un’epoca questa dove le emozioni sono morte e vivono solo provocazioni, performance, installazioni ed ogni “diavoleria” che non giova alla riflessione di chi pensa all’opportunità di costruire momenti per un “orientamento dell’arte”. Ma quale orientamento? Per orientarsi bisogna costruire dei punti di riferimento saldi, sicuri perché si possano operare delle scelte od iniziare percorsi di maggiore rassicurazione, di nuove creatività ed attendibilità. L’orizzonte dell’arte contemporanea  è fatto di frammentazioni visive. L’ideazione è frutto di mille contaminazioni e nulla ci colpisce, ci incuriosisce, se non considerare il tutto come l’ennesimo cascame di modelli già collaudati ed esauriti dall’arte moderna. Siamo una società sempre più priva di linguaggi, soprattutto, quelli espressivi , quelli che ci permettono di elevare la nostra richiesta di comunicazione interpersonale e sociale.

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La comunicazione, oggi, è disarticolata e soggetta alla parcellizzazione dello stile pubblicitario. E’ una comunicazione dimezzata, come è dimezzata l’arte che vive di esperienze effimere, sul già conosciuto, sulla deprivazione creativa. La grande festa dell’arte per suggellare, quello che conosciamo da circa due secoli, da quando Hegel decretò “la morte dell’arte”. Il grande storico dell’arte Antonio Paolucci a questo proposito : -“ […] l’arte che per convenzione chiamiamo contemporanea. In realtà non si tratta più di arte così come l’abbiamo intesa fino a ieri, ma di un’altra cosa. Non solo i linguaggi espressivi ma i codici di riferimento, l’idea stessa di arte, sono radicalmente e irreversibilmente mutati”. ( “Arte e bellezza”, 2011)

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Questo non significa che dobbiamo sentirci degli astiosi verso il “contemporaneo” e diffondere campagne apocalittiche sul significato dell’arte contemporanea o su dove va l’arte in generale. Si tratterebbe di avere visioni meno compensative e consolatorie o di voler a tutti i costi, pensare che l’arte contemporanea sia la continuità naturale dell’arte moderna e quindi di una certa classicità, su cui, spesso qualcuno vuol evocare. Ogni tempo ha la sua arte, ogni società ha la sua arte, ma è ancora vero?  Mi sembra molto difficile pensare al concetto di “straordinarietà” dell’arte e mi sembra anche “strumentale”, far convivere l’arte moderna con l’arte contemporanea, come avvenuto in questa edizione dell’Arte Fiera 2016. Anche questa operazione per mantenere alto l’obiettivo: più vendita più successo = più vendita più mercato.

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E’ possibile pensare un appuntamento culturale senza fare cultura? E’ possibile ignorare che conoscere è una valore di tutti e per tutti? E’ possibile ri-pensare che la città potrebbe diventare una grande aula didattica, dove gli strumenti del conoscere sono le iniziative, le manifestazioni, gli incontri, le conversazioni  con il pubblico, ect…e dove, l’obiettivo fondamentale dovrebbe essere quello, come avveniva nel Medio-Evo e nel Rinascimento, quando il pubblico diventava scolaro e gli scolari diventavano sapienti.

Oggi moriamo di “notti bianche”, di “happy hours” , di gastronomie invasive ed invadenti. Tutto viene trasformato in un grande happening, in una grande “abbuffata”, dove , quello che è importante è consumare e finire stremati, intontiti e privi di ogni reale motivazione.

Oggi la partecipazione non è finalizzata a comprendere e cambiare. La partecipazione si è, fortemente, massificata, che si sono inventati i “gadget”. L’arte contemporanea è il grande gadget, su cui si concentrano i loisir dei fantasiosi, cosiddetti, artisti ed essi , invece di essere dei convincenti testimoni critici di un’epoca decadente e degradata, sono, essi stessi passivi e condizionati rappresentanti della disarmante incapacità a saper interpretare e denunciare  i veri fatti che stanno cambiando il nostro modo di vivere, di pensare, di agire e di comunicare. Gli artisti del XXI secolo, potrebbero essere i nuovi profeti per un riscoperto mondo nuovo e per rinnovare quella speranza di un ritorno alla “Bellezza” per un mondo migliore e per un’arte ritrovata, liberata dalle mode intellettualistiche e provocatorie.

 

PH MICHELE ALBERTO SERENI

Franchino Falsetti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Bibliografia di riferimento alle interviste riportate ed informazioni sull’evento.

 

  1. Arte Fiera –La Repubblica – trova Bologna – 28 gennaio 2016
  2. Bologna da vivere – gennaio 2016
  3. Arte & Fiera, a cura di Claudio Spadoni e Giorgio Verzotti, 2016